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M5S: addio alleanza con Pd

29 Ottobre 2019
M5S: addio alleanza con Pd

Di Maio scarica Zingaretti e il Pd avverte M5 e Renzi: se non restiamo uniti si va subito alle elezioni anticipate.

Matrimonio finito. Forse neanche davvero iniziato. Dopo il voto in Umbria, Di Maio ritiene conclusa la fallimentare esperienza con il PD e chiude ad altre intese locali. «Era un esperimento, non ha funzionato». Ed ora ci si interroga sulla possibile tenuta del Governo. Conte minimizza, ma a tutti è chiaro il momento di crisi. Salvini ne approfitta per lanciare l’assalto definitivo alla fortezza. Il suo vero obiettivo è la conquista dell’Emilia Romagna, ultimo baluardo rosso dove si vota il 26 gennaio. Nelle stesse date, si voterà anche in Calabria, altro obiettivo strategico della Lega: vincere al Sud, dopo un passato di forte ostilità contro i meridionali, significherebbe avere tutto il territorio. È questo, secondo Salvini, sarà colpo che metterà al tappeto il Governo di Giuseppe Conte. Tant’è che già giovedì prossimo partirà per Parma e Piacenza in vista del lancio ufficiale della campagna elettorale il 14 novembre a Bologna.

Di Maio si lecca le ferite: le statistiche dicono che 1 elettore su 4 del M5S è passato alla Lega. Praticamente ha fatto il giro del mondo. Anche il Governo, per andare avanti – prosegue il pentastellato – ha bisogno di essere «innovato e migliorato». Ci si richiama allo spirito di squadra, e chissà perché, mentre lo si dice, tutti guardano a Renzi.

«Andare da soli alle elezioni amministrative è sempre stata la posizione del M5S: siamo alternativi ai partiti, non complementari. Quello in Umbria è stato un esperimento, non ha funzionato e punto. Si guarda avanti». Lo dice al ‘Corsera’ Luigi Di Maio, che avverte: l’obiettivo non deve cambiare: è «arrivare al governo con una maggioranza autonoma. E nel ripartire serve umiltà».

«Dobbiamo pensare -spiega- che il nostro percorso è appena iniziato, che adesso con responsabilità dobbiamo dare il massimo per portare a casa ciò che ci chiedono i cittadini ma l’obiettivo non deve cambiare: arrivare al governo del Paese con una maggioranza autonoma che ci permetta di metterci veramente alla prova, se miglioreremo significativamente la qualità della vita degli italiani allora migliorerà anche la percezione delle nostre proposte».

Forti tensioni nella maggioranza. Anche Zingaretti non è più così soddisfatto dell’accordo come lo era stato nelle scorse settimane.  

Il leader della Lega non molla la presa: «Ovvio che questo sia un voto di valenza nazionale e ci dice che la maggioranza non è al Governo». Poi si rivolge al Presidente della Repubblica: «Mattarella quando diede l’incarico chiedeva un governo stabile, serio e coeso. Gli italiani non meritano di rimanere ostaggio di questa maggioranza che si scanna giorno dopo giorno. Non penso Mattarella avesse in mente questo». Infine, torna ad attaccare Conte per quanto scritto dal Financial Times a proposito dei rapporti con la società Fiber: «Se quello che scrivono fosse vero si dovrebbe dimettere immediatamente». Ma se cade questo Governo, ribadisce, «l’unica alternativa è il voto». Il richiamo è alle voci di corridoio che vogliono come papabile sostituto di conte l’uscente presidente della BCE, Mario Draghi che ieri ha ricevuto a Francoforte gli encomi dell’Europa intera per il suo salvataggio dell’euro e della coesione degli Stati Membri in un momento di forte crisi europeista. 

Una cosa è certa: ora la coalizione di centrodestra è arrivata al 57,5% con la Lega che tocca il 37%; Fdi supera addirittura il 10%, ben quattro punti in più rispetto a solo 5 mesi fa, sorpassando sia Forza Italia che lo stesso M5S. Perdere con un distacco di 20 punti è un segnale inequivocabile che la coalizione giallo-rossa non ha funzionato. Il Pd ha perso 13 punti rispetto alle regionali del 2015 passando dal 35,8% al 22,3% ma ha perso poco rispetto alle europee di questo anno o alle politiche del 2018.

In tutto questo, Berlusconi, che non avrebbe nulla da festeggiare visto che il suo partito sta gradatamente scomparendo, si dice soddisfatto.  Il Cavaliere parla del futuro rilanciando anche l’ipotesi di Mario Draghi alla presidenza della Repubblica («Sono sicuro che sarebbe adeguato al ruolo») ed è convinto che la scelta di sostenere Salvini alla fine lo ripagherà. 

Elezioni anticipate?  «Se si va avanti così sarà inevitabile che il Pd si ponga il tema di staccare la spina. Siamo a un bivio. Tirando a campare il populismo si amplifica», azzarda Andrea Orlando. Di elezioni anticipate parla anche Zingaretti: «L’alleanza di governo ha senso solo ed esclusivamente se vive in un comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze», dice il segretario dem. Che lancia un messaggio piuttosto velenoso sia a Di Maio sia a Renzi: «Una maggioranza non può esistere per paura di Salvini, per evitare il voto dei cittadini o aspettare le nomine degli enti per occupare poltrone».


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