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Indagini e interrogatorio pm: cosa fare?

2 Novembre 2019
Indagini e interrogatorio pm: cosa fare?

Ho ricevuto un avviso di conclusione delle indagini: c’è tempo solo venti giorni per consegnare memorie, fare dichiarazioni spontanee, chiedere di essere sottoposto a interrogatorio, e altro. Anche perché non sono ancora riuscita a trovare un bravo avvocato, nel frattempo ho consegnato al PM tre memorie difensive, ovvero nella sostanza i documenti che dovrebbero consentire al PM di archiviare il mio caso.

Visto che ovviamente punto all’archiviazione, la consulenza che chiedo è: qual è la miglior strategia difensiva che devo seguire in questa fase del procedimento?

Faccio bene a puntare all’archiviazione? Devo lasciar perdere per il momento la ricerca di una bravo avvocato di fiducia? L’avvocato, di fiducia o d’ufficio, fa bene a chiedere che io venga interrogato?

Il consiglio è, innanzitutto, di provvedere alla nomina di un difensore di fiducia: sebbene quello che è stato assegnato d’ufficio sia tenuto ugualmente a svolgere una regolare attività difensiva, con tutti i diritti (onorario) e doveri che ne derivano, è preferibile affidarsi a un legale a cui poter esporre la propria situazione in modo preciso e dettagliato.

Il lettore a fatto bene a provvedere al deposito di una memoria difensiva, ma è indispensabile che provveda al più presto alla nomina di un avvocato di fiducia che possa seguirlo con il dovuto scrupolo, innanzitutto prendendo visione degli atti in Procura. Ciò sarà utile anche al fine di predisporre un’idonea difesa in vista di un possibile rinvio a giudizio (investigazioni difensive, preparazione lista testi, ecc.)

Detto ciò, per quanto riguarda l’interrogatorio cui sottoporsi va specificato che:

  • il magistrato del pubblico ministero può delegare a ciò la polizia giudiziaria;
  • le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio possono entrare nel futuro processo.

Mi spiego meglio. Con il primo punto voglio significare che il p.m., soprattutto se eccessivamente oberato di lavoro, ha facoltà di delegare l’interrogatorio agli ufficiali di p.g.: ciò significa che, se ne fa richiesta, potrebbe essere sentita dalla polizia giudiziaria e non dal p.m.

A prescindere da chi raccoglierà le dichiarazioni, è bene tenere a mente che queste entreranno nel fascicolo del pubblico ministero e, nel caso in cui venga rinviata a giudizio, il p.m. stesso potrà chiedere al giudice di acquisirle se il lettore si dovesse sottrarre a un futuro esame, che avverrà questa volta davanti al giudice, nel contraddittorio tra le parti.

La conseguenza è semplicemente questa: se il lettore chiede di essere interrogato (e tale facoltà non può essere rifiutata, pena la nullità del procedimento), nel futuro processo le dichiarazioni potranno essere utilizzate in tribunale; se in quest’ultima sede, poi, deciderà (liberamente, non costituendo un obbligo) di sottoporsi ad esame, il p.m. potrà confrontare le dichiarazioni rese al giudice con quelle rese in sede di interrogatorio, con diritto di sollevare eventuali contraddizioni (le famose contestazioni).

Il consiglio, dunque, è di sottoporsi a interrogatorio solamente se si è pienamente sicuri delle proprie ragioni, cioè soltanto se si è assolutamente certi della propria versione dei fatti, in modo tale che, se il lettore dovesse essere rinviato a giudizio e decidesse di sottoporsi ad esame, non darebbe adito alla pubblica accusa di poter sollevare eventuali contestazioni e discrepanze con quanto narrato in sede di interrogatorio.

Si comprende, dunque, che l’interrogatorio può avere ripercussioni maggiori rispetto alle semplici memorie le quali, purtroppo, vengono spesso del tutto ignorate.

Ottenere l’archiviazione a seguito di emissione dell’avviso di conclusione delle indagini ex art. 415-bis c.p.p. è cosa non facile: è raro vedere la Procura operare un ripensamento sul lavoro fino a quel momento svolto. Ciò non significa che il lettore non abbia fatto bene a depositare la documentazione che ritiene idonea a sostenere le sue ragioni.

In sintesi, quello che può fare ora il lettore è solamente scegliere se essere interrogato o meno, seguendo, a sommesso avviso dello scrivente, le indicazioni di massima che sono state fornito. Può altresì presentare altre memorie, al limite a forma di un difensore, insistendo per l’archiviazione oppure suggerendo nuove indagini da svolgere.

Il lettore potrebbe anche rilasciare spontanee dichiarazioni: in questo caso, esse verrebbero messe a verbale senza alcuna domanda da parte degli inquirenti. Dico però che, per esperienza, le spontanee dichiarazioni non servono praticamente a nulla, così come l’indicazione di nuovi atti di indagine da espletare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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