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Arricchimento senza giusta causa: ultime sentenze

23 Novembre 2019
Arricchimento senza giusta causa: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: arricchimento senza giusta causa; diminuzione patrimoniale; liquidazione della somma dovuta; liquidazione del risarcimento del danno; limiti dell’impoverimento.

Domanda di arricchimento senza causa 

È ammissibile la domanda di arricchimento senza causa ex art. 2041 cod. civ. proposta, in via subordinata, con la prima memoria ex art. 183, sesto comma, cod. proc. civ., nel corso del processo introdotto con domanda di adempimento contrattuale, qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di domanda comunque connessa (per incompatibilità) a quella inizialmente formulata.

Cassazione civile sez. un., 13/09/2018, n.22404

Parametri per la liquidazione della somma dovuta

In tema di arricchimento senza giusta causa, nella liquidazione della somma dovuta, ex art. 2041 c.c., non possono essere assunte come parametro, le parcelle professionali, non trattandosi di corrispettivo di prestazioni effettuate dal professionista in base al contratto con il cliente (per le quali è giustificato il ricorso alla tariffa professionale), ma di una somma che va liquidata in base alle prove offerte dal richiedente se ed in quanto vi sia stato vantaggio economico di una parte cui abbia fatto riscontro l’impoverimento dell’altra.

Tribunale Salerno sez. II, 05/01/2018, n.25

Indebito arricchimento della PA

In tema di azione di arricchimento senza giusta causa nei confronti della p.a., il riconoscimento dell’utilità da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce ex art. 2041 cod. civ. nei confronti della p.a. ha solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso, esso potendo, invece, eccepire e provare che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, e che si trattò, quindi, di “arricchimento imposto”.

Tribunale Roma sez. II, 02/03/2017, n.4205

Assegnazione di alloggi realizzati da cooperative edilizie

In tema di azione generale di arricchimento, che presuppone la locupletazione, senza giusta causa, di un soggetto a danno di un altro, non è invocabile la mancanza ovvero l’ingiustizia della causa, allorché l’arricchimento (nella specie, l’assegnazione di un alloggio realizzato da una cooperativa edilizia) dipenda da un atto di disposizione volontaria (nella specie, la cessione, in favore dell’assegnatario, delle quote della società cooperativa), finché questo conservi la propria efficacia obbligatoria.

Cassazione civile sez. II, 13/04/2016, n.7331

La locupletazione di un soggetto a danno dell’altro

In tema di azione generale di arricchimento senza causa, non può dirsi che la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro sia avvenuta senza giusta causa, quando questa sia invece la conseguenza di un contratto o comunque di un altro rapporto, almeno sino a quando il contratto o l’altro rapporto conservino la propria efficacia obbligatoria.

Deriva da quanto precede, pertanto, che l’azione di arricchimento senza giusta causa può essere proposta in via subordinata, rispetto alla azione contrattuale proposta in via principale soltanto qualora l’azione tipica dia esito negativo per carenza ab origine della azione stessa, derivante da un difetto del titolo posto a suo fondamento, ma non anche nel caso in cui sia stata proposta domanda ordinaria, fondata su titolo contrattuale, senza offrire prove sufficienti all’accoglimento, oppure quando la domanda ordinaria, dopo essere stata proposta, non sia stata più coltivata dall’interessato.

Cassazione civile sez. III, 18/12/2015, n.25449

Determinazione dei crediti

Il ricorso all’istituto della consulenza tecnica preventiva, proprio per la funzione di conciliazione assolta, non può essere limitato a quei soli contenziosi per i quali, incontestata la sussistenza del credito (contrattuale o da fatto illecito), le posizioni delle parti divergono solo sul “quantum debeatur”, poiché tale limitazione, oltre che non evincibile dal testo normativo, restringerebbe in maniera consistente il raggio d’azione di tale strumento deflattivo e, nondimeno, lascerebbe all’arbitrio della parte che resiste, attraverso la sua linea difensiva, la possibilità di paralizzare la domanda di consulenza tecnica.

Tuttavia, l’accertamento e la relativa determinazione dei crediti deve essere correlata strettamente all’inadempimento o al fatto illecito, con esclusione dunque di qualsiasi altra fonte da cui potrebbe sorgere il diritto di ricevere somme di denaro, tra cui le azioni di indebito (oggettivo e soggettivo) e di arricchimento senza giusta causa.

Tribunale Roma sez. VIII, 24/09/2015

Liquidazione del risarcimento del danno

Anche se l’art. 125 CPI offre al giudice una serie di criteri atti a garantire la liquidazione del risarcimento del danno, e talora consente al danneggiato di ottenere importi superiori al danno subito, attraverso la restituzione degli utili nella misura in cui eccedono il risarcimento del lucro cessante, ed ancora, anche se gli artt. 121 e 121 bis CPI hanno notevolmente ampliato i poteri istruttori del giudice, con significativi vantaggi sul piano dell’onere della prova, per il titolare della privativa violata, va respinto ogni tentativo tendente ad introdurre nel nostro sistema i cosiddetti ‘danni punitivi’ o la figura del cosiddetto ‘danno in re ipsa’, in quanto la tutela dei diritti garantiti dall’ordinamento giuridico non può mai comportare un arricchimento senza giusta causa.

Corte appello Roma Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 10/02/2014, n.869

Azione di arricchimento senza giusta causa: quando può essere proposta?

L’azione di arricchimento senza giusta causa può essere proposta in via subordinata rispetto all’azione contrattuale proposta in via principale soltanto qualora l’azione tipica dia esito negativo per carenza ab origine dell’azione stessa derivante da un difetto del titolo posto a suo fondamento, oppure qualora la domanda ordinaria, dopo essere stata proposta, non sia stata più coltivata dall’interessato.

Cassazione civile sez. III, 02/08/2013, n.18502

Compenso a titolo di arricchimento senza giusta causa

L’art. 1 l. reg. Sicilia 19 agosto 1999 n. 17 va interpretato nel senso che esso fissa la soglia temporale del 31 dicembre 1999 oltre la quale i precedenti organi di controllo non possono più esercitare la funzione loro demandata dalla preesistente legislazione, con la conseguenza che i componenti del comitato regionale di controllo (Coreco) della regione siciliana non hanno diritto all’indennità di carica ove l’attività sia stata espletata successivamente al 1° gennaio 2000, né possono ottenere un compenso a titolo di arricchimento senza giusta causa.

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2013, n.14315

Accordo transattivo con impegno comunale ad approvare la lottizzazione 

Ricorre la giurisdizione del giudice amministrativo ex art. 11, comma 5, l. n. 241 del 1990 nell’ipotesi in cui il Comune e dei privati stipulino un accordo transattivo con il quale si pattuisca: da una parte, che i privati rinuncino ad alcuni ricorsi promossi innanzi al T.A.R. avverso provvedimenti comunali volti alla localizzazione di interventi pubblici e all’espropriazione di aree di proprietà degli stessi e concedano l’immediata disponibilità materiale di tali aree per la realizzazione di alcuni pubblici interventi; dall’altra, che il Comune assuma l’obbligo di approvare due piani di lottizzazione interessanti le aree di proprietà dei privati e questi ultimi agiscano nei confronti del Comune per la mancata approvazione di una delle lottizzazioni, a titolo di risarcimento dei danni o, comunque, di arricchimento senza giusta causa, avendo i privati adempiuto al loro obbligo di rinunciare ai giudizi e di consegnare le aree al Comune.

Cassazione civile sez. un., 03/02/2011, n.2546

Accertamento dell’arricchimento senza giusta causa

Nel riconoscere – ai sensi dell’art. 194, comma 1, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 (t.u.e.l.) – la legittimità dei “debiti fuori bilancio”, derivanti da sentenze esecutive (lett. a) o da procedure espropriative o da occupazione d’urgenza per opere di pubblica utilità (lett. d), il debito sottostante all’atto transattivo va valutato nel suo complesso, ivi compresi gli eventuali interessi, ed è richiesto l’accertamento degli elementi della utilità pubblica e dell’arricchimento senza giusta causa.

Corte Conti, (Calabria) sez. reg. contr., 12/02/2009, n.51

Criteri di determinazione dell’indennizzo

In tema di arricchimento senza giusta causa, ai fini della quantificazione dell’obbligazione restitutoria deve farsi riferimento, giusta l’art. 2041 c.c., al minor valore tra il lucro conseguito e la perdita subita. Invero, l’indennizzo dovuto a chi si è arricchito senza giusta causa a danno di un’altra persona è soggetto ad un duplice limite: quello dell’arricchimento e quello della correlativa diminuzione patrimoniale.

Conseguentemente, non è l’intero arricchimento che la legge prende in considerazione, ma solo quello che corrisponde ad un danno o pregiudizio subito dall’altro soggetto; di contro, non è l’intero pregiudizio subito che può essere sempre risarcito, ma solo quello che corrisponde ad un profitto o vantaggio dell’arricchito. Quindi, l’indennizzo deve essere contenuto nei limiti della locupletazione, se questa è inferiore all’altrui impoverimento, e nei limiti dell’impoverimento, anche se l’arricchimento sia maggiore.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 16/10/2007



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