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“Che schifo di Italia di mer…!”: scatta il reato per vilipendio alla nazione

5 luglio 2013


“Che schifo di Italia di mer…!”: scatta il reato per vilipendio alla nazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2013



La libertà di pensiero non può degradare in espressioni che ledono il prestigio e l’onore della nazione italiana: vietata l’esclamazione contro la Patria proferita in luogo pubblico.

Costa cara, all’automobilista, l’esclamazione proferita d’istinto subito dopo la multa: “In questo scifo di Italia di mer…”: benché avvertita dai soli agenti accertatori e non dalla collettività attorno, la frase integra il reato di vilipendio alla nazione [1].

La Cassazione, che ha giudicato il caso (invero non tanto isolato) [2], ha chiarito gli aspetti nodali del reato in commento.

Innanzitutto, ha sottolineato la Corte, tali parole, per la grossolana brutalità con cui sono state pronunciate in pubblico (su una via trafficata), ledono il prestigio e l’onore della collettività nazionale. Non importa che oggetto del vilipendio sia un soggetto astratto (l’Italia) e non persone determinate: è sufficiente, infatti, una manifestazione generica di vilipendio alla nazione in quanto tale, intesa come comunità avente la stessa origine territoriale, storia e cultura.

Bisogna peraltro prescindere dai reali sentimenti nutriti dal reo (che magari, a conti fatti, ama il suo Paese) e dalle motivazioni – se giustificate o meno – che lo hanno spinto a esprimersi in questo modo (la rabbia per la contravvenzione): ciò che rileva è solo la generica volontà, in quel preciso istante, di manifestare il disprezzo per la nazione, al cospetto dei verbalizzanti e dei cittadini presenti.

Non rileva, neanche, il fatto che l’esclamazione sia stata ascoltata solo dai vigili e non dalla folla: ciò che importa è il luogo pubblico in cui sia avvenuta l’azione.

A nulla vale invocare il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero garantito dalla Costituzione [3]: tale libertà infatti non può sfociare in offese esplicite prive di alcuna correlazione con una critica obiettiva.

note

[1] Art. 291 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 28730 del 4.07.2013.

[3] Art. 21 Cost.

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1 Commento

  1. Onestamente devo dire che il principio di questa legge è giusto, anche se io stessa faccio ampio uso della parola quando rifletto sulle tante cose sbagliate di questo Paese.
    Similmente, causa movida e degrado di una certa zona della mia città, ho sostituito la parola Largo con “Cesso”…
    Chissà se anche in questo caso c’è vilipendio!!!

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