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Rumori molesti in condominio: ecco i limiti da rispettare

30 Ottobre 2019
Rumori molesti in condominio: ecco i limiti da rispettare

Schiamazzi molesti dei vicini di casa: quando è reato e come difendersi. I limiti di decibel oltre i quali chiamare la polizia. 

Quando i rumori eccedono la “normale tollerabilità” e possono essere avvertiti da un “numero indeterminato di persone”, scatta il reato di disturbo della quiete pubblica. Ma quanto “indeterminato” deve essere questo gruppo di persone? In altri termini, fino a dove si devono sentire gli schiamazzi per poter chiamare la polizia o i carabinieri? A spiegare come si interpreta la norma del Codice penale che prevede il reato di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» è una recente sentenza della Cassazione [1] che avverte: i rumori sono reato anche in condominio.

Se non hai ancora ben chiaro cosa prevede la legge in materia di schiamazzi da parte dei vicini di casa, ti consiglio di leggere i seguenti chiarimenti. Alla fine dell’articolo, saprai quando e se sporgere denuncia tutte le volte in cui non riesci a dormire di notte o a riposare il cervello dalle molestie acustiche nel corso della giornata. Ma procediamo con ordine.

Rumori molesti in condominio: limiti di decibel

La legge non ti impedisce di fare rumore a casa tua; il rumore però deve essere “tollerabile”: il che significa che, se anche arriva ai vicini, questo non deve essere troppo fastidioso e insopportabile. Entro un certo limite di decibel, dunque, il vicino non può dirti nulla.

Il punto è, però, che la legge non definisce quale sia la soglia massima di rumore consentito. Si limita a dire che il rumore non deve essere «intollerabile», cosa che va definita dal giudice caso per caso. Così la giurisprudenza si è data un elemento più rigido per stabilire quali limiti rispettare per i rumori molesti in condominio. Questi sono i cosiddetti “limiti differenziali”: 

  • di giorno, il rumore non deve essere superiore a 5 decibel rispetto ai rumori di fondo che provengono da fuori casa (ad esempio, dal traffico, dai clacson delle auto, dal vociare per le strade, ecc.);
  • di notte, il rumore non deve essere superiore a 3 decibel rispetto ai rumori di fondo.

Rumori in condominio: orari

Alla luce di ciò, si è anche detto che, quando si parla di «giorno» (con limite elevato a 5 decibel) si intende dalle 6:00 alle 22:00, mentre, quando si parla di «notte» (con abbassamento della soglia a 3 decibel) si intende dalle 22:01 alle 5:59.

Un regolamento di condominio approvato all’unanimità potrebbe imporre dei limiti più stringenti (ad esempio, vietando di fare chiasso dalle 21:00 alle 8:00 e dalle 14:00 alle 15.30.

Rumori in condominio: quando diventano intollerabili?

I limiti di decibel appena indicati sono principalmente il frutto di una elaborazione giurisprudenziale che ha esteso anche ai privati la legge sull’inquinamento acustico [2].

In verità, a ben vedere, per quanto riguarda i rumori in condominio prodotti dai vari condomini, il Codice civile [3] stabilisce solo che «non si possono impedire i rumori che non superano la normale tollerabilità». Cerchiamo di spiegare meglio questo concetto. Per farlo dobbiamo considerare tutti i parametri che, di solito, usano i giudici per stabilire quando un rumore diventa illegale:

  • l’intensità del rumore: chiaramente, tanto più è forte e fragoroso, tanto più diventa intollerabile e illegale. A tal fine – dice la Cassazione – non è necessario che vi sia una perizia fonometrica a determinare l’entità del chiasso: basta anche la semplice testimonianza dei vicini dello stabile a confermare se le molestie acustiche sono state avvertite o meno. Ed è chiaro che, tanto più lontano è il punto di “rilevazione”, tanto più si deve concludere per l’intollerabilità del rumore;
  • la persistenza del rumore: tanto più si protrae il rumore, tanto più esso è il frutto di un comportamento doloso o colposo del vicino, come tale intollerabile e illecito. Un piatto o una sedia caduti, seppur involontariamente, a terra possono provocare un rumore intenso, ma si tratta di un attimo e, come tale, non può generare un’eccessiva molestia. Invece lo sbattito di tappeti alle 6 di mattina è un comportamento pregiudizievole ed evitabile;
  • l’orario in cui viene prodotto il rumore: lo stesso rumore (ad esempio un frullatore) può essere intollerabile durante la notte e invece neanche avvertibile di giorno;
  • la collocazione dell’edificio: in un centro abitato particolarmente affollato un rumore fa più difficoltà ad essere distinto dagli altri e, quindi, a considerarsi illecito; invece, in un centro residenziale è più facile che le grida della vicina arrivino sino a casa degli altri, divenendo così intollerabili.

Il rumore in condominio è reato?

Spieghiamoci bene: a seconda dei casi un rumore può costituire reato o semplice illecito civile (e, come tale, fonte di una semplice richiesta di risarcimento del danno). Tutto dipende, però, non dalla intensità del rumore ma da quante persone, anche solo potenzialmente, possono avvertire il fastidio. Non conta quante effettivamente lo hanno percepito o si sono lamentate: in un centro storico, dove le abitazioni sono tra loro assai vicine, anche uno stereo ad alto volume può costituire reato. Invece in una zona di campagna dove la distanza tra le costruzioni è più ampia, un rumore ancora più forte può non costituire reato.

Dunque, per far scattare il reato di «disturbo della quiete pubblica» è necessario molestare «il pubblico» appunto, e non solo poche persone, al di là di quanto forte sia il rumore.

Possiamo quindi dire che:

  • il rumore al di sotto della normale tollerabilità (o dei 3/5 decibel) è sempre legale e non genera né un illecito civile, né un illecito penale;
  • il rumore sopra la normale tollerabilità costituisce reato solo quando è idoneo ad arrecare disturbo a un gruppo indeterminato di persone. Se, invece, esso può essere avvertito solo da due o tre famiglie (ad esempio il dirimpettaio o i condomini del piano inferiore), non c’è reato e l’unica difesa è ricorrere al giudice civile. Il giudice civile può: a) emettere una inibitoria (ossia un ordine a cessare il rumore); b) condannare il responsabile al risarcimento del danno.

Rumore in condominio: è reato?

Immagina di sentire, due o tre volte a settimana, dal garage adiacente alla tua finestra della cucina, il figlio del tuo vicino che si esercita con la chitarra insieme alla sua band. Si può parlare di reato? Se tu sei al primo piano e sei l’unico condomino ad avvertire la musica, non c’è alcun illecito penale (fermo restando l’illecito civile). Se, invece, è tutto lo stabile ad avvertire il rumore, allora scatta il reato.

La Cassazione ha, di recente, affermato che, «ai fini della configurabilità del reato di disturbo alla quiete pubblica non sono necessarie né la vastità dell’area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio». 

Questo significa che se il rumore è avvertito da quasi tutti i condomini dello stabile, ma non anche da quelli dei palazzi limitrofi, si può ugualmente parlare di reato.

Rumore: come difendersi

Se il rumore integra gli estremi del reato è sufficiente fare una segnalazione alla polizia o ai carabinieri che provvederanno a fare le indagini o, comunque, a segnalare la denuncia alla Procura della Repubblica per l’avvio del procedimento penale. Tu non dovrai fare null’altro. In alternativa puoi depositare (anche a mezzo del tuo avvocato) una denuncia presso la Procura della Repubblica.

Viceversa, se il rumore integra solo gli estremi dell’illecito civile non hai altra strada se non quella di rivolgerti al tuo avvocato che, dopo aver diffidato il responsabile, lo citerà in un regolare giudizio ai fini del risarcimento del danno e dell’inibitoria. 


note

[1] Cass. sent. n. 18521/18.

[2] Legge n. 447/1995 e DPCM del 14.11.1997: “determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore” rivolto solo alle attività “produttive, commerciali e professionali”. 

[3] Art. 844 cod. civ.


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