HOME Articoli

Miscellanea Fallimento delle banche: accordo europeo mette al riparo i correntisti

Miscellanea Pubblicato il 3 luglio 2013

Articolo di




> Miscellanea Pubblicato il 3 luglio 2013

Dal 2018 grazie all’accordo concluso dai Ministri dell’Economia dei Paesi dell’Unione Europea il salvataggio delle banche in liquidazione o ristrutturazione sarà pagato in prima battuta dagli azionisti e soltanto per ultimi saranno chiamati a contribuire i correntisti.

Dopo il caso Lehmann Brothers al di là dell’Oceano e quello di Cipro nel Mediterraneo la preoccupazione dei cittadini che depositano i loro risparmi in banca è salita vertiginosamente a causa dell’instabilità finanziaria che colpisce anche colossi del credito ritenuti invulnerabili portandoli a dichiarare bancarotta.

La paura si diffonde a macchia d’olio soprattutto tra i cosiddetti ceti medi cioè coloro che fanno del risparmio una componente fondamentale dei propri investimenti e che temono di vedersi portar via guadagni accantonati grazie a lunghi sacrifici per coprire debiti delle banche che, in teoria, avrebbero dovuto fornire loro la massima garanzia di solidità e oculatezza nella gestione del denaro raccolto.

L’Unione Europea, afflitta da una cronica debolezza politico-decisionale, mostra per una volta di prendere di petto un serio problema dei suoi cittadini. L’accordo concluso fra i Ministri dell’Economia dei ventisette Paesi membri (divenuti il 1° luglio scorso ventotto grazie all’ingresso della Croazia) stabilisce infatti un tetto massimo alle passività accumulate dalle banche in crisi che possono essere coperte facendo ricorso ai privati.

In particolare fino all’8% delle passività totali saranno chiamati a coprirle, nell’ordine, gli azionisti dell’istituto creditizio, ossia i suoi soci, gli obbligazionisti, cioè coloro che hanno prestato denaro alla banca in cambio di una remunerazione sotto forma di interessi, e infine i depositi oltre i 100.000 Euro. Sempre esclusi dalle perdite della banca invece sono i conti correnti di ammontare sotto tale ultima cifra.

L’accordo reca altresì un limite all’intervento pubblico attraverso la costituzione di un apposito fondo statale di liquidazione bancaria che potrà intervenire per non più del 5% delle perdite totali. Tale copertura deve in 10 anni raggiungere percentuali diverse dell’altro fondo previsto per la garanzia dei depositi fino a 100.000 Euro a seconda che gli Stati membri decidano di tenerlo separato o fonderlo con quest’ultimo.

Infine viene riconosciuta la possibilità di utilizzare l’ESM, ossia il fondo salva stati europeo, ma solo in circostanze eccezionali, cioè quando sono a rischio i depositi garantiti e c’è un pericolo chiaro per la stabilità finanziaria del Paese riconosciuto dalla Commissione Europea. In quest’ultimo caso il governo dello Stato membro può chiedere un’iniezione diretta di liquidità nella banca che sta fallendo senza che ciò pesi sul debito del Paese.

L’importanza di tale ultimo accordo risiede nella decisione di scongiurare un prelievo, anche minimo, sulla maggior parte dei conti correnti dei privati cittadini e di spostare il rischio di fallimento dell’impresa bancaria sui soci e sugli investitori. Per divenire operativo esso dovrà passare dall’approvazione del Parlamento europeo, ma la decisione rappresenta un segnale di attenzione verso le esigenze dei cittadini che fa ben sperare nel futuro politico e non solo economico dell’Unione Europea.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI