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Insolvenza fraudolenta: ultime sentenze

19 Novembre 2019
Insolvenza fraudolenta: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: apparenza di solvibilità; reato di insolvenza fraudolenta; dissimulazione dello stato di insolvenza; prova della preordinazione; silenzio sulle condizioni economiche preordinato al non adempimento di obblighi contrattuali.

Insolvenza fraudolenta: configurabilità

Ai fini della configurabilità del reato di insolvenza fraudolenta, occorre che il soggetto agente assuma un’obbligazione di dare e che tale obbligazione non venga adempiuta. Occorre, altresì, che, al momento della sua assunzione, vi sia uno stato di insolvenza del soggetto agente, che agisca con l’intenzione di non adempierla e che tale stato di insolvenza sia dissimulato.

Ricorre il reato di truffa, invece, quando scopo dell’agente è quello di realizzare un illecito profitto, inducendo la persona offesa a stipulare il contratto, con la consapevolezza che l’obbligazione a suo carico non sarà eseguita. Nel caso di specie, avente a oggetto il mancato pagamento del prezzo pattuito per la vendita online di una consolle per videogiochi mediante ricarica poste-pay, il Tribunale ha ritenuto sussistente il reato di truffa, e non quello inizialmente contestato di insolvenza fraudolenta, tenuto conto che le trattative di vendita attraverso appositi siti internet costituiscono di per sé un mezzo insidioso, in cui anche l’equivoco atteggiamento delle parti può costituire inganno.

Tribunale Udine, 12/10/2018, n.1642

Reato di insolvenza fraudolenta: caratteristiche

Il reato di insolvenza fraudolenta consiste nella dissimulazione dello stato di insolvenza senza assumere le caratteristiche degli artifizi o raggiri propri del reato di truffa e tuttavia tale da guadagnare la fiducia del soggetto passivo in modo da vincere la sua normale diligenza nei rapporti contrattuali e da metterlo in condizioni di non rendersi conto dello stato di insolvenza dell’agente.

Tribunale Nola, 11/09/2018, n.1609

Condotta dissimulatoria dello stato di insolvenza

In tema di insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.), la condotta dissimulatoria del proprio stato di insolvenza può essere integrata anche dal mero silenzio, quando detto stato non sia manifestato alla controparte ed il silenzio sia legato al preordinato proposito di non adempiere, sussistente sin dal momento della stipula del contratto.

Tribunale Firenze sez. I, 18/03/2016, n.928

Preordinato proposito di non adempiere

In tema di insolvenza fraudolenta, ex art. 641 c.p., anche il silenzio può assumere rilievo quale forma di dissimulazione del proprio stato di insolvenza, quando tale stato non sia manifestato all’altra parte contraente ed il silenzio su di esso sia legato al preordinato proposito di non adempiere (nella specie, veniva condannato l’amministratore per aver concluso un contratto in nome della società avendo taciuto lo stato d’insolvenza).

Cassazione penale sez. II, 03/02/2017, n.8893

Reato di insolvenza fraudolenta: prova della preordinazione

Se è vero che integra il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di chi tiene il creditore all’oscuro del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre l’obbligazione, con il preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione, mentre si configura solo un illecito civile nel mero inadempimento non preceduto da alcuna preordinazione, è altresì vero che la prova della preordinazione può essere desunta anche da argomenti induttivi seri e univoci, ricavabili dal contesto dell’azione, nell’ambito del quale anche il silenzio può acquistare rilievo come forma di preordinata dissimulazione dello stato di insolvenza, quando fin dal momento della stipula del contratto sia già maturo, nel soggetto, l’intento di non far fronte agli obblighi conseguenti.

E, invero, anche il silenzio può assumere rilievo quale forma di dissimulazione del proprio stato di insolvenza quando tale stato non sia manifestato all’altra parte contraente ed il silenzio su di esso sia legato al preordinato proposito di non adempiere, cioè quando sin dal momento in cui il contratto è stato stipulato vi era l’intenzione di non far fronte al l’obbligo o agli obblighi scaturenti dal rapporto contrattuale.

Tribunale Trento, 12/02/2019, n.24

Tenere il creditore all’oscuro del proprio stato di insolvenza

Integra il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di chi tiene il creditore all’oscuro del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre l’obbligazione, con il preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione.

Al riguardo, la prova del preordinato proposito di non adempiere alla prestazione dovuta sin dalla stipula del contratto, dissimulando lo stato di insolvenza, può essere desunta anche da argomenti induttivi seri e univoci, ricavabili dal contesto dell’azione e dal comportamento successivo all’assunzione dell’obbligazione, ma non esclusivamente dal mero inadempimento che, in sé, costituisce un indizio equivoco del dolo (la Corte ha comunque precisato che anche il silenzio può acquistare rilievo come forma di preordinata dissimulazione dello stato di insolvenza, quando fin dal momento della stipula del contratto sia già maturo, nel soggetto, l’intento di non far fronte agli obblighi conseguenti).

Cassazione penale sez. II, 14/11/2018, n.2198

Reato di truffa e reato di insolvenza fraudolenta: differenza

La differenza tra il delitto di truffa e quello di insolvenza fraudolenta sta nel fatto che nella prima la frode attuata mediante simulazione di circostanze condizioni non vere mentre nella seconda con la dissimulazione del reale stato di insolvenza.

(Nel caso di specie la società, che aveva grossi debiti li nascondeva nel bilancio e contraeva con altra società un contratto per l’acquisto di merce del valore di euro 100.000, consegnando più assegni in cui il primo era andato a buon fine mentre i rimanenti erano senza fondi).

Tribunale Napoli sez. I, 26/11/2018, n.10972

Il silenzio sulle proprie condizioni economiche

Anche il silenzio sulle proprie condizioni economiche preordinato non adempimento degli obblighi contrattuali integra il reato di insolvenza fraudolenta.

(Nel caso di specie l’imputato assumeva l’obbligazione di pagare il corrispettivo per il servizio alberghiero con la prenotazione usufruendo anche dei pasti e si allontanava dallo stesso senza pagare facendo intestare una fattura alla Rai con la quale non aveva alcun rapporto lavorativo).

Tribunale Benevento, 20/11/2018, n.1425

Mancato pagamento al ristorante

In tema di insolvenza fraudolenta, sedersi ad un tavolo di una pizzeria crea un’apparenza di solvibilità comportando, in caso di mancato pagamento dell’ordinazione, l’integrazione del reato.

Tribunale Benevento, 21/12/2016, n.2067

Mancato pagamento del pedaggio autostradale

Commette il reato di insolvenza fraudolenta ex articolo 641 del Cp l’automobilista che, al termine di un viaggio in autostrada, non provveda al pagamento del pedaggio, dichiarandosi impossibilitato ad adempiere, essendo sufficiente, quanto alla dissimulazione dello stato di insolvenza, anche il silenzio serbato al momento della ricezione del talloncino all’ingresso in autostrada.

Nel caso di specie, il tribunale ha condannato l’imputato per il reato ex articolo 641 del Cp, atteso che questi, giunto in uscita in prossimità delle stazioni autostradali, varie volte si dirigeva verso le porte in uscita riservate ai clienti Telepass, si accodava immediatamente alle spalle del conducente del veicolo che lo precedeva munito di idoneo dispositivo e riusciva in tal modo a transitare e superare il varco in uscita prima che la sbarra chiudi pista si riabbassasse.

Tribunale Nola, 19/04/2018, n.260

Mancato pagamento del rifornimento di benzina al distributore

Costituisce insolvenza fraudolenta non pagare il rifornimento di benzina al distributore in autostrada fuggendo subito dopo il rifornimento.

Corte appello Perugia, 23/01/2018, n.107

Mancata restituzione di somme ottenute in base a pregressi regolari adempimenti

Costituisce mero inadempimento di natura civilistica, l’inadempimento che non sia caratterizzato da alcuna volontà frodatoria da parte del debitore nel momento in cui assuma l’obbligazione. Ove, al contrario, sia sussistente una volontà frodatoria, è configurabile alternativamente, o il reato di truffa o quello di insolvenza fraudolenta che si distinguono perché, nella truffa, la frode è attuata mediante la simulazione di circostanze e di condizioni non vere, artificiosamente create per indurre altri in errore, mentre nell’insolvenza fraudolenta la frode è attuata con la dissimulazione del reale stato di insolvenza dell’agente.

Di conseguenza, la condotta di chi, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, ottenga un prestito da un terzo il quale confida nella restituzione in virtù di pregressi regolari adempimenti – che non facciano parte di un preordinato piano truffaldino configura l’ipotesi delittuosa dell’insolvenza fraudolenta.

Cassazione penale sez. II, 21/06/2017, n.32055

Insolvenza fraudolenta e bancarotta impropria

In materia di reati fallimentari, non sussiste la possibilità di ritenere assorbito il reato di insolvenza fraudolenta e quello di bancarotta impropria se i fatti che sono alla base delle imputazioni sono diversi. Non può sostenersi, infatti, che vi sia identità delle condotte se manca la corrispondenza storico naturalistica. Ad affermarlo è la Cassazione che respinge il ricorso dell’imputato contro la sentenza della corte d’appello che aveva negato la possibilità di assorbire il reato di insolvenza fraudolenta in quello di bancarotta impropria.

Per la Corte però nella fattispecie non c’è ne bis in idem, in quanto manca l’identità tra le due condotte che scatta quando c’è una “corrispondenza storico naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo di luogo e di persona”.

Cassazione penale sez. V, 29/01/2018, n.18089

Insolvenza fraudolenta e volontà di non adempiere

L’art. 218 della legge fallimentare non richiede, a differenza di quanto fa l’art. 641 cod. pen. in tema di insolvenza fraudolenta, che l’imprenditore che contrae debiti pur essendo in stato di dissesto sia assistito dalla volontà di non adempiere, ritenendo invece sufficiente il dolo generico, che si concreta nella coscienza e volontà di far ricorso al credito nonostante il pericolo che la situazione di dissesto costituisce per le ragioni del creditore, nei confronti del quale detta situazione viene dissimulata.

Tribunale Firenze sez. I, 26/07/2017, n.2634



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