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Riduzione delle disposizioni testamentarie: ultime sentenze

29 Luglio 2022
Riduzione delle disposizioni testamentarie: ultime sentenze

Reintegrazione della quota di riserva dei legittimari; preliminare riduzione delle disposizioni testamentarie.

Azione di riduzione delle disposizioni testamentarie: rinuncia al diritto

In materia di successione necessaria, il diritto, patrimoniale (e perciò disponibile) e potestativo, del legittimario di agire per la riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva, dopo l’apertura della successione, è rinunciabile anche tacitamente, sempre che detta rinuncia sia inequivocabile, occorrendo a tal fine un comportamento concludente del soggetto interessato che sia incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione.

Corte appello Napoli sez. VI, 18/01/2022, n.159

Valore della massa ereditaria, la quota di legittima spettante e l’entità della lesione subìta

In materia di successione testamentaria, l’azione di riduzione riconosciuta al legittimario che ritenga di essere stato leso dalle disposizioni testamentarie si fonda sui seguenti presupposti: la dimostrazione della qualità di legittimario e la dimostrazione della lesività della disposizione testamentaria o della donazione.

Il legittimario che agisca in riduzione deve indicare entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria, nonché quello della quota di legittima violata, dovendo, a tal fine, allegare e provare, anche ricorrendo a presunzioni semplici, purché gravi precise e concordanti, tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della riserva.

Tribunale Bari sez. I, 03/01/2022, n.35

Limiti dell’azione del legittimario

L’azione di riduzione non dà luogo a litisconsorzio necessario, né dal lato attivo né dal lato passivo, e può, quindi, essere esercitata nei confronti di uno solo degli obbligati alla integrazione della quota spettante al legittimario; tuttavia, qualora quest’ultimo non abbia attaccato tutte le disposizioni testamentarie lesive, non potrà recuperare, a scapito dei convenuti, la quota di lesione a carico del beneficiario che egli non abbia voluto o potuto convenire in riduzione, e potrà pretendere dai donatari solo l’eventuale differenza tra la legittima, calcolata sul “relictum” e il “donatum”, e il valore dei beni relitti – giacché la loro sufficienza libera i donatari da qualsiasi pretesa – né potrà recuperare a scapito di un donatario anteriore quanto potrebbe pretendere dal donatario posteriore, giacché se la donazione posteriore è capiente le anteriori non sono riducibili, ancorché la prima non sia stata attaccata in concreto dall’azione.

Cassazione civile sez. VI, 05/11/2021, n.32197

Azione di riduzione: va distinta dall’azione di divisione ereditaria

La domanda di divisione presuppone la comunione ereditaria costituitasi in seguito all’apertura della successione legittima o testamentaria. Con essa gli eredi chiedono lo scioglimento della comunione e l’assegnazione delle quote. Poiché anche la divisione comporta la collazione e l’imputazione (art. 724 c.c.), conseguenza è che con questa domanda nessun erede deduce di aver subito una lesione della quota di riserva: il petitum, pertanto, consiste nel conseguimento della quota ereditaria, mentre la causa petendi è data dalla semplice qualità di erede legittimo o testamentario.

L’azione di riduzione, invece, si propone nel caso in cui le disposizioni testamentarie o le donazioni siano eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre. Scopo dell’azione è la determinazione dell’ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre e, in secondo luogo la definizione di come ed in quale misura le singole disposizioni testamentarie o le donazioni debbano ridursi per integrare la legittima.

Corte appello Venezia sez. II, 21/10/2021, n.2669

Azione di riduzione

In tema di azione di riduzione, il legittimario che assume essere stato leso dalle disposizioni testamentarie deve offrire al giudice un quadro soddisfacente della situazione patrimoniale del de cuius, precisando entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, indicando gli elementi patrimoniali che costituiscono la massa ereditaria nonché, di conseguenza, il valore della quota di legittima violata, senza che sia necessaria l’indicazione in termini numerici del valore dei beni interessati dalla riunione fittizia e della conseguente lesione.

Tribunale Torino sez. II, 30/03/2021, n.1530

Ricostruzione della massa ereditaria

Nella successione testamentaria il legittimario che intenda proporre l’azione di riduzione deve indicare i limiti entro i quali è stata lesa la sua quota di riserva e, a tal fine, ha l’onere di determinare con esattezza il valore della massa ereditaria nonché la quota di legittima violata dal testatore. Per far ciò dovrà essere prima determinata la quota legittima mediante il calcolo della disponibile e di poi la conseguente riduzione delle donazioni compiute in vita dal ‘de cuius’.

Tribunale Rieti sez. I, 11/03/2021, n.147

Reintegra nella successione testamentaria

Se è vero che per la richiesta di riduzione delle disposizioni testamentarie per la conseguente richiesta di reintegra non servono formule sacramentali è anche vero che l’azione di riduzione va distinta dalla domanda di reintegra, che, a sua volta richiede non solo la previa determinazione della quota di disponibile, ma può richiedere anche una divisione, che va quindi espressamente richiesta, a maggior ragione nel presente caso di disposizioni testamentarie che violano la quota di riserva.

Tribunale Bolzano sez. I, 10/09/2020, n.696

Dichiarazione di rinuncia all’azione di riduzione

Non è ammissibile l’azione ex art. 2901 cod. civ. rispetto ad atti che si sostanziano nella rinuncia ad una facoltà, per effetto della quale non resta modificato, né attivamente né passivamente, il patrimonio del debitore e che, pertanto, anche se dichiarati inefficaci nei confronti del creditore, non consentirebbero il conseguimento dello scopo cui è preordinata l’azione stessa, secondo la “ratio” assegnatale dal legislatore (nel caso di specie il tribunale ha esposto il suddetto principio in fattispecie in cui era stata operata la rinuncia all’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie).

Tribunale Trento, 31/08/2020, n.510

Domanda di simulazione di una vendita effettuata dal de cuius

Il legittimario che agisce in riduzione delle disposizioni testamentarie ha interesse a proporre domanda di simulazione di una vendita, compiuta dal de cuius e dissimulante una donazione, anche se l’azione di riduzione non si estenda alla donazione, potendo detto interesse sussistere ai fini della riunione fittizia del bene, oggetto della donazione dissimulata alla massa ereditaria.

Cassazione civile sez. II, 31/07/2020, n.16515

Calcolo per la determinazione del valore esatto della massa ereditaria

In tema di azione di riduzione delle disposizioni testamentarie o delle donazioni l’attore deve  provare la lesione della quota di riserva e di conseguenza determinare con esattezza il valore della massa ereditaria così da poter inferire mediante il calcolo matematico sulla base delle disposizioni di legge. (Nel caso di specie, l’attore aveva semplicemente chiesto la riduzione delle donazioni fatte dal de cuius al fratello).

Tribunale Lucca, 09/03/2020, n.307

Successione ereditaria: l’azione di riduzione

In tema di successione ereditaria, va accolta l’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie qualora siano violati i diritti della quota di legittima.

Tribunale Savona, 23/03/2019

Azione di riduzione e azione di divisione

L’azione di riduzione e quella di divisione, pur presentando una netta differenza sostanziale, possono essere fatte valere nel medesimo processo, in quanto – per evidenti ragioni di economia processuale – è consentito al legittimario di chiedere, anzitutto, la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni che assume lesive della legittima e, successivamente, nell’eventualità che la domanda di riduzione sia accolta, l’azione di divisione, estesa anche a quei beni che, a seguito dell’accoglimento dell’azione di riduzione, rientrano a far parte del patrimonio ereditario divisibile.

Cassazione civile sez. VI, 17/07/2019, n.19284

Proposizione della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie

È ammissibile l’esercizio in via diretta dell’azione surrogatoria – prevista dall’art. 2900 c.c. – nella proposizione della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima da parte dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi che siano rimasti del tutto inerti, realizzandosi un’interferenza di natura eccezionale – ma legittima – nella sfera giuridica del debitore; infatti, l’azione surrogatoria non è altro che lo strumento che la legge appresta al creditore per evitare gli effetti che possano derivare alle sue ragioni dall’inerzia del debitore che ometta di esercitare le opportune azioni dirette ad alimentare il suo patrimonio, riducendo così la garanzia che esso rappresenta in favore dei creditori.

Cassazione civile sez. II, 20/06/2019, n.16623

Azione di riduzione: presupposti

L’azione di riduzione ha come causa petendi, la qualità di erede necessario e l’avvenuta lesione della quota di legittima per effetto delle disposizioni testamentarie ovvero degli atti di liberalità posti in essere in vita dal de cuius, e come petitum la diminuzione quantitativa od anche la totale eliminazione delle attribuzioni patrimoniali compiute in favore degli eredi, o dei terzi, mirando a far dichiarare inefficaci nei confronti del legittimario che agisce in giudizio, le disposizioni testamentarie o le donazioni nella misura necessaria per reintegrare la quota di riserva e ciò con effetto retroattivo al momento dell’apertura della successione.

Si tratta, pertanto, di un’azione di accertamento costitutivo, in quanto diretta ad accertare l’esistenza della lesione di legittima e la sussistenza delle altre condizioni dell’azione, conseguendo automaticamente da tale accertamento la modificazione giuridica del contenuto del diritto del legittimario, ossia l’integrazione della quota a lui riservata.

Tribunale Viterbo, 10/10/2018, n.1352

Riduzione delle disposizioni testamentarie della madre

La rinuncia all’eredità materna da parte della convenuta determina, non solo l’inoperatività dell’istituto della collazione in relazione alle donazioni effettuate in favore della stessa, bensì il rigetto della stessa domanda di divisione, per mancanza di una comunione ereditaria da dividere. Infatti la rinuncia, effettuata dalla convenuta nel corso del processo è pienamente valida, posto che la parte convenuta non risulta essere stata nel possesso dei beni ereditari, né aver in precedenza tenuto comportamenti concludenti tali da determinare un’accettazione tacita, come vorrebbe invece parte attrice.

Non può ritenersi infatti, in relazione alle domande formulate, che la convenuta si sia comportata quale erede, non avendo in particolare la stessa chiesto la divisione dei beni ereditari o la riduzione delle disposizioni testamentarie della madre.

Tribunale Padova sez. I, 04/04/2018, n.754

Rinuncia all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie

Il principio di coerenza del sistema normativo e quello di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost. impongono di riconoscere ai creditori – od al curatore del fallimento – del legittimario pretermesso che abbia rinunziato all’azione di riduzione la possibilità di tutelare le loro ragioni – o, rispettivamente, le ragioni della massa dei creditori concorrenti nel fallimento del legittimario pretermesso – utilizzando, direttamente od analogicamente, lo speciale rimedio di cui all’art. 524 c.c. e chiedendo quindi, contestualmente o successivamente, la riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva spettante per legge al debitore, surrogandosi a quest’ultimo, nel caso dei creditori, o direttamente, nel caso del curatore del fallimento.

Corte appello Napoli, 12/01/2018, n.118

Sentenza di accoglimento della domanda di riduzione

La riduzione della disposizione testamentaria conseguente all’accoglimento della domanda del legittimario che si ritenga leso nella sua quota di riserva, non derivando da un vizio di nullità dell’atto dispositivo, rende tale atto soltanto inefficace ex nunc nei confronti del legittimario vittorioso, sicché, fino a quando non sia intervenuta la pronuncia di accoglimento della domanda di riduzione, le disposizioni testamentarie e le donazioni lesive della quota di legittima esplicano la loro efficacia.

Solo dal passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento dell’azione di riduzione il legittimario pretermesso acquista la qualità di erede, mentre per il periodo anteriore, poiché le disposizioni testamentarie conservano la loro efficacia, deve ritenersi che l’erede sia pienamente legittimato a disporre dei relativi beni.

Cassazione civile sez. II, 25/07/2017, n.18280

Scioglimento della comunione ereditaria

La domanda volta allo scioglimento della comunione ereditaria ed annessa divisione giudiziale in ragione della nullità dei contratti de quibus, non invoca né cela assolutamente un’azione di riduzione posto che, come innanzi specificato, tale tipo di azione è concessa al legittimario che ha visto ledere, in tutto o in parte, la sua quota di legittima a causa delle disposizioni testamentarie o delle donazioni effettuate dal defunto, presupposto manifestamente manchevole nel presente giudizio in quanto trattasi di contratti di vitalizio alimentare e non di donazioni o disposizioni testamentarie.

Tribunale Bari sez. I, 13/07/2017, n.3656

Reintegrazione della quota legittima

Il legittimario, che sostenga di essere stato leso nei suoi diritti, deve domandare, anzitutto, la riduzione delle disposizioni testamentarie o delle donazioni lesive della legittima e, in subordine, la divisione: infatti, solo nell’eventualità in cui la prima istanza sia accolta, può essere presa in esame la seconda domanda.

L’azione di divisione e l’azione di reintegrazione di quota legittima o di riduzione presentano una netta differenza sostanziale. La prima presuppone la preesistenza di una comunione; la seconda (art. 553 ss. c.c.) è un’azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della quota legittima, mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore può disporre.

Cassazione civile sez. II, 10/04/2017, n.9192

Lesione della legittima: l’ordine per la riduzione 

In tema successione necessaria, l’ordine da seguire nella riduzione delle disposizioni lesive della quota legittima è tassativo ed inderogabile: sicché può procedersi alla riduzione delle donazioni, dalla più recente alla più risalente, solo dopo avere ridotto tutte le disposizioni testamentarie – anche privilegiate – ed avere verificato che tale riduzione non è sufficiente a soddisfare il diritto del legittimario leso.

Cassazione civile sez. II, 10/03/2016, n.4721



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