Diritto e Fisco | Articoli

Ex moglie con pensione: le spetta il mantenimento?

30 Ottobre 2019
Ex moglie con pensione: le spetta il mantenimento?

Coniuge pensionato o con rendite previdenziali o con il reddito di cittadinanza: ha diritto all’assegno divorzio?

In una separazione con successivo divorzio, il coniuge col reddito più alto versa all’altro un assegno di mantenimento. L’importo va rapportato sia alla rispettiva ricchezza dei due ex, sia all’eventuale contributo prestato, in favore del nucleo familiare, da chi si è dedicato a casa e figli, tralasciando la propria carriera. 

Scopo dell’assegno resta, in ogni caso, quello di garantire un adeguato e dignitoso tenore di vita al beneficiario, anche se non per forza lo stesso di cui si disponeva durante il matrimonio. Si parla, a riguardo, di «autosufficienza». Ad esempio, se il marito è ricco, la donna con un proprio stipendio da dipendente che le consente di vivere in modo autonomo non può accampare alcuna pretesa. Se, invece, la donna avesse fatto da sempre la casalinga, contribuendo così ad arricchire col proprio lavoro domestico la famiglia, avrebbe diritto a un contributo mensile per mantenersi adeguatamente.

Di qui, ci si è posto il problema se una pensione o una rendita previdenziale possano integrare il predetto requisito dell’«autosufficienza» ed escludere quindi l’assegno di divorzio. Lo stesso dicasi nell’ipotesi in cui il coniuge più debole percepisca un altro tipo di sovvenzione statale come, ad esempio, l’assegno di disoccupazione o il reddito di cittadinanza. Cosa prevede a riguardo la legge? Alcuni chiarimenti provengono da una recente ordinanza della Cassazione [1]. Alla Corte è stato chiesto se all’ex moglie con pensione spetta il mantenimento. Ecco qual è stata la risposta.

Chi ha diritto all’assegno di divorzio?

L’assegno di mantenimento e quello di divorzio non sono dovuti al coniuge che, con il proprio comportamento colpevole, ha causato la fine del matrimonio e che, perciò, con la sentenza del giudice, gli è stato attribuito il cosiddetto addebito. Si pensi al coniuge che tradisce, che scompare di casa, che picchia l’altro o che l’umilia. 

Una volta accertato che il coniuge disoccupato o col reddito più basso non ha subito alcun addebito, si passa a valutare se abbia diritto all’assegno di divorzio.

L’assegno spetta solo alle persone “meritevoli”. A tal fine, il richiedente deve presentare i seguenti requisiti:

  • non deve essere giovane, in salute e con una formazione tale da consentirgli di trovare ancora un posto di lavoro;
  • se disoccupato, deve dimostrare di aver fatto di tutto per cercare un’occupazione senza tuttavia riuscirci (invio di c.v., inscrizione ai centri per l’impiego, partecipazione a bandi e concorsi, ecc.);
  • non deve avere un’età tale da essere considerato ormai fuori dal mercato del lavoro dopo tanti anni dedicati al ménage domestico (il riferimento è alla casalinga di oltre 45/50 anni).

Come deve essere calcolato l’assegno di divorzio?

Una volta stabilito che l’assegno di divorzio è dovuto perché il richiedente ne è meritevole, si passa a quantificarne l’ammontare. L’assegno di divorzio deve essere determinato in base alla capacità reddituale ed economica delle parti. L’emolumento, infatti, deve consentire al richiedente di raggiungere un livello di entrate adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare. 

Il giudice deve, quindi, prendere a riferimento, da un lato, il reddito dell’ex coniuge più benestante e, dall’altro, quello del più “povero”: dal confronto dei due, stabilirà quanto il primo deve versare al secondo non per bilanciare i due importi, ma per far sì che chi sta peggio possa condurre una vita autonoma e dignitosa (nei limiti di ciò che l’ex può dargli, chiaramente). 

Alla luce di ciò, il tribunale deve prendere a riferimento qualsiasi fonte di reddito, sia mobiliare che immobiliare, di cui sia titolare il coniuge richiedente: stipendi, pensioni, sussidi, aiuti economici dei genitori, azioni societarie e obbligazioni, titoli di Stato, possesso o proprietà di immobili.

Una pensione influisce sull’assegno di mantenimento?

Una pensione può, pertanto, concorrere nel calcolo degli importi necessari all’ex per mantenersi e di essa il giudice non può non tenere conto. Naturalmente, tutto dipende dall’entità della pensione e dalle ragioni per cui viene erogata. Ad esempio, una pensione di invalidità ha lo scopo di consentire il pagamento dei farmaci e dell’assistenza: è chiaro che, in una situazione del genere, l’importo sarà assorbito quasi totalmente dalle maggiori spese che il titolare deve affrontare. Dunque, la sussistenza di tale erogazione da parte dell’Inps non influisce sul calcolo dell’assegno di mantenimento.

Diverso sarebbe il discorso per la pensione di vecchiaia o di anzianità che, invece, è una fonte di reddito sostitutiva del precedente stipendio e della stessa natura.

Il reddito di cittadinanza influisce sull’assegno di mantenimento?

Anche la percezione del Reddito di cittadinanza può influire sull’ammontare dell’assegno di mantenimento: esso, infatti, può portare alla revisione delle condizioni di divorzio, quanto meno durante la sua erogazione. Alla luce della recente giurisprudenza, in sede di revisione, il giudice dovrebbe esprimersi tenendo presente la modifica di questo dato. La revocabilità del Reddito di cittadinanza, e più in generale la sua incerta durata e l’eventuale reperimento dell’attività lavorativa del percettore, potrebbero modificare la situazione a breve; spetterà poi ai giudici stabilire se perdita, scadenza e revoca del beneficio potranno far rivivere il diritto all’assegno precedente.

Più difficile è, invece, pensare che l’assegno di disoccupazione possa influire sul calcolo del mantenimento visto che lo stesso viene erogato solo per pochi mesi: troppo pochi per poter parlare di autosufficienza economica. 


note

[1] Cass. ord. n. 27771/19 del 30.10.2019.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube