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Si può usare il permesso legge 104 per una urgenza?

28 Ottobre 2019
Si può usare il permesso legge 104 per una urgenza?

Cosa succede se dovesse sopraggiungere un impegno imprevisto e imprevedibile durante uno dei giorni di permesso destinati all’assistenza del familiare disabile?

Immagina di dover portare urgentemente tuo figlio dal medico e di aver finito i giorni di ferie. Non avendo altra possibilità di assentarti dal lavoro senza perdere lo stipendio e non volendo ricorrere a un certificato di malattia falso, non ti resta che sfruttare i permessi previsti dalla legge 104 e di cui sei titolare (sei, infatti, l’unica persona che, in famiglia, si occupa dei tuoi genitori, anziani e malandati). Che cosa succederebbe, però, se il datore dovesse venire a saperlo? Cosa rischieresti se dovesse scoprire che, durante il giorno dedicato all’assistenza del disabile, eri invece da un’altra parte della città? In altri termini, si può usare il permesso legge 104 per una urgenza? 

La questione è stata analizzata, proprio di recente, dalla Cassazione [1]. La sentenza si inserisce nell’orbita di tutte quelle pronunce – pubblicate ormai con sistematica cadenza dalla Suprema Corte – che spiegano come si usano i permessi 104 e cosa si può fare durante le ore di assenza dal lavoro. Ma procediamo con ordine. 

Per cosa si possono usare i permessi della legge 104?

Legge e giurisprudenza sono unanimi nel ritenere che, se anche non c’è l’obbligo di prestare assistenza al portatore di handicap per tutto l’arco della giornata, i tre giorni di permesso retribuito riconosciuti dalla legge 104 non possono essere utilizzati per finalità differenti da quest’ultima. No quindi a ponti, vacanze, frequentazione di corsi universitari, ma anche visite e cure mediche che ben potrebbero essere eseguite in altri momenti della settimana o sfruttando appositi permessi consentiti dalla legge.

Ripetiamo: l’assistenza non deve essere continuativa. Ci si può allontanare occasionalmente e per brevi lassi di tempo, nell’arco delle 24 ore, per svolgere le normali incombenze della giornata: fare la spesa, ritirare le medicine, prendere i figli da scuola, ecc.. L’importante è non sviare la funzione dei permessi che è appunto quella di stare accanto al disabile e ottemperare ai suoi bisogni.

Si può usare un permesso 104 per urgenze?

Il lavoratore non può utilizzare i permessi 104 neanche per far fronte a un’esigenza urgente e improcrastinabile come, ad esempio, accompagnare il proprio figlio a visita medica o assisterlo a casa nell’ipotesi in cui sia ammalato o, addirittura, accompagnarlo in ospedale. Non che sia illegittimo prendersi cura della propria famiglia, ma lo è, di certo, il fatto di dire una bugia al proprio datore di lavoro. 

Ben può il dipendente assentarsi dal lavoro per validi motivi, diversi dall’assistenza ai familiari con disabilità, ma non deve sfruttare i permessi concessi a favore di questi ultimi per finalità differenti, seppur valide e nobili. In buona sostanza, le menzogne sono sempre vietate. 

Dunque, il dipendente che già sa, in anticipo, di chiedere un permesso 104 per far fronte ad urgenze diverse dall’assistenza del familiare handicappato può essere licenziato per giusta causa. Si tratta, infatti, di un comportamento che viola il dovere di fedeltà che lo lega all’azienda.

Che succede se sopraggiunge un’urgenza?

Diversa è l’ipotesi in cui l’urgenza sopraggiunga, imprevista, nel corso della giornata già ottenuta per il permesso 104. 

Maria ha preso un giorno di permesso ai sensi della legge 104 per curare la madre invalida. Proprio mentre le sta facendo il bagno, riceve una telefonata del marito che le chiede di accompagnarlo d’urgenza all’ospedale perché si è tagliato con un coltello. Maria lascia tutto e corre a casa per assistere il coniuge. In quel momento, però, la vede un collega di lavoro che rivela il fatto al suo datore di lavoro. 

Secondo la Corte, l’allontanamento dalla casa del disabile per un’urgenza imprevedibile non può essere oggetto di licenziamento o di una più blanda sanzione disciplinare. Lo diventa invece se, pur ricorrendo un fatto imprevedibile, questo non rivesta i caratteri dell’urgenza e della necessità; ma, in ogni caso, tale situazione non può spingersi fino al licenziamento. 

La madre di Marco ha preso un giorno di permesso per assistere il padre disabile. Viene, però, chiamata dalla scuola di Marco poiché il bambino ha la febbre. La donna lascia il genitore per assistere il figlio e restare accanto a lui per il resto della giornata.

Secondo la Cassazione, in questo secondo caso, la condotta è sì illegittima – perché il dipendente avrebbe comunque potuto avvisare l’azienda dell’imprevisto – ma non tanto da condurre al licenziamento. La condotta in esame non appare, secondo la Corte, in concreto tale da giustificare la risoluzione del rapporto. Ci deve essere sempre una proposizione tra l’illecito commesso e la sanzione disciplinare.  

Di qui, il principio enunciato dai giudici: il licenziamento di un lavoratore che ha usato impropriamente i permessi della legge 104 del 1992 è illegittimo se risulta che la condotta del lavoratore non sia dall’origine preordinata a usare in modo illecito i permessi per finalità diverse dall’assistenza al familiare disabile. 

Nel caso di specie, i giudici hanno salvato dal licenziamento un lavoratore licenziato per aver sfruttato alcuni giorni di permesso, invece che per l’assistenza al padre invalido, per seguire l’andamento di alcuni lavori in casa propria resi necessari da un’improvvisa infiltrazione d’acqua. La Cassazione, in linea con i precedenti giudizi di merito, ha ritenuto il licenziamento illegittimo in ragione della scarsa gravità dell’addebito e della considerazione per cui la sanzione espulsiva debba sempre essere adeguata alla mancanza addebitata.

Secondo la Corte, dunque, non ci sarebbe proporzionalità se il dipendente si trovi costretto da un caso fortuito a sottrarre tempo all’assistenza. 

Le finalità dei permessi della legge 104

Come già precisato in passato dalla stessa Cassazione [2], lo scopo dei permessi della legge 104 è solo e soltanto l’assistenza al disabile. Di conseguenza, se l’adempimento di tale dovere manca del tutto, si avrà un abuso del diritto. Tale condotta nei confronti del datore di lavoro è certamente lesiva della buona fede, ragion per cui può portare al licenziamento; essa, in più, integra nei confronti dell’Inps – in quanto erogatore del trattamento economico – un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale con conseguente reato da perseguire in via penale [3].


note

[1] Cass. sent. n. 26956/19 del 22.10.2019.

[2] Cass. sent. n. 17968/2016.

[3] Cass. sent. n. 4984/2014.


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