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Fisco e successioni: quando l’erede risponde dei debiti del defunto?

2 Novembre 2019
Fisco e successioni: quando l’erede risponde dei debiti del defunto?

A carico del sig. Tizio sussiste ingente debito contratto nei confronti dell’agenzia delle dogane. Alla morte di Tizio, subentra la moglie che accetta l’eredità. Deceduta anche la moglie, vengono chiamati in testamento all’eredità i nipoti. Nel periodo intercorrente fra il 2013 (morte di Tizio) ed il 2017 (morte della moglie), agenzia delle Entrate-riscossione non pare abbia svolto attività alcuna volta a recuperare il proprio presunto credito. È rinvenibile nell’ordinamento giuridico italiano una qualsivoglia norma con la quale venga posto in capo all’Ente creditore l’onere di ingiungere e/o intimare e/o richiedere e/o notificare alla moglie il proprio preteso credito? Potrebbe oggi l’Ente supposto creditore emettere gli stessi atti impositivi nei confronti degli eredi istituiti dalla moglie, i quali tutti hanno rinunciato all’eredità?

Con riguardo alla posizione della defunta moglie, ella aveva ereditato formalmente il debito dal marito nei confronti dell’agenzia delle Entrate – riscossione e, per essa, nei confronti dell’agenzie delle dogane. Avendo accettato l’eredità, è subentrata in tutti i debiti accumulati dal defunto all’epoca della morte.

Questo diritto scaturisce dalle norme in materia di successione che prevedono la possibilità per i creditori del defunto di recuperare il loro credito nei confronti degli eredi che abbiano accettato l’eredità; a meno che non si accetti l’eredità con beneficio di inventario. Ora, non conoscendo la natura dei tributi contestata al de cuius, occorrerebbe dapprima fare un’analisi degli stessi, per verificare i termini prescrizionali gravanti sui singoli tributi.

Se, ad esempio, si trattava di bolli auto, allora con ogni probabilità gli stessi si sono prescritti, essendo decorsi più di tre anni dall’ultimo atto interruttivo, così come i tributi locali, che sottostanno al regime prescrizionale breve di cinque anni. Se, invece, si tratta di tributi sottoposti alla prescrizione ordinaria (decennale), allora sarebbe dovuta maturare una nuova prescrizione, con decorrenza dalla data di presentazione della dichiarazione di successione, a meno che la moglie non abbia dichiarato, all’epoca, di non voler rinunciare agli effetti estintivi del credito per intervenuta prescrizione, facendo così decorrere i termini a far data dalla sentenza della commissione provinciale tributaria, che ha comandato l’inoppugnabilità di quelle cartelle.

Infatti, come stabilito dalla Cassazione, in tema di imposta sulle successioni, la presentazione, da parte del contribuente, della denuncia di successione, quando ormai è prescritto il credito del fisco, costituisce, ove non sia sollevata eccezione di prescrizione, comportamento obbiettivamente incompatibile con la volontà di avvalersi della causa estintiva della pretesa fiscale, derivandone l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto (Cassazione civile, sez. trib., 06/12/2016, n. 24927).

Ovviamente, l’interruzione del termine prescrizionale breve non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale; pertanto, il termine prescrizionale triennale previsto per il bollo auto, una volta interrotto, riprende a decorrere per un’altra durata triennale, e non decennale.

Ora, con riguardo alla posizione degli eredi istituiti dalla moglie defunta, avendo gli stessi rinunciato all’eredità, non potranno assolutamente essere perseguiti dall’agenzia delle entrate – riscossione, non avendo fruito dell’asse ereditario della moglie e, quindi, non essendo subentrati nelle passività della defunta.

Gli altri eredi che, invece, dovessero accettare quell’eredità, dovranno fare molta attenzione all’eventuale maturazione della prescrizione del credito fiscale. Nel caso in cui, a seconda dei tributi, non si fosse maturata la relativa prescrizione, allora converrebbe agli stessi rinunciare all’eredità o, al massimo, accettarla con beneficio d’inventario, facendo così salvo il proprio patrimonio dall’eventuale attacco dell’ente riscossore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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