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Responsabilità dell’erede: ultime sentenze

23 Novembre 2019
Responsabilità dell’erede: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità dell’erede per i debiti ereditari; accettazione con beneficio d’inventario; allegazione in sede di impugnazione del diniego di rimborso; valore venale in comune commercio alla data di apertura della successione.

Debiti ereditari: la responsabilità dell’erede

La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere il pagamento dell’imposta di successione, sino a quando non venga chiusa la procedura di liquidazione dell’eredità e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l’illegittimità della cartella di pagamento, notificata quando la procedura di liquidazione dei debiti ereditari non era ancora conclusa).

Cassazione civile sez. trib., 11/05/2018, n.11458

Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario 

Allorché al momento della formazione del titolo esecutivo giudiziale nei confronti dell’erede, per un debito del “de cuius”, non fossero ancora decorsi i termini per il compimento dell’inventario da parte del chiamato all’eredità, il quale abbia dichiarato di accettare con beneficio, la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti entro il valore dei beni a lui pervenuti, ex art. 490 c.c., in quanto effetto del beneficio medesimo subordinato per legge alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell’inventario stesso, può essere utilmente eccepita dinanzi al giudice dell’esecuzione ed a quello dell’opposizione, trattandosi di fatto successivo alla definitività del titolo.

Cassazione civile sez. II, 12/04/2018, n.9099

Effetti della dichiarazione di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario – mediante la quale si realizza la separazione del patrimonio del defunto e la restrizione della responsabilità dell’erede intra vires hereditatis – è pur sempre dichiarazione di volere accettare l’eredità, sicché l’erede beneficiato acquista i diritti caduti nella successione e diventa soggetto passivo delle relative obbligazioni.

Tribunale Pisa, 22/03/2018, n.272

Responsabilità dell’erede per i debiti tributari

In tema di eredità, colui che accetta l’eredità con beneficio di inventario è erede, come stabilito dall’art. 490, comma 1,  c.p.c., con l’unica rilevante differenza, rispetto all’accettazione pura e semplice, che il patrimonio del defunto è tenuto distinto dal suo e che si producono gli effetti conseguenti indicati dall’art. 490, comma 2, c.p.c.. L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario non determina di per sé il venir meno della responsabilità dell’erede per debiti, anche tributari, ma fa sorgere il diritto di questo a non rispondere ultra vires hereditatis. L’erede, nei cui confronti il creditore faccia valere la propria pretesa creditoria illimitata, ha interesse a far valere la limitazione della propria esposizione debitoria mediante un accertamento giudiziale in mancanza del quale il titolo non sarebbe più contestabile.

Per quanto concerne la tutela degli interessi, vi provvede la giurisdizione tributaria la quale ha ad oggetto sia l’an che il quantum della pretesa tributaria cioè l’esistenza e la consistenza dell’obbligazione tributaria, sicché spetta al giudice tributario l’individuazione del soggetto tenuto al versamento dell’imposta e dei limiti nei quali esso, per la sua qualità, sia obbligato nei limiti di valore dei beni a lui pervenuti.

Comm. trib. reg. Potenza, (Basilicata) sez. I, 05/02/2018, n.83

Opponibilità all’erario della limitazione della responsabilità dell’erede

In materia d’imposta di successione, la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, è opponibile all’Erario anche in sede di impugnazione del diniego di rimborso dell’imposta versata, a prescindere dalla mancata impugnazione del precedente atto impositivo, atteso che l’Amministrazione, pur potendo notificare l’avviso di liquidazione all’erede che abbia accettato con beneficio d’inventario, può esigere l’imposta da costui solo una volta chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari e sempre che sussista un attivo a suo favore.

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2017, n.4788

Pagamento dei debiti ereditati

In tema di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, l’erede, senza ricorrere alla liquidazione di tipo concorsuale di cui agli art. 498 e ss. c.c. e provvedere alla conversione dei beni del “de cuius” in denaro, può procedere al pagamento individuale dei creditori ex art. 495 c.c. e conservare per sé la parte dell’attivo ereditario che dovesse residuare; in tal caso la responsabilità dell’erede è limitata al valore della stima dei beni effettuata in sede di inventario.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2016, n.23350

Procedura di liquidazione dei debiti ereditari

La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere l’imposta ipotecaria, catastale o di successione sino a quando non si sia chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari, e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, che aveva escluso potesse essere prospettata la questione dell’accettazione con beneficio d’inventario con il ricorso avverso la cartella di pagamento, una volta divenuto definitivo per omessa impugnazione l’avviso di liquidazione).

Cassazione civile sez. VI, 15/07/2015, n.14847

Limite di responsabilità dell’erede

Il limite di responsabilità dell’erede, che abbia accettato con beneficio d’inventario, per l’adempimento dei debiti ereditari costituisce oggetto di un’eccezione in senso lato, onde può essere dedotto per la prima volta in appello, dal convenuto contumace in primo grado.

Cassazione civile sez. un., 07/05/2013, n.10531

Giudizio di cognizione promosso dal creditore del defunto

L’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti del “de cuius” entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l’estensione e gli effetti dell’invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d’inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva.

Cassazione civile sez. III, 16/04/2013, n.9158

Statuizione del limite della responsabilità dell’erede

L’avviso d’accertamento è l’atto attraverso cui viene definita l’esistenza del presupposto d’imposta ed il quantum della medesima, nonché viene individuato il soggetto debitore in proprio, sostituto d’imposta o soggetto condebitore. Da ciò discende la soggettività passiva che legittima l’impugnazione dell’atto.

La statuizione del limite della responsabilità dell’erede sulla base di un evento estraneo alla fattispecie d’imposta, quale è la determinazione dalle attività e dalle passività emergenti ai sensi dell’art. 490 del codice civile, non rientra nella giurisdizione della Commissioni tributarie, con riserva decisionale all’Intendente di Finanza relativamente alla competenza di stabilire la legittimazione o meno per l’esecuzione della riscossione delle imposte iscritte a ruolo nei limiti discendenti dall’estraneità stessa alla competenza del giudice tributario.

Comm. trib. centr., 10/01/2013, n.150

Adempimento dei debiti ereditari

In tema accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, deve essere rimessa al Primo Presidente per l’assegnazione alle sezioni unite della Corte la seguente questione di massima di particolare importanza: “se il limite della responsabilità dell’erede, che abbia accettato con beneficio di inventario, per l’adempimento dei debiti ereditari, costituisca o meno oggetto di un’eccezione in senso stretto”.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2012, n.4852

L’erede risponde dei debiti tributari

L’erede risponde dei debiti tributari e l’eventuale accettazione con beneficio di inventario non fa venir meno la responsabilità dell’erede.

Comm. trib. reg. Firenze sez. XXXI, 29/04/2011, n.54



2 Commenti

  1. Quando si diventa erede? Come si distingue l’accettazione dell’eredità esplicita da quella tacita? Cos’è il diritto di rappresentazione? Spero potrete rispondere alle mie domande, vi ringrazio

    1. Quando muore un genitore si dice, impropriamente che i figli sono i suoi eredi. Ebbene, è importante sapere che la predetta qualità non è acquisita automaticamente. È necessario, infatti, che il figlio in questione accetti l’eredità. Sino a quel momento, egli è un semplice chiamato, che ancora non può definirsi vero e proprio successore patrimoniale del defunto.L’erede diventa tale a seguito dell’accettazione dell’eredità. Attraverso quest’ultima, il successore diventa il titolare dei beni ereditari con effetto retroattivo. Ciò vuol dire che se l’accettazione interviene in un momento successivo, l’effetto successorio si manifesta dalla morte del defunto e non da quello dell’accettazione predetta.Questa può essere espressa come tacita, non può essere parziale, cioè non si può accettare solo in parte l’eredità, e non può essere subordinata al verificarsi di una condizione. È importante altresì ricordare che una volta accettata l’eredità, non è più possibile rinunciarvi.Si distinguono, quindi, due tipi di accettazione: quella espressa e quella tacita. La prima si manifesta attraverso una dichiarazione, ad esempio, resa davanti al notaio alla lettura del testamento. La seconda, invece, mediante un comportamento da cui si presume inequivocabilmente la volontà di accettare l’eredità. Ad esempio agire per ottenere la divisione ereditaria oppure rinunciare dietro corrispettivo ai beni del defunto, sono delle condotte sicuramente riconducibili alle categorie delle accettazioni ereditarie tacite o altrimenti dette implicite.Quando si diventa eredi di un defunto, non si acquisiscono soltanto i beni di quest’ultimo ed i conseguenti diritti patrimoniali, ma anche i debiti dello stesso. In sostanza, si dice che il patrimonio del defunto finisce per confondersi ed inglobarsi con quello dell’erede, che pertanto sarà chiamato a rispondere, dei debiti ereditati, con il proprio patrimonio. Per impedire il descritto effetto, il chiamato all’eredità deve accettare la medesima con il beneficio d’inventario. Questa possibilità, contemplata dalla legge, è addirittura obbligatoria se il potenziale erede è un minore, una persona incapace o ad esempio un’associazione.L’accettazione dell’eredità è un diritto che si prescrive: dopo dieci anni, infatti, dalla morte del defunto, il chiamato all’eredità non può più accettare la stessa, perdendo definitivamente questa possibilità.Che cos’è il diritto di rappresentazione?La legge dice che se un chiamato all’eredità non può o non vuole accettare la stessa, tale diritto si estende a suoi discendenti, ad esempio i suoi figli. Questo meccanismo si definisce tecnicamente diritto di rappresentazione. Ovviamente, questa situazione non si concretizza in tutti i casi : solo quando il chiamato è un discendente oppure un fratello o sorella del defunto, i suoi ulteriori discendenti potranno esercitare il diritto di rappresentazione.In sostanza, ad esempio, se il fratello del defunto decide di non accettare l’eredità, il figlio di quest’ultimo subentra in tale diritto, acquisendo la possibilità di accettare la medesima. Tale meccanismo, si propaga all’infinito, sino all’ultimo dei discendenti del primo chiamato all’eredità.La rappresentazione, così come appena descritta, opera sia in presenza sia in assenza di un testamento.Anche per coloro che potrebbero agire in rappresentazione per accettare l’eredità, il termine per esercitare tale diritto è soggetto alla prescrizione decennale.

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