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Aspettativa dal lavoro: quando se ne ha diritto?

30 Ottobre 2019 | Autore:
Aspettativa dal lavoro: quando se ne ha diritto?

I motivi per chiedere un congedo straordinario o un’assenza prolungata. Ci sono differenze tra dipendenti pubblici e privati? Può essere interrotta?

Immagina di avere bisogno di un periodo di assenza al lavoro più lungo di quello che ti consente il tuo monte ferie. Per motivi personali o familiari, perché vuoi realizzare un progetto lontano dalla tua città o chissà, magari perché sei stato eletto assessore regionale o addirittura parlamentare. Di licenziarti non se ne parla, perché sai che l’assenza sarà lunga ma non per sempre. A questo punto, non ti resta che chiedere l’aspettativa dal lavoro: quando se ne ha diritto?

Ci sono diversi motivi per cui chiedere un’aspettativa. E due modi in cui se ne può usufruire: con o senza stipendio. Significa che puoi chiedere un’aspettativa retribuita o non retribuita. Ciascuna di queste opzioni, però, prevede una motivazione. In alcuni casi ti arriveranno i soldi a fine mese, in altri invece no. Tuttavia, il tuo posto di lavoro verrà mantenuto.

È importante premettere che l’aspettativa dal lavoro è un tuo diritto ma in determinate situazioni l’azienda può negarti questo congedo, se le sue esigenze organizzative non lo permettono. Inoltre, anche quando l’assenza viene concordata non dura in eterno: ci sono dei periodi stabiliti, in base ad alcune circostanze che vedremo tra poco, oltre i quali bisogna rientrare pena la perdita del posto.

Vediamo nel dettaglio chi ha diritto all’aspettativa dal lavoro e la differenza tra aspettativa retribuita e non retribuita.

Aspettativa dal lavoro: che cos’è?

Come si diceva, l’aspettativa dal lavoro è quel periodo di assenza per un certo periodo di tempo richiesto dal dipendente. Al suo ritorno, troverà il posto di lavoro ma ne frattempo, ed in base ai motivi del congedo, potrebbe non percepire lo stipendio.

La legge [1] prevede una serie di ragioni per le quali è possibile chiedere l’aspettativa, ovvero:

  • gravi motivi familiari;
  • assistenza ad un parente con handicap;
  • motivi personali;
  • motivi di salute;
  • formazione, studio o dottorato di ricerca;
  • maternità o paternità;
  • volontariato;
  • ricongiungimento con il coniuge all’estero;
  • avvio di un’attività professionale;
  • per ricoprire una carica elettiva.

Esistono due tipi di aspettative dal lavoro: quella retribuita e quella non retribuita.

Aspettativa retribuita: come funziona?

Ci sono dei casi in cui hai diritto all’aspettativa dal lavoro mantenendo sia il posto sia la retribuzione mensile. I motivi per poter usufruire di questo tipo di congedo sono:

  • assistenza di un familiare con handicap;
  • volontariato;
  • dottorato di ricerca.

È possibile ottenere l’aspettativa retribuita o congedo straordinario per assistere un parente con handicap per un massimo di due anni in virtù della legge 104, purché il familiare sia affetto da handicap grave e che tale condizione venga certificata dalla Commissione medica dell’Asl. In questo caso, l’aspettativa può essere frazionata in giorni ma non in ore.

La richiesta va fatta all’Inps poiché è l’Istituto a pagare questa prestazione.

Per quanto riguarda l’aspettativa retribuita per volontariato, ne ha diritto soltanto chi presta servizio in un’associazione inserita nell’elenco dell’Agenzia di Protezione civile. La durata di questo congedo è:

  • fino a 30 giorni consecutivi e fino a 90 giorni annui, che possono diventare il doppio in caso di emergenza nazionale;
  • fino a 10 giorni consecutivi e fino a 30 giorni annui per attività di formazione legate a situazioni di emergenza.

L’azienda anticipa la retribuzione alla Protezione civile, che sarà poi l’incaricata di versarla al lavoratore.

Infine, l’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca è riservata ai lavoratori del settore pubblico che non percepiscono alcuno stipendio o borsa di studio per effettuare tale attività. Il congedo ha la stessa durata del dottorato.

Aspettativa non retribuita: come funziona?

È anche possibile chiedere un’aspettativa non retribuita, vale a dire usufruire di un periodo di assenza mantenendo il posto di lavoro pur non prendendo lo stipendio. Non si maturano le ferie, a meno che il contratto nazionale di categoria dica il contrario.

Uno dei motivi per ottenerla è quello legato a gravi motivi familiari. La durata massima dell’aspettativa in questo caso è di due anni in tutta la vita lavorativa, anche frazionati. Per gravi motivi familiari si intende:

  • problemi in seguito alla morte di un familiare o convivente di fatto;
  • grave disagio del lavoratore diverso dalla malattia;
  • assistenza di un parente.

Tuttavia, il datore di lavoro (a cui va fatta la richiesta) non è tenuto a concedere l’aspettativa al dipendente, purché anch’egli spieghi i motivi della sua scelta (ad esempio, per evidenti esigenze organizzative).

Puoi anche chiedere un’aspettativa non retribuita per motivi personali, anche se in questo caso fa fede quello che c’è scritto sui contratti nazionali di categoria. Ad ogni modo, la durata massima di questo congedo è:

  • di un anno per tutta la vita lavorativa per i dipendenti privati;
  • di un anno nell’arco di un triennio per i dipendenti pubblici.

Anche in questo caso il datore di lavoro decide se concedere o meno l’aspettativa in base alle esigenze dell’azienda.

Altri motivi per cui chiedere l’aspettativa non retribuita sono:

  • formazione o studio, per un massimo di 11 mesi per tutta la vita lavorativa;
  • ricongiungimento con il coniuge che lavora all’estero (per i dipendenti pubblici;
  • per coprire una carica elettiva per la durata del mandato (in questo caso vengono versati i contributi all’Inps);
  • avvio di un’attività professionale: il congedo dura al massimo un anno per tutta la vita lavorativa. È l’unico caso in cui si può lavorare mentre si è in aspettativa.

Aspettativa dal lavoro: si può interrompere?

La legge consente di revocare l’aspettativa dal lavoro nel momento in cui non sussiste più il motivo per cui era stata richiesta. Ad esempio, se il parente a cui si prestava assistenza viene a mancare oppure si abbandona l’avvio dell’attività professionale.


note

[1] Legge n. 53/2000.


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