Debiti con il Fisco: a novembre scatta la prescrizione

15 Novembre 2019 | Autore:
Debiti con il Fisco: a novembre scatta la prescrizione

Il termine per ultimare le verifiche fiscali scade 60 giorni prima della fine dell’anno: quindi gli accertamenti inviati dal 1 novembre non saranno validi.

Se durante questo mese di novembre non hai ricevuto avvisi di accertamento forse potrai tirare un sospiro di sollievo e non sarai tenuto a pagare. Infatti ogni annualità d’imposta ha dei precisi termini oltre i quali non può essere più utilmente inviato ai contribuenti l’accertamento fiscale. Comunemente si parla di prescrizione, anche se in realtà si tratta di decadenza, ma gli effetti sono gli stessi: il diritto del Fisco ad esercitare la pretesa tributaria cade se la richiesta viene formulata oltre le scadenze previste dalla legge e così da quel momento in poi i pagamenti dei debiti relativi alle tasse accertate in precedenza non possono più essere chiesti.

Il cittadino che dovesse ricevere una richiesta tardiva, potrebbe quindi sollevare l’eccezione di decadenza e far rilevare dal giudice l’invalidità dell’atto emesso e ricevuto oltre i termini perentori stabiliti. Ma oltre a questo c’è una norma di legge, contenuta nello Statuto del contribuente [1] che impone di anticipare in concreto i termini in scadenza 60 giorni prima della fine dell’anno solare: il Fisco infatti, in tutti i casi di verifiche fiscali (come quelle compiute dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza), deve consentire al contribuente di difendersi e così gli offre uno spazio per presentare osservazioni o richieste, durante il quale l’Amministrazione non può fare nulla se non attendere.

Questa possibilità si chiama contraddittorio preventivo perché precede l’emanazione dell’atto, dando al soggetto verificato la facoltà di controdedurre sui rilievi mossi, nell’arco temporale di 60 giorni a partire dalla chiusura delle operazioni di verifica (questo momento è fissato nella data di redazione del processo verbale di constatazione) e prima dell’emissione dell’avviso di accertamento: l’Ufficio impositore in sostanza è obbligato ad aspettare 60 giorni prima di poterlo emettere, tranne che nei casi di particolare e motivata urgenza (come quando un’azienda sta per chiudere o ha alienato i suoi beni patrimoniali e così c’è fondato pericolo per la riscossione).

Oggi tocca all’annualità d’imposta 2014, che sta andando fuori termine per l’accertamento fiscale – i tempi di decadenza di 4 anni per rettificare le dichiarazioni irregolari scadranno alla fine del 2019 – ma per la quale a ben vedere i “veri” termini sono anticipati rispetto al 31 dicembre: il 31 ottobre 2019 è l’ultimo giorno utile per inviare gli avvisi ai contribuenti – imprenditori, commercianti, professionisti, artigiani e lavoratori autonomi – che hanno avuto una verifica fiscale (chi invece ha subito i controlli automatizzati o “a tavolino” non è ancora salvo).

Gli Uffici impositori lo sanno e infatti stanno cercando, come ogni anno in questo periodo, di accelerare al massimo la chiusura dei controlli; ma la corsa contro il tempo si conclude stasera. Infatti i processi verbali di constatazione dovranno essere consegnati ai soggetti verificati al massimo entro il 31 ottobre, altrimenti l’avviso di accertamento che si basasse su un verbale notificato, ad esempio, il 4 novembre prossimo e che fosse emesso e inviato entro il 31 dicembre sarebbe invalido per il mancato rispetto del termine pieno concesso al contribuente per presentare le sue osservazioni, salvi i casi di motivata urgenza che consentono di eliminarlo.

Quindi riepilogando: se quest’anno hai avuto una verifica fiscale ma alla data del 31 ottobre 2019 non ti è ancora stato consegnato il processo verbale di constatazione (pvc) che documenta le operazioni compiute e indica i rilievi mossi e le contestazioni fatte, non potrai più essere accertato per l’anno d’imposta 2014 perché i termini per emettere l’atto sono ormai scaduti; se l’Amministrazione finanziaria dovesse comunque notificarti l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre, potresti far annullare l’atto eccependo il mancato rispetto della regola del contraddittorio preventivo, non essendoti stati concessi i 60 giorni previsti dalla legge per difenderti, a meno che l’Ufficio non abbia indicato nell’atto le precise ragioni in base alle quali ha emanato l’atto con urgenza, eliminando per un valido motivo quei termini di attesa stabiliti in tuo favore.

Per approfondire leggi anche accertamento fiscale dopo una verifica: come difendersi.


note

[1] Art. 12 comma 7 Legge n.212/2000 del 27 luglio 2000 «Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali».


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1 Commento

  1. Ma , questa cosa , vale anche per la tassa dell’IMU notificata dai comuni per mancato pagamento oppure per pagamento parziale dell’ imu del 2014 ? Grazie per la risposta.

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