Alcoltest positivo: se hai questa sindrome non ti possono fare la multa

29 Ottobre 2019 | Autore:
Alcoltest positivo: se hai questa sindrome non ti possono fare la multa

Se risulti positivo al test dell’etilometro ma davvero non hai bevuto, potresti essere affetto da un’inconsueta sindrome scoperta di recente.

Sapevi che puoi risultare positivo all’alcoltest anche senza aver bevuto nessuna bevanda alcolica? E’ possibile se hai questa sindrome: la scienza medica ha trovato la prova che questo fenomeno può succedere e lo ha scoperto studiando lo strano caso capitato ad un uomo americano di 46 anni. La vicenda è stata resa nota adesso dalla nostra agenzia stampa Adnkronos. Leggendola capirai anche perché in questo caso non ti possono fare la multa.

Ecco l’accaduto: il cittadino statunitense era stato fermato ad un posto di blocco ed era risultato che aveva un tasso alcolemico nel sangue oltre il doppio del limite legale. Inutili le proteste dell’uomo: aveva giurato e ripetuto di non aver bevuto nulla di alcolico, ma nessuno gli ha creduto, tantomeno i poliziotti, che infatti lo hanno arrestato per guida in stato di ebbrezza.

«Tutti pensavano che fosse un bugiardo, un bevitore» ha raccontato il medico che ha risolto il caso e che era stato interpellato da una zia dell’arrestato: la parente si era ricordata di aver sentito parlare di una situazione simile e – dopo aver comprato al nipote un etilometro per assicurarsi che non mentisse – lo ha portato in un centro specializzato nello Stato dell’Ohio per farlo visitare.

Qui, la sorpresa: i medici come esperimento gli hanno somministrato un pasto ricco di carboidrati ed hanno constatato che il suo livello di alcol nel sangue era schizzato a 0,57 (la soglia di ubriachezza penalmente rilevante in Italia è fissata a 0,50 grammi per litro ed è punita con la sanzione amministrativa da 527 a 2.108 euro e la sospensione della patente da tre a sei mesi). Quell’uomo era inspiegabilmente diventato ubriaco anche se non aveva assunto nessuna bevanda alcolica.

Sottoposto ad una serie di accertamenti, è risultato che era affetto da una rara forma di fermentazione intestinale, chiamata anche “sindrome del birrificio“: c’era una colonia di funghi presenti nel suo organismo (tra cui proprio l’agente del lievito di birra) che produceva alcool metabolizzando i carboidrati degli alimenti ingeriti.

L’uomo cioè produceva alcool in proprio, all’interno della sua pancia, durante la digestione. Gli bastava mangiare un pezzo di pane o un piatto di pasta, o bere una bibita zuccherata, perché il suo organismo iniziasse il processo di trasformazione degli amidi in etanolo. Tutto questo accadeva automaticamente, senza bere proprio nulla di alcolico, come vino, liquori o una semplice birra.

Il suo caso è balzato all’attenzione della comunità scientifica ed è stato studiato dai ricercatori del Richmond University Medical Center di New York per poi finire pubblicato sulle riviste specializzate, tra cui la prestigiosa BMJ Open Gastroenterology. Dopo la diffusione dell’articolo, la discussione insorta tra i medici ha messo sotto i riflettori questa strana patologia ed è emerso che non è così rara come sembra: è anzi abbastanza comune in pazienti affetti da diabete, morbo di Crohn o semplice obesità. Fino a quel momento, era stata semplicemente poco studiata, e perciò sottovalutata.

C’è il rischio – avvertono gli specialisti americani – che questa sindrome possa essere non riconosciuta e mal diagnosticata: ora però che è divenuta nota «questa diagnosi deve essere presa in considerazione in tutti i casi in cui vi sono con manifestazioni positive di tossicità ma viene negata l’assunzione di alcol»: quelle persone non sono bugiarde ma stanno dicendo la verità. Se la diagnosi è difficile – o meglio lo è stata finora, perché la sindrome era sconosciuta – la terapia invece è abbastanza semplice: basta somministrare farmaci antifungini e dei probiotici per ripristinare i batteri intestinali sani.

A questo punto sono evidenti le conseguenze sull’accertamento condotto mediante l’etilometro: se l’assunzione di sostanze alcooliche in realtà non c’è stata e la misurazione positiva del tasso si spiega con la patologia che abbiamo descritto, il reato o l’illecito amministrativo cadranno; sempre che si riesca a dimostrare – documentazione medica alla mano – di essere affetti da tale sindrome, che avrà falsato l’esito della prova.

In questi particolari casi, non sarà l’etilometro come strumento ad essere inattendibile (la misurazione del tasso alcolemico infatti risulterà esatta e corrispondente al quantitativo di etanolo effettivamente presente nel sangue), ma piuttosto sarà la condotta costituente reato o violazione amministrativa che dovrà ritenersi insussistente o comunque scriminata dalla sindrome di cui è affetto il conducente e che dovrà essere adeguatamente certificata per provare questa speciale circostanza.

Infatti, ora che la scienza ha dimostrato che essa può influire sull’accertamento, e tenuto conto del fatto che la condotta punibile consiste nella volontaria e consapevole assunzione di bevande alcoliche, viene meno l’elemento costitutivo della fattispecie: la norma [1] dispone che «È vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche» ma non punisce certo chi è ubriaco senza averle assunte e lo è diventato in conseguenza dei microorganismi che hanno creato un birrificio nella sua pancia.

La storia dell’americano che ha fatto da apripista, però, non finisce qui: il paziente, all’insaputa dei medici e di nascosto, aveva ripreso a mangiare pizza e a bere bevande gassate, così ha avuto una ricaduta e ci ha messo parecchio tempo per guarire del tutto. Anche lui, nonostante l’innocenza dimostrata, un po’ bugiardo lo è stato.

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note

[1] Art. 186 Codice della strada “Guida sotto l’influenza dell’alcool“.


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