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Lo sai che? La nuova proposta conciliativa del giudice anche in materia di famiglia

Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2013

Anche in caso di separazione, divorzio o affidamento, il magistrato deve formulare la proposta transattiva o conciliativa: la parte che rifiuti ingiustificatamente potrebbe essere pregiudicata nella sentenza finale.

 

Si applica anche nelle cause in materia di famiglia (separazione, divorzio, affidamento dei minori, ecc.) la novità introdotta dal “decreto del Fare” che impone al giudice di formulare, alle parti in giudizio, una proposta transattiva o conciliativa: proposta che deve essere fatta in prima udienza o, comunque, fino alla fine della raccolta delle prove (cosiddetta fase istruttoria).

La parte che rifiuti ingiustificatamente la proposta del giudice – recita la nuova norma [1] – compie un comportamento che sarà valutabile dal giudice stesso. Insomma, una spada di Damocle che pesa sui litiganti e che dovrebbe spingerli ad abbandonare le questioni di risentimento personale. Specie in una materia così conflittuale come quella del diritto di famiglia, dove le due parti si erano prima giurate amore perenne.

Posta l’immediata entrata in vigore del “Decreto del Fare” [2] che ha introdotto la riforma in commento [1], già nei processi pendenti il giudice deve formulare la proposta conciliativa. Inoltre, secondo un recentissimo decreto emesso dal Tribunale di Milano, ciò vale anche nelle controversie in tema di famiglia.

La riforma parte col piede giusto e comincia a dare buoni frutti. Nel caso di specie, due genitori hanno aderito alla proposta conciliativa formulata dal magistrato, stringendo l’accordo su affidamento e casa nell’interesse dei figli.

In verità, la norma sulla proposta conciliativa del giudice non è richiamata nel rito di famiglia, ma – secondo il Tribunale meneghino – ciò è dovuto solo a un difetto di coordinamento. Tuttavia – continua l’ordinanza del Tribunale di Milano – costituisce espressione di un principio generale il dover trovare una soluzione pacifica della causa: sarebbe peraltro difficile ammettere che esistano settori dell’ordinamento dove in cui il giudice può aiutare i litiganti e altri invece non può farlo.

note

[1] Art. 185 bis cod. proc. civ.

[2] DL 69/2013.


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