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Pensione quota 97

29 Ottobre 2019 | Autore:
Pensione quota 97

Uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi al posto della quota 100, con penalizzazione dell’assegno.

La pensione quota 100, che consente sino al 31 dicembre 2021 l’uscita dal lavoro a 62 anni di età, con un minimo di 38 anni di contributi, potrebbe essere cancellata prima del tempo o rimodulata: nonostante le smentite del Governo, diverse parti politiche vorrebbero abolire o modificare questa tipologia di pensione anticipata, che richiede l’impiego di notevoli risorse.

Anche nell’ipotesi in cui la pensione con quota 100 sia mantenuta per tutto il triennio di sperimentazione, quindi sino a tutto il 2021, dal 2022 si creerebbe comunque uno “scalone” difficile da gestire. Pensiamo, ad esempio, al caso di un lavoratore che ha cessato l’attività, non riesce a trovare una nuova occupazione, ha 38 anni di contributi alle spalle e compie 62 anni il 1° gennaio 2022: questo sfortunato lavoratore, nell’ipotesi in cui non trovi un nuovo impiego, dovrà attendere oltre 5 anni per ottenere la pensione di vecchiaia (il cui requisito di età, oggi pari a 67 anni, aumenterà ogni biennio in base agli incrementi alla speranza di vita); con una nuova occupazione, o col versamento dei contributi volontari, dovrebbe in ogni caso attendere oltre 5 anni (sino al 2026, gli uomini possono ottenere la pensione anticipata, a prescindere dal requisito di età, con 42 anni e 10 mesi di contributi, più 3 mesi di finestra di attesa).  Se avesse compiuto 62 anni solo un giorno prima, il 31 dicembre 2021, si sarebbe potuto pensionare, senza penalità, con la quota 100.

Si rende dunque necessario un nuovo intervento per rimediare alle iniquità create dallo “scalone quota 100”: tra le varie proposte, sta ottenendo parecchi consensi la pensione quota 97.

Questa tipologia di pensione non è una novità assoluta, in quanto l’ideatore della misura, l’On. Cesare Damiano, aveva presentato la relativa proposta, della quale risulta firmatario assieme a Pierpaolo Baretta e Maria Luisa Gnecchi, già nel 2013 [1].

Ma in che cosa consiste la pensione quota 97? Innanzitutto, è importante premettere che, qualora attuato, l’intervento non sarebbe sperimentale, ma strutturale, cioè permanente: in pratica, consentirebbe la flessibilità nell’uscita dal lavoro senza limiti di tempo.

L’uscita anticipata con quota 97, tuttavia, comporterebbe delle penalizzazioni nel calcolo dell’assegno di pensione, penalizzazioni indispensabili per la sostenibilità della misura, Ma procediamo con ordine e vediamo nel dettaglio come dovrebbe funzionare la quota 97.

Come funziona la quota 97?

Qualora la proposta sulla quota 97 sia attuata senza modifiche, sarebbe consentito a tutti i lavoratori, iscritti presso la generalità delle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps, di ottenere la pensione con:

  • un minimo di 62 anni di età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Come mai si parla di quota 97? Che cos’è la quota? La quota è una cifra che esprime la somma dell’età pensionabile e dei contributi posseduti dal lavoratore: si ottiene dunque la quota 97 quando la somma del requisito di età e di quello di contribuzione dà come risultato 97.

Attenzione, però: non si potrà pensionare chiunque raggiungerà quota 97, intesa come somma del requisito di età e contribuzione, ma soltanto chi, oltre alla quota 97, avrà compiuto i 62 anni di età ed avrà alle spalle almeno 35 anni di contributi.

Niente pensione, dunque, a 61 anni con 36 anni di contributi, o a 63 anni con 34 anni di contributi, o, ancora, a 60 anni con 37 anni di contributi.

Come si calcola la pensione quota 97?

Bisogna poi considerare che la quota 97, qualora non si applichino penalizzazioni nel calcolo dell’assegno di pensione, comporterebbe un dispendio di risorse maggiore rispetto a quello richiesto per l’attuale quota 100, che richiede un’età minima di 62 anni ma 38 anni di contributi, anziché 35.

Per rendere sostenibile la misura, sarebbe allora necessaria una decurtazione dell’assegno: la decurtazione prevista nella proposta è pari al 2% per ogni anno di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia. Considerando che l’attuale requisito di età per la pensione di vecchiaia ordinaria Inps è pari a 67 anni, la penalizzazione massima, per chi si pensionerà a 62 anni, sarebbe dunque dell’8%.

Un taglio della pensione non elevatissimo, ma che potrebbe risultare discriminatorio, effettuando un confronto con la pensione quota 100, che non prevede alcuna decurtazione, né ricalcoli dell’assegno. A questo proposito, bisogna però considerare che la quota 97 offre una maggiore flessibilità, dando la possibilità di pensionarsi con 35 anni di contributi anziché 38.

Pensione quota 41

Un’altra proposta, presentata dallo stesso Damiano, che consentirebbe di superare lo scalone di Quota 100, anche se solo parzialmente, è la cosiddetta pensione quota 41: in questo caso il termine quota è usato in modo improprio, in quanto il trattamento sarebbe raggiungibile con 41 anni di contributi, a prescindere dal requisito di età.

A differenza della già nota proposta di pensione con quota 41 presentata dalla Lega, però, la quota 41 “Damiano” non sarebbe accessibile da parte di tutti i lavoratori, ma soltanto dai lavoratori precoci, con almeno 12 mesi di contributi da lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Si tratta comunque di una proposta migliorativa rispetto alla pensione quota 41 per lavoratori precoci attualmente operativa, che è riservata soltanto ad alcune categorie svantaggiate (addetti ai lavori usuranti, notturni o gravosi, disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi dal 74%). Per approfondire, qui la Guida alla pensione anticipata lavoratori precoci.

note

[1] Proposta di legge n.857 del 30 aprile 2013.


2 Commenti

  1. Quota 97 non dovrà comunque essere a discapito di opzione donna, 58/59 anni, minimo 35 contributi al 31.12.2019!

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