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Obbligo di fedeltà del lavoratore: ultime sentenze

21 Novembre 2019
Obbligo di fedeltà del lavoratore: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: condotta tenuta dal dipendente; presupposto fiduciario del rapporto di lavoro; doveri di correttezza e buona fede; violazione dell’obbligo di fedeltà del lavoratore.

Fedeltà del dipendente: i comportamenti vietati

In tema di “fedeltà” del dipendente nei confronti dell’azienda, ai sensi dell’art. 2105 c.c., il dovere di fedeltà, la cui violazione può integrare una giusta causa di licenziamento, si sostanzia nell’obbligo di un leale comportamento del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e va collegato con le regole di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c..

Il lavoratore, pertanto, deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall’art. 2105 c.c., ma anche da tutti quelli che, per la loro natura e le loro conseguenze, appaiono in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nella organizzazione dell’impresa o creano situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi dell’impresa stessa o sono idonei, comunque, a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto stesso.

Corte appello Genova sez. lav., 26/02/2019, n.101

Contenzioso tra dipendente e datore di lavoro

In tema di contenzioso tra dipendente e datore di lavoro, non integra violazione dell’obbligo di fedeltà, di cui all’art. 2105 cod. civ., la produzione in giudizio di copie di atti ai quali il dipendente abbia avuto accesso, giacchè tale produzione, avendo ad oggetto copie – e non originali -, da un lato, non costituisce sottrazione di documenti in senso proprio e, dall’altro, essendo finalizzata all’esercizio del diritto di difesa, inviolabile in ogni stato e grado del procedimento, ed esclusivamente a tale esercizio, con le modalità prescritte dal codice di rito, non comporta divulgazione del contenuto dei documenti ed assolve ad una esigenza prevalente su quella di riservatezza propria del datore di lavoro.

Tribunale Pesaro sez. lav., 15/03/2019, n.123

Potenzialità lesiva della condotta del lavoratore

L’obbligo di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c. importa che il prestatore deve astenersi dal compiere non solo gli atti espressamente vietati, ma anche quelli che, per la loro natura e per le possibili conseguenze, risultano in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nell’azienda, ivi compresa la mera preordinazione di attività contraria agli interessi del datore di lavoro, potenzialmente produttiva di danno.

Tuttavia è altrettanto indubbio che di questa mera preordinazione deve ricorrere la prova concreta, nel senso che è del tutto insufficiente a configurare la violazione dell’obbligo di fedeltà, la mera potenzialità lesiva della condotta tenuta dal dipendente (nel caso di specie la Corte ha respinto l’appello confermando l’illegittimità del licenziamento posto che l’addebito disciplinare attribuito al dipendente – consistente nell’aver partecipato ad un’asta pubblica e l’essersi aggiudicato un terreno di proprietà della datrice di lavoro, sul quale quest’ultima esercitava l’azienda agricola, con conseguente violazione dell’obbligo di fedeltà – difettava in assoluto della prova che il lavoratore, al di là della sua formale iscrizione nel registro delle imprese, avesse mai iniziato una qualche attività in proprio, quale piccolo imprenditore agricolo).

Corte appello Brescia sez. lav., 31/01/2019, n.427

Doveri di correttezza e buona fede

L’obbligo di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c., integrato dai generali doveri di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. nello svolgimento del rapporto contrattuale, deve intendersi come divieto di abuso di posizione attuato attraverso azioni concorrenziali e/o violazioni di segreti produttivi o come divieto di condotte che siano in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del dipendente nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o che creino situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o che siano, comunque, idonee a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto (nella specie, la lesione dell’obbligo di fedeltà aveva assunto le forme della prestazione d’opera a favore di terzi concorrenti, che costituisce ipotesi paradigmatica di violazione degli artt. 2105, 1175 e 1375 c.c.).

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2017, n.8131

Obbligo di fedeltà e dovere di buona fede del lavoratore

L’obbligo di fedeltà a carico del prestatore di lavoro, sancito dall’art. 2015 c.c. e da integrarsi con i generali doveri di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi, determina per il lavoratore l’obbligo di astenersi da qualsiasi condotta che contrasti con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa, o che crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima, o sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto.

(Nella specie, la S.C. ha individuato la lesione dell’obbligo di fedeltà nella condotta del dipendente che aveva assunto l’incarico di consulente tecnico di parte, per conto di soggetti terzi, in dichiarato conflitto di interessi con il datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 04/04/2017, n.8711

Licenziamento del lavoratore

Il dovere di fedeltà, la cui violazione può integrare una giusta causa di licenziamento, si sostanzia nell’obbligo di un leale comportamento del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e va collegato con le regole di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c..

Il lavoratore, pertanto, deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall’art. 2105 c.c., ma anche da tutti quelli che, per la loro natura e le loro conseguenze, appaiono in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nella organizzazione dell’impresa o creano situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi dell’impresa stessa o sono idonei, comunque, a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto stesso.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto illegittimo il licenziamento del lavoratore, atteso che i fatti segnalati nell’esposto all’autorità giudiziaria riprendevano il contenuto di documenti già divulgati dalla stampa e discussi in varie sedi istituzionali, traducendosi nell’istanza di vaglio di una situazione di massiccio ricorso della società agli ammortizzatori sociali, pure a fronte di un andamento estremamente positivo dell’attività produttiva).

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2017, n.25759

Furto di materiale di proprietà del datore di lavoro

Integra un’ipotesi di violazione rilevante dell’obbligo di fedeltà del lavoratore la sua presenza sul luogo in cui si è verificato un furto di materiale di proprietà del datore di lavoro. Anche se il lavoratore non ha concretamente partecipato all’azione delittuosa, l’aver mantenuto oscuri rapporti con le persone coinvolte nella sottrazione è condotta sufficiente a far venir meno il vincolo fiduciario.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2011, n.23422

Competenza del giudice

La trattazione da parte del lavoratore di affari per conto proprio e di terzi in concorrenza con l’attività del datore di lavoro, anche se concreta concorrenza sleale, costituisce violazione dell’obbligo di fedeltà del lavoratore di cui all’art. 2105 c.c., che è obbligo proprio del lavoratore e quindi di competenza del giudice del lavoro e non del giudice ordinario.

Tribunale Torino, 03/07/2002

Obbligo di fedeltà del lavoratore subordinato

L’obbligo di fedeltà del lavoratore subordinato, che va collegato ai principi generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 c.c.), impone al lavoratore di tenere un comportamento leale verso il datore di lavoro, astenendosi da qualsiasi atto idoneo a nuocergli, anche potenzialmente, e, segnatamente, dal compimento di atti univocamente volti alla costituzione di società (o impresa individuale) avente per oggetto la medesima attività economica del datore di lavoro.

(Principio affermato con riguardo a pilota dipendente dell’A.T.I. che aveva amministrato, svolgendovi anche le mansioni di pilota, società per l’esercizio ed il noleggio di aeromobili).

Cassazione civile sez. lav., 05/12/1990, n.11657

Conflitto con l’interesse del datore di lavoro

La violazione degli obblighi di correttezza e buona fede che individuano il bene-interesse peculiare dell’art. 2105 c.c., affermativo dell’obbligo di fedeltà del lavoratore, è integrata non solo dallo svolgimento di attività inerente al medesimo prodotto posto sul mercato dal datore di lavoro, ma anche da qualsiasi altra attività che si appalesi in conflitto con l’interesse del datore di lavoro medesimo, in quanto destinata ad un mercato nel quale il potenziale acquirente – come nel caso delle cosiddette vendite porta a porta – può essere orientato verso un prodotto o un altro (ancorché relativi a differenti settori di attività, come, nella specie, l’attività assicurativa e quella – svolta dalla datrice di lavoro recedente – di produzione di cosmetici) dall’intervento persuasivo di chi presenta il prodotto.

Cassazione civile sez. lav., 08/07/1995, n.7529



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