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Reato di lesione personale: ultime sentenze

18 Novembre 2019
Reato di lesione personale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: delitti contro la persona; reato di lesione personale; atteggiamento psicologico dell’agente; potenzialità dell’azione lesiva; modalità dell’atto lesivo; malattia nel corpo o nella mente; durata e incapacità alle ordinarie occupazioni; atto medico contro la volontà del paziente.

Reato di lesione personale e dolo generico

La responsabilità del prevenuto per il reato di lesione personale – da stimarsi quale reato unico e non continuato per la contestualità degli atti offensivi e la unicità della persona aggredita – è da ritenersi comprovata.

Del pari risulta provato il relativo dolo, di natura generica, il quale si risolve, semplicemente, nella coscienza e volontà di attentare alla altrui incolumità, laddove la natura e l’entità delle lesioni arrecate costituiscono, nell’ottica del legislatore e nella costante interpretazione giurisprudenziale, “il normale sviluppo” della condotta aggressiva medesima.

Tribunale Bari sez. I, 14/04/2016, n.2064

Lesioni personali e stalking

I reati di stalking e di lesioni personali possono pacificamente concorrere, con conseguente possibilità che il reato di lesione personale possa essere posto in rapporto di connessione teleologica con l’altra fattispecie delittuosa, la quale comporta procedibilità d’ufficio dello stesso delitto di lesione personale.

Cassazione penale sez. V, 16/04/2013, n.32147

Reato di lesione personale e tentato omicidio: differenze

In tema di delitti contro la persona, per distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell’agente sia alla differente potenzialità dell’azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall’idoneità dell’arma impiegata, nonché dalle modalità dell’atto lesivo.

(Fattispecie in cui è stato ritenuto sussistente il tentato omicidio per essere stata la vittima colpita da 11 coltellate).

Cassazione penale sez. I, 29/01/2019, n.16116

Valutazione dell’atteggiamento psicologico dell’agente

Al fine di distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre considerare il diverso atteggiamento psicologico del soggetto agente, nonché la differente potenzialità dell’azione lesiva, desumibili dall’idoneità dell’arma impiegata e dalle modalità dell’atto lesivo. La valutazione deve avvenire ex ante, ovvero valutando le potenzialità omicidiarie o meno della condotta e non i risultati lesivi conseguiti.

Ciò in quanto se l’accertamento si fondasse solo sul tipo di lesioni provocate, non sussisterebbe mai un tentato omicidio, dovendosi configurare il reato di omicidio in caso di morte della vittima o quello di lesioni in caso di mancato decesso.

La scarsa entità delle lesioni provocate alla vittima non è, cioè, una circostanza idonea a escludere di per sé l’intenzione omicida, essendo imputabili anche a fattori indipendenti dalla volontà dell’agente, come un imprevisto movimento della vittima, un errato calcolo della distanza o una mira non precisa. Nel caso di specie, è stato ritenuto integrato il delitto di tentato omicidio nei confronti di un uomo che aveva colpito con un bastone di ferro più volte la vittima al cranio.

Tribunale Bari sez. I, 24/03/2017, n.1273

Reato di lesione personale e reato di percosse

Ai fini della configurabilità del reato di percosse è sufficiente, trattandosi di reato di mera condotta, l’idoneità della condotta di violenta manomissione dell’altrui persona fisica a produrre un’apprezzabile sensazione dolorifica, non essendo, invece, necessario che tale sensazione di dolore si verifichi, fermo il “discrimen” rispetto al reato di lesione personale, configurabile quando il soggetto attivo cagioni una lesione dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente.

Cassazione penale sez. V, 17/05/2017, n.38392

Analisi della sede corporea della lesione

In tema di delitti contro la persona, per distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell’agente sia alla differente potenzialità dell’azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall’idoneità dell’arma impiegata nonché dalle modalità dell’atto lesivo.

Cassazione penale sez. I, 09/02/2016, n.15479

La nozione di malattia

La nozione di malattia rilevante ai fini del reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina è più ampia di quella relativa al reato di lesione personale, comprendendo ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento.

Cassazione penale sez. VI, 03/02/2016, n.9954

Alterazione anatomica o funzionale dell’organismo

Ai fini della configurazione della nozione di “malattia”, rilevante ai fini della sussistenza del reato di lesione personale di cui all’art. 582 c.p., è sufficiente qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, ancorché localizzata, di lieve entità e non influente sulle condizioni organiche generali, onde lo stato di malattia perdura fino a quando sia in atto il suddetto processo di alterazione (nella specie, la Corte ha ritenuto incongrua e giuridicamente erronea l’affermazione secondo la quale il graffio riportato dalla vittima nell’ambito di un alite non fosse qualificabile come lesione).

Cassazione penale sez. V, 25/10/2013, n.51393

Lesioni personali commesse in occasione di maltrattamenti in famiglia

Nel caso di reato di lesione personale, commesso in occasione del delitto di maltrattamenti, i due fatti non possono essere ritenuti automaticamente aggravati dalla circostanza del nesso teleologico, prevista dall’art. 61, n. 2 cod. pen., essendo necessario accertare sul piano oggettivo che le azioni costitutive dei due reati siano distinte e, su quello soggettivo, la volontà dell’agente di commettere il reato-mezzo in direzione della commissione del reato scopo.

Cassazione penale sez. VI, 12/01/2016, n.3368

Lesione personale volontaria

L’ecchimosi, consistente in un’infiltrazione del sangue nel tessuto sottocutaneo, è riconducibile alla nozione di malattia e integra, pertanto, il reato di lesione personale.

Cassazione penale sez. V, 18/03/2015, n.38914



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