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Risarcimento danno da vacanza rovinata: pillole che i turisti devono sapere

4 luglio 2013


Risarcimento danno da vacanza rovinata: pillole che i turisti devono sapere

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 luglio 2013



Risarcimento del danno da vacanza rovinata: quando spetta, chi può chiederlo, cosa occorre provare? Ecco, in pillole, tutto ciò che c’è da sapere.

 

Cosa intendono i giudici con la parola “Vacanza”? Il concetto è inteso dalla giurisprudenza in modo molto esteso ed ampio: ricomprende, in sostanza, qualsiasi occasione di piacere, svago o riposo, in quanto potenzialmente idonea a rigenerare le energie psico-fisiche della persona.

 

Quando la vacanza può dirsi “rovinata”

La vacanza può dirsi “rovinata” ogniqualvolta la finalità di piacere, svago o riposo non sia stata realizzata.

Per “danno da vacanza rovinata” si intende, infatti, non un danno economico (che però ben potrà eventualmente aggiungersi), bensì il pregiudizio psichico derivante dalla mancata realizzazione della finalità turistico-vacanziera in sé e per sé considerato.

La mancata realizzazione di tale finalità deve però essere non trascurabile/marginale. A stabilire se sia trascurabile o meno ciò che è andato storto durante la vacanza sarà il giudice, caso per caso, tenendo conto di tutte le circostanze concrete verificatesi.

A titolo di esempio: lo smarrimento del bagaglio da parte del vettore aereo di norma non è tale da pregiudicare in modo significativo il piacere della vacanza. Ma così potrebbe non essere nel caso in cui lo smarrimento sia avvenuto sul volo di andata, e riguardasse il bagaglio di uno degli sposi in viaggio di nozze [1].

Un altro esempio: anche il ritardo aereo, nella generalità dei casi, non è una circostanza tale da vanificare in modo significativo la vacanza. Diverso il caso in cui il ritardo costringa i turisti a passare la sera dell’ultimo dell’anno in aeroporto, anziché a festeggiare con gli amici nel ristorante appositamente prenotato [2].

Non rileva chi sia stato a rovinarla

Secondo i giudici, i tour operators e le agenzie di viaggi sono entrambi responsabili nei confronti del turista, non solo nel caso in cui la vacanza non sia andata nel modo atteso per fatti a loro direttamente imputabili (ad esempio per carenze organizzative dei primi o per carenze informative delle seconde), ma anche quando ciò sia dipeso da un inadempimento da parte dei terzi incaricati di fornire sul luogo i servizi.

Il turista, quindi, potrà rivolgere le proprie pretese risarcitorie al tour operator e/o alla agenzia di viaggi indipendentemente dall’accertamento della colpa dei terzi eventualmente coinvolti nella causazione del danno [3].

Cosa occorre provare

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione [4] ha affermato che, per conseguire il risarcimento, non è necessario, in giudizio, dare specifica prova del danno. Infatti, trattandosi del pregiudizio psichico derivante dalla mancata realizzazione della finalità turistica perseguita, il danno è implicito nell’inadempimento delle prestazioni promesse ed attese.

 

Come viene quantificato il risarcimento

Il “Codice del Turismo” [5] prevede i criteri cui i giudici devono attenersi nel quantificare il danno da vacanza rovinata.

E così, si deve tener conto del “tempo di vacanza inutilmente trascorso”, e della eventuale “irripetibilità dell’occasione perduta”.

Nella prassi, poi, generalmente, in modo del tutto condivisibile, il parametro base di ogni quantificazione è il prezzo corrisposto per il viaggio.

Dunque, in sostanza, tre sono i fattori che determinano l’ammontare del risarcimento:

prezzo corrisposto per il viaggio,

– numero di giorni di vacanza rovinata,

ripetibilità o meno del viaggio.

Se il danno è dipeso da fatto imputabile al turista stesso, oppure a caso fortuito o forza maggiore

Il “Codice del Turismo” [6] ed il “Codice del Consumo” [7] escludono che l’agenzia di viaggi o il tour operator siano responsabili quando la vacanza è stata rovinata dallo stesso comportamento del turista, oppure dal caso fortuito o da forza maggiore.

L’ipotesi della vacanza rovinata esclusivamente dal comportamento colposo dello stesso turista è facilmente immaginabile.

Si pensi alla persona che acquista un pacchetto turistico al principale fine di fare immersioni in una località rinomata per la bellezza dei fondali marini e che, una volta raggiunta la destinazione, debba rinunciare alle immersioni non per disservizi, ma solo perché si fa male in modo del tutto accidentale e solo per colpa propria.

Più frequentemente la colpa del turista anziché essere causa esclusiva del fallimento della vacanza si unisce alla colpa dell’operatore turistico. È il caso, frequentissimo, del turista che non denuncia subito all’operatore turistico i disservizi riscontrati, impedendogli di porvi tempestivamente rimedio. In tal caso il comportamento colposo del turista giustifica una riduzione quantitativa del risarcimento.

Non è altrettanto agevole indicare quando il danno è ritenuto ascrivibile a caso fortuito o forza maggiore.

A tal proposito, però, a titolo esemplificativo, può essere richiamata una recente pronuncia [8] relativa ad una fattispecie assai frequente nella prassi: la cancellazione del volo a causa del maltempo sullo scalo di destinazione.

Ebbene, anche se parrebbe rappresentare un’ipotesi tipica di caso fortuito/forza maggiore, nella fattispecie è stato diversamente ritenuto dal giudice perché lo scalo di destinazione in questione era Parigi, e il periodo la fine di dicembre. Insomma, è stato ritenuto che la neve a Parigi in pieno inverno fosse ampiamente prevedibile e, quindi, che l’agenzia di viaggi non potesse esimersi da responsabilità invocando il caso fortuito o la forza maggiore.

Azione ordinaria o class action

Il turista che sia tornato insoddisfatto dalla propria vacanza, ed intenda chiedere il risarcimento del danno da vacanza rovinata, ha due alternative.

Certamente può rivolgersi a un legale per promuovere un’azione risarcitoria di carattere tradizionale, ossia finalizzata a tutelare i soli suoi diritti. In tal caso avrà il vantaggio di non doversi coordinare con nessuno, ma anche lo svantaggio di dover anticipare integralmente, e da solo, tutte le spese.

Altrimenti, egli potrà rivolgersi ad un legale o ad una associazione di consumatori, per promuovere la cosiddetta class action recentemente introdotta nel nostro ordinamento [9] e già efficacemente impiegata nel settore turistico [10].

La class action altro non è che un’azione promossa, anziché nell’interesse esclusivamente proprio, nell’interesse dell’intero gruppo di persone che si sono trovate nella stessa identica situazione per cui si chiede il risarcimento.

Quindi, ad esempio, se più persone hanno acquistato lo stesso pacchetto turistico ed hanno visto non realizzate le proprie finalità turistiche per le stesse ragioni:

– ben potrà anche solo una di loro agire nell’interesse non solo proprio ma anche di tutte le altre, e queste ultime potranno decidere di aderire all’azione anche in un secondo momento, ovvero in corso di causa;

– oppure più persone del medesimo gruppo (class) potranno decidere di avviare contestualmente ed assieme la causa per dividere i relativi costi.

Di GIACOMO GUERRINI

note

[1] Trib. Reggio Emilia sent. n. 279 del 13.02.2013.

[2] Trib. Grosseto sent. n. 686 del 19.06.2012.

[3] Trib. Lecce sez. I sent. n. 53 del 7.01.2013.

[4] Cass. sez. III sent. n.  7256 del 11.05.2012.

[5] Art. 47 del decreto legislativo n. 79 del 23.05.2011.

[6] Art. 46 del decreto legislativo n. 79 del 23.05.2011.

[7] Art. 96 del decreto legislativo n. 206 del 6.09.2005.

[8] Trib. Milano sent. n. 14418 del 16.12.2010.

[9] Art. 140bis del decreto legislativo n. 206 del 6.09.2005.

[10] Trib. Napoli sez. XII sent. n. 2195 del 18.02.2013.

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