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Boicottaggio: ultime sentenze

24 Marzo 2021
Boicottaggio: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: alterazione della concorrenza con l’appropriazione del risultato di attività altrui; comportamenti contrari ai principi della correttezza professionale; impedimento di future relazioni commerciali.

Reato di illecita concorrenza con violenza e minaccia

Integra il reato di illecita concorrenza con violenza e minaccia, di cui all’art. 513-bis c.p., l’occupazione da parte di un imprenditore colluso con i clan mafiosi di un certo mercato o di una zona “contrattualmente” stabilita, conseguente all’azione intimidatoria del gruppo criminale egemone sul territorio, determinando tale illecita concorrenza “ambientale” un forzoso boicottaggio ai danni degli altri operatori del settore, anche quando la condotta intimidatoria sia indirizzata a soggetti diversi dai concorrenti in senso stretto. (Fattispecie in cui, attraverso l’appoggio della cosca locale, veniva imposta agli esercenti commerciali la fornitura in via esclusiva di “slot machine” di un certo imprenditore).

Cassazione penale sez. II, 15/10/2020, n.34214

L’accertamento di un’intesa anticoncorrenziale

L’accertamento di un’intesa anticoncorrenziale non richiede che essa risulti da documenti o da altri elementi probatori fondati su dati estrinseci e formali, essendo all’uopo sufficiente anche una prova indiziaria, purché gli indizi siano gravi, precisi e concordanti (fattispecie nella quale il Consiglio di Stato ha escluso che possa ritenersi legittima l’intesa, intercorsa fra alcune imprese, diretta al “boicottaggio” della procedura di accordo-quadro per il servizio di ossigenoterapia e ventiloterapia domiciliare, indetta dalla Stazione appaltante, in quanto in essa si prevedeva un prezzo inferiore a quello praticato, per il medesimo servizio, in altre Regioni).

Consiglio di Stato sez. VI, 10/01/2020, n.236

La ricostruzione della fattispecie collusiva

La ricostruzione della fattispecie collusiva postula una valutazione globale delle prove acquisite, al fine di dare evidenza dell’intero assetto dei rapporti intercorrenti tra le imprese; ciò esclude la possibilità di parcellizzare i singoli elementi probatori sulla base di una considerazione meramente atomistica degli stessi (nella specie il Consiglio di Stato ha ritenuto che la prova della sussistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza emergesse non soltanto dal “singolare parallelismo” delle condotte tenute dalle imprese coinvolte nella strategia di “boicottaggio” della procedura di accordo-quadro indetta dalla Stazione appaltante per il servizio di ossigenoterapia e ventiloterapia domiciliare, ma anche dalla valenza probatoria dei documenti rinvenuti dall’Autorità che, seppur materialmente ricollegabili ad una o più determinate imprese, presupponevano la conoscenza di dati che solo le altre imprese coinvolte potevano aver comunicato, in quanto non pubblici).

Consiglio di Stato sez. VI, 10/01/2020, n.236

Concorrenza sleale: atti professionalmente scorretti

In tema di concorrenza sleale, l’art. 2598 n. 3 c.c. dispone tra l’altro che la correttezza professionale va individuata nel rispetto delle norme di comportamento che, informandosi ai principi dell’ordinamento in tema di corrispettività del profitto e di illiceità dello sfruttamento del lavoro o della iniziativa altrui, impediscono che la concorrenza sia artificiosamente alterata in conseguenza di elementi che non dipendono dalla qualità del prodotto e dalla originalità o dalla economicità del sistema di produzione, ma dall’appropriazione del risultato di un’attività altrui.

Risultano quindi professionalmente scorretti gli atti destinati alla sottrazione di dipendenti o clienti; lo spionaggio industriale; la sottrazione di formule o know- how, il boicottaggio, il parassitismo economico (allorché l’attività commerciale dell’imitatore si traduce in un cammino continuo e sistematico, essenziale e costante, sulle orme altrui, atteso che l’imitazione di tutto o quasi tutto ciò che fa il concorrente, ovvero l’adozione più o meno immediata di ogni nuova iniziativa, seppure non realizzino una confusione di attività e di prodotti, risultano tuttavia contrarie alle regole che presiedono all’ordinario svolgimento della concorrenza -, che consiste nell’imitare pedissequamente le iniziative del concorrente sfruttando il suo successo economico.

Tribunale Catania sez. IV, 27/11/2018, n.4632

Condotte finalizzate ad ostacolare o coartare l’altrui libera concorrenza

In tema di illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513 bis c.p.), pur volendosi ritenere (in linea con una parte delle giurisprudenza di legittimità) che il reato in questione sia configurabile soltanto in presenza di condotte illecite tipicamente concorrenziali (quali il boicottaggio, lo storno di dipendenti, il rifiuto di contrattare) realizzate con violenza o minaccia, con esclusione, quindi, di condotte intimidatorie di altro genere finalizzate a ostacolare o coartare l’altrui libera concorrenza (ferma restando la riconducibilità di tali condotte ad altre fattispecie di reato), deve ritenersi tuttavia sussistente la suddetta condizione – avuto riguardo alla nozione di concorrenza sleale ricavabile dall’art. 2598 c.c. e, segnatamente, alla norma di chiusura contenuta nel n. 3 di detto articolo, secondo cui sono atti di concorrenza sleale tutti i comportamenti contrari “ai principi della correttezza professionale” idonei a danneggiare l’altrui azienda – anche qualora la condotta posta in essere sia costituita da atti volti non direttamente a distruggere l’attività del concorrente ma piuttosto ad evitare che quest’ultimo possa a sua volta esercitare una lecita concorrenza, ricercando, ad esempio, l’acquisizione di nuove fette di mercato.

(Nella specie, in applicazione di tali principi, è stata ritenuta suscettibile di rientrare nelle previsioni di cui all’art. 513 bis c.p. la condotta costituita, per un verso, dall’impedire ai commercianti all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, mediante la forzata adesione ad una cooperativa, filtro di matrice mafiosa, di scegliere liberamente le aziende delle quali avvalersi per il trasporto dei loro prodotti e, per altro verso, nell’avvicinare e intimidire i titolari di aziende di trasporto non comprese tra quelle raccomandate dalla cooperativa, si da dissuaderli dall’offrire i loro servigi ai suddetti commercianti).

Cassazione penale sez. VI, 05/06/2018, n.38551

Boicottaggio economico secondario

Il boicottaggio economico secondario è tradizionalmente inquadrato fra le ipotesi di illecito concorrenziale ex art. 2598, n. 3, c.c. e, ricorrendone i presupposti, anche in talune ipotesi di illecito antitrust, nonché di abuso di dipendenza economica.

Nel presente giudizio di reclamo il Collegio revoca l’ordinanza di primo grado (che aveva disposto un ordine inibitorio ravvisando la sussistenza del fumus boni iuris del suddetto boicottaggio e del periculum in mora nel caso concreto) ritenendo non provati (in via sommaria) i due presupposti delle invocate misure cautelari, ma compensa integralmente le spese delle due fasi del procedimento cautelare.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 11/08/2014

Boicottaggio: cos’è?

Il boicottaggio costituisce atto di concorrenza sleale solo ove la condotta, diretta all’esclusione dal mercato del concorrente, sia priva di qualsiasi giustificazione obiettiva di natura commerciale.

Tribunale Milano, 28/02/2014

Violazioni dei principi di correttezza professionale

Il boicottaggio, annoverabile tra le violazioni dei principi di correttezza professionale di cui all’art. 2598, n. 3, c.c., viene normalmente realizzato con l’induzione alla violazione di rapporti in atto, ovvero con l’impedimento di future relazioni commerciali, attuato direttamente o tramite l’esercizio di pressioni su altri imprenditori affinché si astengano da rapporti commerciali al fine di estromettere un operatore economico dal mercato o ostacolarne la permanenza (c.d. boicottaggio secondario).

Tribunale Bologna, 22/06/2010

Impedimento della crescita del mercato del concorrente

Costituisce concorrenza sleale, effettuata mediante atti di pubblicità indirizzati ai potenziali acquirenti di un dato prodotto, l’effettuazione non soltanto di affermazioni false su qualità o pregi del proprio o dell’altrui prodotto, ma anche dalla divulgazione di circostanze o notizie vere, che venga effettuata in maniera subdola o tendenziosa o comunque con modalità contrarie alla correttezza professionale, sì da implicare discredito e pregiudizio per l’azienda dell‘impresa concorrente. Abuso ancor più evidente ove realizzato nell’ambito di una strategia complessiva di impedimento della crescita del mercato del concorrente, ossia di generalizzato boicottaggio.

Corte appello Milano, 16/05/2006

Boicottaggio: quando si configura?

Ai fini della configurazione del boicottaggio come atto di sleale concorrenza occorre: a) l’esistenza di un rapporto di concorrenza tra le parti anche nella forma del rapporto tra imprese operanti a diversi livelli; b) la circostanza che il boicottante versi in condizioni di obiettiva forza contrattuale pur se non equiparabili alla situazione che sta alla base dell’abuso di posizione dominante; c) la circostanza che le condotte imputate a titolo di boicottaggio siano caratterizzate da un “quid pluris” rispetto alle normali prassi commerciali essendo rivolte allo scopo esclusivo di escludere il concorrente dal mercato; d) la circostanza, valevole per il boicottaggio secondario, che sussista un accordo discriminatorio (in applicazione di questi principi il tribunale di Napoli ha escluso la configurazione del boicottaggio in un caso in cui non era risultata la volontà dell’impresa farmaceutica di eliminare dal mercato i distributori indipendenti, tali perché non affiliati con la stessa impresa farmaceutica, pur rifiutando ad essi la fornitura dei propri farmaci).

Tribunale Napoli, 19/05/2004

Boicottaggio collettivo

Il fornitore di un servizio che sia rimasto vittima di una pratica concertata di boicottaggio collettivo idoneo a falsare in maniera consistente la concorrenza sul mercato del software per la gestione del personale ha diritto al risarcimento del danno subito sotto forma di lucro cessante, quantificabile nella perdita dell’utile correlato a quei contratti che, a seguito dell’iniziativa del boicottaggio, il fornitore ha visto svanire attraverso la loro disdetta o mancato rinnovo.

Corte appello S.Maria Capua V., 10/12/2004

Condotte valutabili in termini di boicottaggio

Premesso che la fattispecie del boicottaggio di cui all’art. 2598, n. 3, c.c., è integrata quando la condotta in discussione è non solo diretta all’esclusione dal mercato del concorrente ma è anche priva di qualsiasi giustificazione oggettiva e commerciale perché non rientra nella più generale organizzazione della attività di impresa o nella sua strategia commerciale, e premesso altresì che la mancanza di una posizione di predominio economico dell’imprenditore sul mercato di per sè non esclude che lo stesso possa tenere condotte valutabili in termini di boicottaggio, è infondata la pretesa fatta valere a tal titolo se non viene offerta la ricostruzione in fatto e quindi non viene provato anche il preciso contesto concorrenziale in cui le condotte illecite si inseriscono proprio al fine di colorarle in termini di boicottaggio.

Tribunale Napoli, 23/07/2003

Pressioni esercitate da un imprenditore su altri soggetti

Il boicottaggio secondario individuale costituisce condotta di concorrenza sleale e consiste nelle pressioni esercitate da un imprenditore (ma non necessariamente) su altri soggetti, imprenditori, perché si astengano da rapporti commerciali di un certo tipo con il boicottato, a sua volta imprenditore. A tal fine occorre che il primo soggetto – pur non trovandosi in una situazione di monopolio in quel settore commerciale, o comunque rapportabile ad una posizione dominante -, disponga comunque una posizione di forza contrattuale, tale da poter esercitare con efficacia le sue pressioni (nella specie si deduce che un produttore di abbigliamento abbia minacciato i commercianti che acquistavano da un concorrente di non vendere più loro i propri prodotti).

Tribunale Napoli, 17/07/2003

Agevolazioni nell’accesso ad alcuni tipi di servizi

La fattispecie della concorrenza sleale per boicottaggio secondario deve reputarsi sussistente se il gestore di una carta che attribuisce ai titolari agevolazioni nell’accesso a taluni tipi di servizi (cinema, ristorazione, etc. etc.) in funzione dell’affiliazione degli esercizi che prestano tali servizi fa pressione sugli esercizi in questione per convincerli a rifiutare l’affiliazione ad una carta concorrente.

Tribunale Palermo, 05/07/2002

Boicottaggio secondario individuale

Il boicottaggio secondario individuale, illecito ex art. 2598 c.c., è il comportamento di un soggetto (promotore) il quale induce altri soggetti (esecutori) a rifiutare di intrattenere determinati rapporti con un terzo (il boicottato) al fine di ostacolarne o bloccarne le relazioni economico sociali. Mentre il fine perseguito, elemento tipico del boicottaggio, è comune tanto al boicottaggio primario quanto al boicottaggio secondario, la fattispecie considerata è caratterizzata dal fatto che l’autore non rifiuta egli stesso di trattare con il boicottato; il boicottaggio secondario non consiste infatti nell’astensione, ma nell’atto commissivo dell’indurre altri a tale comportamento.

Tale figura è integrata dalla condotta dell’imprenditore che impone ai negozianti al dettaglio di non acquistare merci di un dato concorrente, minacciando in caso contrario di non proseguire nella fornitura dei propri prodotti.

Tribunale Napoli, 07/01/1999



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