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Evasione fiscale: niente più archiviazione

30 Ottobre 2019 | Autore:
Evasione fiscale: niente più archiviazione

Nuove pene per reati tributari: sarà possibile evitare il carcere? Particolare tenuità del fatto e sospensione condizionale saranno ancora applicabili?

Il decreto fiscale emanato dal governo italiano per l’anno 2020 prevede forti inasprimenti di pena nei confronti di chi cerca di evadere il fisco e pagare meno tasse (o non pagarle affatto). Le nuove modifiche apportate ai reati tributari hanno ritoccato al rialzo tutte le pene, col rischio concreto che ora davvero si possa finire dietro le sbarre nel caso di delitti di questo genere: la modifica delle sanzioni, infatti, comporta l’esclusione di alcuni benefici che prima potevano essere accordati con maggiore facilità, come ad esempio la sospensione condizionale della pena e, soprattutto, la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, non ci sarà più archiviazione per l’evasione fiscale.

Con questo articolo, vorrei illustrarti le nuove pene previste per i principali reati tributari e, successivamente, vorrei spiegarti perché sarà sempre più difficile (se non impossibile) ottenere l’archiviazione per evasione fiscale.

Le nuove pene per i reati tributari

Vediamo subito le principali modifiche che il decreto fiscale [1] ha apportato ai principali reati tributari. Di seguito, i delitti più importanti con le nuove pene: come si vedrà, le sanzioni sono state pesantemente ritoccate.

Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

La pena del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti va da un minimo di quattro fino a un massimo di otto anni di reclusione; in precedenza, le pene andavano da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di sei anni.

Se, però, l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a centomila euro, continua ad applicarsi la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

Si tratta del reato commesso da chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

Fuori dai casi che rientrano nel reato di cui al precedente paragrafo, è punito con la reclusione da tre a otto anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi.

È comunque necessario che ricorrano altri presupposti (tipo che l’imposta evasa sia superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila). In precedenza, la pena andava da un anno e sei mesi a sei anni.

Dichiarazione infedele

Verrà punito con la reclusione da due a cinque anni (anziché da uno a tre anni, come in passato) chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti.

Anche in questa ipotesi, come in quella del paragrafo precedente, la semplice condotta descritta non basta a far scattare il reato: occorre che l’evasione superi determinati limiti, come ad esempio che l’imposta evasa sia superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centomila (prima della riforma il limite era centocinquantamila euro).

Omessa dichiarazione

Con il nuovo decreto fiscale, sarà punito con la reclusione da due a sei anni (anziché da un anno e sei mesi a quattro anni, come in precedenza) chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila

Stessa pena (da due a sei anni) per chi non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione di sostituto d’imposta, quando l’ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro cinquantamila.

Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Pene altissime per chi, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti: la reclusione va dai quattro agli otto anni.

Tuttavia, se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo d’imposta, è inferiore a euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

Occultamento o distruzione di documenti contabili

Molte le modifiche che hanno riguardato anche il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da tre a sette anni (mentre in passato era da un anno e sei mesi a sei anni) chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

Omesso versamento di ritenute dovute o certificate

Seta immutata la pena (da sei mesi a due anni) per chi non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti.

Il decreto fiscale, però, modifica le soglie di rilevanza: mentre in passato l’omissione penalmente rilevante era quella che superava i centocinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta, ora il limite è sceso a centomila euro.

Omesso versamento dell’Iva

Stessa cosa per il reato di omesso versamento dell’Iva: la pena rimane la stressa (da sei mesi a due anni di reclusione), ma l’omissione rilevante si abbassa da duecentocinquantamila a centocinquantamila per ciascun periodo d’imposta.

Perché nessuna archiviazione per chi evade?

La panoramica finora effettuata è essenziale per capire perché sarà difficile ottenere l’archiviazione per chi evade il Fisco. Secondo la legge [2], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni (ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena), la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

In pratica, la legge consente al pubblico ministero titolare delle indagini di disporre l’archiviazione anche se il fatto criminoso è stato commesso ma, in considerazione della particolare lievità del fatto e della sporadicità della condotta, non vale la pena esercitare l’azione penale, cioè cominciare un processo vero e proprio [3].

La stessa Corte di Cassazione, con una sentenza molto recente [4], aveva ritenuto non punibile l’imputato che aveva sforato di “soli” diecimila euro la soglia di 250mila prevista per l’omesso versamento iva (soglia che, dal 2020, sarà abbassata a centocinquantamila, come ricordato), ritenendo che la condotta rientrasse nella particolare tenuità.

Come visto nei paragrafi dedicati ai singoli reati tributari, però, sarà oramai impossibile ottenere sentenze del genere: la particolare tenuità del fatto si può applicare solo per i reati il cui massimo della pena non superi i cinque anni di reclusione, mentre la maggior parte dei reati tributari, rivisitati dal decreto fiscale, hanno soglie ben più alte, addirittura fino a otto anni.

Sospensione della pena per evasione

Stesso discorso vale, ma soltanto per la fase processuale, per la sospensione condizionale della pena [5], cioè per quell’istituto che consente di “sterilizzare” la pena inflitta con la sentenza di condanna. La sospensione, infatti, può essere concessa solamente se la condanna non supera i due anni di reclusione: con le nuove sanzioni previste dal decreto fiscale, però, sarà ben difficile scendere sotto questa soglia senza prima aver beneficiato delle attenuanti generiche e, eventualmente, anche dello sconto derivante dalla scelta di un rito speciale (patteggiamento oppure giudizio abbreviato).


note

[1] D. l. n. 124 del 26 ottobre 2019 (cosiddetto decreto fiscale).

[2] Art. 131-bis cod. pen.

[3] Art. 411 cod. proc. pen.

[4] Cass., sent. n. 12906 del 25 marzo 2019.

[5] Art. 163 cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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