Come stabilire l’ora esatta del decesso?

29 Ottobre 2019 | Autore:
Come stabilire l’ora esatta del decesso?

Come capire l’orario in cui è morta la vittima di un crimine? A svelarlo è uno studio italiano.

Quando un medico legale o in un investigatore arriva sulla scena dal crimine, si domanda qual è l’ora esatta del decesso. Il primo passo di ogni indagine è scoprire l’ora in cui è morta la vittima. Questo parametro è di cruciale importanza nell’investigazione criminale e nel processo penale. Infatti, in base al tempo della morte possono essere escluse ipotesi investigative o, in sede di giudizio, può essere confermata o esclusa la presenza di un imputato sulla scena del crimine. In una nota stampa che La Legge per Tutti ha ricevuto dall’agenzia Adnkronos, apprendiamo che l’Università di Verona ha messo ha punto un nuovo metodo che permette di calcolare l’ora del decesso con precisione e particolare accuratezza, senza il bisogno di utilizzare alcuna strumentazione costosa e ingombrante. Occorrerà analizzare la concentrazione della molecola ammonio nell’umor vitreo, ovvero un fluido trasparente che riempie l’occhio umano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Analytica Chimica Acta’ e coordinato dalla sezione di Medicina legale, diretta da Franco Tagliaro, del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica, diretto da Albino Poli, è stato condotto in collaborazione con l’Institute of Translational Medicine and Biotechnology della Sechenov University di Mosca, grazie anche ad un finanziamento della Fondazione Cariverona.

Giacomo Musile, primo autore dello studio e assegnista nel dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica, ha spiegato che “Già nel 2018, nel laboratorio di Medicina legale dell’ateneo, è stata dimostrata una relazione diretta fra l’aumento della concentrazione della molecola ammonio presente nell’umor vitreo, la soluzione gelatinosa presente nell’occhio, e il tempo trascorso tra la morte ed il ritrovamento del cadavere. L’analisi della molecola ammonio, nell’ambito di questa precedente ricerca, era stata effettuata mediante un metodo strumentale chiamato elettroforesi capillare”.

“Tuttavia, la decisione di sfruttare anche un metodo alternativo, impiegando la microfluidica, che permette analisi chimiche e biochimiche con sistemi a basso costo e di facile utilizzo, deriva dalla considerazione che la determinazione dell’intervallo post-mortale, fondamentale nelle prime fasi dell’indagine giudiziaria, potrebbe avere maggiore rilevanza se effettuata, con precisione, immediatamente sulla scena del crimine – ha aggiunto Musile – Dopo un lungo lavoro di sviluppo, il metodo da noi proposto ha dimostrato la possibilità di calcolare la concentrazione della molecola ammonio nell’umore vitreo e quindi di calcolare con una certa accuratezza l’epoca del decesso, senza utilizzare strumentazione costosa e ingombrante”.

I metodi tradizionali attualmente in uso sono basati su fenomeni fisici che avvengono dopo la morte. Si tratta di fenomeni come l’irrigidimento dei muscoli, la presenza di accumuli di sangue visibili ad occhio nudo a livello cutaneo nelle parti del corpo più basse in relazione alla posizione assunta dal cadavere e la progressiva diminuzione della temperatura corporea.

I ricercatori dell’università di Verona hanno sottolinrato che i primi due fenomeni non sono di solito valutati in base a parametri oggettivi, ma solo in base all’esperienza del medico legale, mentre il terzo parametro (la temperatura corporea), può essere influenzato da diversi fattori esterni come la temperatura ambientale, la massa corporea e gli indumenti, che possono alterare fortemente il fenomeno e, di conseguenza, inficiare il calcolo del tempo post-mortale. C’è da aggiungere che la temperatura corporea si equilibra con la temperatura ambientale entro la ventesima ora post-mortem, dopodiché questo metodo è inutilizzabile.

Il metodo proposto in questo studio, invece, è basato su reazioni biochimiche di deamminazione delle proteine e secondo Musile “potrebbe fornire, già sulla scena del reato, importanti informazioni con maggiore oggettività e in modo quantitativo, non influenzate dall’esperienza del personale medico che effettua la visita. Questa tecnologia è, inoltre, potenzialmente adattabile a svariati contesti nel settore delle scienze”.

“Nelle condizioni attuali – conclude – la sfida principale è quella di riuscire a identificare sostanze di interesse forense presenti nel sangue in ridotte quantità, come già è stato dimostrato per alcune sostanze di abuso. Altre determinazioni di interesse forense riguardano l’analisi rapida del cianuro, di sostanze esplosive e dei residui dello sparo”.


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