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Fatturazione spese legali

28 Ottobre 2019
Fatturazione spese legali

Condanna alle spese: regime fiscale per quanto attiene l’emissione della fattura dall’avvocato sia nel caso di distrazione delle spese che di anticipo da parte del cliente. 

Nel momento in cui il giudice, con la sentenza che chiude il processo, dispone nei confronti della parte soccombente la condanna alle spese legali, si pone il problema dell’emissione della fattura da parte dell’avvocato della parte vincitrice. 

Le regole sulla fatturazione sono diverse a seconda che la parcella di quest’ultimo sia stata già anticipata dal suo cliente oppure vi sia stata la cosiddetta “condanna con distrazione delle spese legali”. La questione si complica poi se, a tutto ciò, si aggiunge anche il problema dell’addebito dell’Iva. Nei confronti di quale soggetto va emessa la fattura? Chi deve corrispondere l’Iva?  Chi deve operare la ritenuta d’acconto?

In questo articolo spiegheremo come deve avvenire la fatturazione delle spese legali, sia nel caso in cui si debba operare il rimborso alla parte anticipataria che nel caso di distrazione. Ma procediamo con ordine.

Condanna alle spese: quali strade?

Il problema della fatturazione delle spese legali non si pone quando il giudice compensa le spese tra le parti. Ciascuna di queste infatti, se non lo ha già fatto, dovrà corrispondere, al proprio difensore, di tasca propria, la parcella da questi emessa ricevendo la relativa fattura. Fattura che:

  • se emessa nei confronti di soggetto titolare di partita Iva e per un giudizio inerente all’attività lavorativa dovrà prevedere la ritenuta d’acconto;
  • se emessa nei confronti di un privato o di un titolare di partita Iva ma per una questione estranea all’attività, non dovrà prevedere la ritenuta.

Viceversa, se il giudice dispone la condanna alle spese possono verificarsi due ipotesi:

  • la parte vincitrice ha già provveduto al pagamento della parcella del proprio avvocato (prima, durante o dopo la causa), cosicché il giudice ha condannato la parte soccombente al rimborso delle spese legali (non quelle effettivamente sostenute ma secondo i criteri fissati dal DM 2014). Nasce così tra le due parti in causa un debito ulteriore rispetto all’oggetto del giudizio: quello alla refezione delle spese legali. La parte vincitrice diventa quindi creditrice di una somma di denaro dovuta dalla parte soccombente e già “certificata” in un titolo esecutivo, ossia la sentenza; 
  • l’avvocato della parte vittoriosa non è stato ancora “saldato” dal proprio cliente e ha perciò richiesto al giudice, prima dell’emissione della sentenza, la distrazione delle spese legali in proprio favore. In tal caso il suo compenso verrà versato direttamente dalla parte soccombente senza che la somma passi prima al suo cliente. In pratica, il legale diventa creditore diretto del soccombente. Qui, dunque, a differenza della precedente ipotesi, il rapporto obbligatorio si crea non già tra le parti del giudizio ma tra quella soccombente e l’avvocato di quella vincitrice.

Fatturazione spese anticipate dal cliente

Nella prima ipotesi, quella cioè in cui le spese legali siano state anticipata dalla parte vittoriosa e il giudice abbia condannato la parte soccombente al rimborso, l’avvocato della prima dovrà emettere la fattura nei confronti del proprio cliente, colui cioè che ha conferito il mandato (siglando così il contratto professionale e divenendo unico debitore). 

Se il cliente è titolare di partita Iva e la causa ha avuto ad oggetto una questione relativa alla sua attività imprenditoriale o professionale, poiché questi ha diritto alla detrazione dell’Iva, la parte soccombente non dovrà rimborsare alla parte vincitrice anche l’Iva, ma solo le spese di lite e quanto dovuto al legale al netto dell’Iva conteggiata in fattura. Il cliente 

Se invece il cliente non ha partita Iva (o se, pur avendola, l’oggetto del giudizio non era inerente alla sua attività imprenditoriale o professionale) la parte soccombente dovrà rimborsargli anche l’Iva in fattura.

La ritenuta di acconto relativa al compenso del legale dovrà essere operata dal cliente stesso del legale se assume la veste di sostituto di imposta.

Fatturazione spese legali con distrazione 

Nel caso invece di condanna al pagamento delle spese legali con distrazione in favore dell’avvocato, come detto tali importi vengono versati dalla parte soccombente direttamente all’avvocato della parte vincitrice e non al suo cliente.

Anche qui la fattura va emessa nei confronti del cliente del legale, ossia della parte vincitrice. In altre parole la fattura non va mai emessa nei confronti della parte soccombente, benché sia questa a pagarne materialmente l’importo.

Se il cliente è titolare di Partita Iva e l’oggetto della causa riguarda la sua attività imprenditoriale o professionale, considerato che ha diritto alla detrazione dell’Iva, la parte soccombente deve corrispondere al legale della parte vincitrice la parcella al netto dell’Iva. Quest’ultima dovrà, quindi, essere separatamente pagata al legale da parte del proprio cliente.

Se invece il cliente non ha partita Iva (o se, pur avendola, l’oggetto del giudizio non era inerente alla sua attività imprenditoriale o professionale), la parte soccombente dovrà, viceversa, pagare al legale anche l’Iva.

Poiché è la parte soccombente che paga il legale, se questa assume la veste di sostituto di imposta dovrà anche operare e versare la ritenuta d’imposta.  

note

Autore immagine https://it.depositphotos.com dea giustizia bendata


1 Commento

  1. Buongiorno, io ho perso una causa del lavoro e sono stato condannato dal giudice a pagare le spese secondo il principio di soccombenza. La mia domanda è : devo pagare l iva oltre che le spese? Da quello che ho letto sopra si evince di no, in quanto la causa è per lavoro, il mio ex datore ha partita IVA, e l attività che ha è oggetto della causa stessa. Mi potete chiarire per cortesia? Sono costretto a pagargli l iva? Se si io la posso scaricare? Grazie attendo riscontro

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