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Deturpamento e imbrattamento: ultime sentenze

18 Novembre 2019
Deturpamento e imbrattamento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: deturpamento e imbrattamento di beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati; spargimento dei rifiuti sulla pubblica via; danni non permanenti; trattamento sanzionatorio.

Deturpamento e imbrattamento di cose altrui: configurabilità

Il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui può configurarsi allorché la condotta consista in sputi che per la particolare densità, o perché reiterati, risultino idonei ad imbrattare il bene, sporcandolo e insudiciandolo.

Cassazione penale sez. II, 24/11/2011, n.45924

Deturpamento e imbrattamento di cose altrui: il bene

Il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui è sussidiario rispetto a quello di danneggiamento, sicché è configurabile ove il bene, deturpato o imbrattato, non sia stato distrutto, disperso, deteriorato o reso in tutto o in parte inservibile.

Cassazione penale sez. II, 26/03/2010, n.24739

La rilevanza del pregiudizio arrecato alla cosa

Nel delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, ex art. 639 c.p., la rilevanza del pregiudizio arrecato alla cosa deve essere tale da sortire nei terzi un notevole senso di ripugnanza o ribrezzo (nella specie, il tracciare un disegno raffigurante una palma e una scrittura con dei gessetti su un monumento ai caduti di proprietà comunale non configura reato, poiché l’eliminazione delle relative raffigurazioni non richiede un intervento di rifacimento sull’intero monumento, potendo, invece, ritenersi sufficiente la cancellatura delle medesime, facilmente realizzabile data la natura del materiale utilizzato).

Tribunale minorenni Cagliari, 27/11/2000

Danneggiamento e deturpamento e imbrattamento di cose altrui 

Il delitto di danneggiamento si differenzia da quello di deturpamento e imbrattamento di cose altrui non già in ragione del carattere irreversibile dagli effetti dell’azione dannosa, ma per la diversa tipologia dell’alterazione, che, ove impedisca anche parzialmente l’uso delle cose, rendendo necessario un intervento ripristinatorio, connota il delitto di danneggiamento (nella specie, la Corte ha ritenuto integrata l’ipotesi di danneggiamento in capo all’imputato che aveva deteriorato e reso inservibile, mediante imbrattamento con vernice spray, una targa marmorea toponomastica di proprietà del Comune).

Cassazione penale sez. II, 09/04/2013, n.29114

Ribaltare cassonetti e spargere rifiuti per strada

Integra il reato di cui all’art. 639 c.p. (deturpamento e imbrattamento di cose altrui) la condotta di chi, durante una manifestazione, sposta e rovescia vari cassonetti dell’immondizia, con spargimento dei rifiuti sulla pubblica via.

Cassazione penale sez. III, 14/12/2016, n.19968

Effetti dannosi non permanenti 

Qualora si disegni con bombolette spray su vetrate o muri senza permesso è configurabile il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.). Tale condotta, infatti, comportando effetti dannosi non permanenti con possibilità di ripristinare senza particolare difficoltà la cosa nel suo aspetto e valore originari, non può inquadrarsi in alcuna delle ipotesi di danneggiamento previste dall’art. 635 c.p.

Cassazione penale sez. II, 11/12/2002, n.12973

Scritte e disegni con vernice

Non è configurabile il delitto di danneggiamento di edificio militare né quello di distruzione o deterioramento di cose mobili militari ma il delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 cod. pen.) nell’ipotesi in cui il bene sia stato insudiciato, sporcato o insozzato sotto l’aspetto dell’estetica o della nettezza, senza che lo stesso nulla abbia perduto della sua integrità o funzionalità, tanto che un semplice intervento superficiale sia idoneo a ripristinarlo nel suo aspetto e nel suo valore. (nella specie scritte e disegni con vernice).

Cassazione penale sez. I, 22/03/1989, n.10428

Quando il giudice è obbligato a dichiarare l’estinzione del reato?

In caso di abolitio criminis, il giudice ha l’obbligo di dichiarare l’estinzione del reato, senza poter effettuare alcun approfondimento del thema decidendum, né poter modificare la qualificazione giuridica del fatto.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto corretta la decisione del Giudice di pace che, investito della cognizione sulla fattispecie di cui all’art. 635 cod. pen., nel testo previgente alla successiva abrogazione ad opera del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, ha dichiarato, ex art. 129, comma 1, cod. proc. pen., che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, pur in presenza della richiesta del pubblico ministero di riqualificare il fatto come “Deturpamento e imbrattamento di cose altrui” previsto dall’art. 639 cod. pen.).

Cassazione penale sez. II, 02/02/2018, n.13970

Reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui: sanzioni

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 639, comma 2, c.p., censurato per violazione dell’art. 3 Cost. nella parte in cui prevede che per il deturpamento o l’imbrattamento di beni immobili o di mezzi di trasporto pubblici o privati si applica — anche quando il fatto non è commesso con violenza alla persona o con minaccia, né in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’art. 331 c.p. — la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro trecento a euro mille, anziché la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila prevista per la fattispecie, finitima e più grave, del danneggiamento di cui all’art. 635 c.p., come modificato dal d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7.

Il giudice rimettente ha infatti operato una erronea e incompleta ricostruzione del quadro normativo di riferimento, alla quale si connette l’inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza. Il d.lgs. n. 7 del 2016 — contrariamente a quanto supposto dal rimettente — ha espunto dal novero dei fatti penalmente significativi solo quelli che integravano il vecchio delitto di danneggiamento semplice, previsto dal primo comma del previgente art. 635 c.p., trasformando correlativamente le pregresse ipotesi di danneggiamento aggravato, delineate dal secondo comma, in fattispecie autonome di reato.

Il danneggiamento continua, quindi, a costituire illecito penale — punito con pena più severa di quella prevista dalla norma censurata (reclusione da sei mesi a tre anni) — non solo se commesso con modalità violente, ma anche, e comunque sia, se avente ad oggetto tutta una serie di beni, analiticamente elencati.

A fronte di ciò, il petitum del rimettente viene a risultare, quindi, incoerente con il postulato fondante il dubbio di legittimità costituzionale, giusto il quale sarebbe manifestamente irragionevole prevedere sanzioni penali per il deturpamento e l’imbrattamento di cose altrui in situazioni nelle quali il danneggiamento delle medesime cose è soggetto a una mera sanzione pecuniaria civile.

In questa prospettiva, infatti, l’invocata declaratoria di illegittimità costituzionale dovrebbe essere limitata ai casi in cui il deturpamento o l’imbrattamento di immobili o di mezzi di trasporto avvenga, non solo in assenza delle modalità di azione indicate nel primo comma del nuovo art. 635 c.p., ma altresì su beni diversi da quelli elencati dal secondo comma .

Corte Costituzionale, 17/05/2018, n.102



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