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Arricchimento senza giusta causa: ultime sentenze

15 Luglio 2022
Arricchimento senza giusta causa: ultime sentenze

Le più recenti pronunce giurisprudenziali su diminuzione patrimoniale e liquidazione del risarcimento del danno.

Arricchimento senza giusta causa

La cessazione delle attività da parte di una società importatrice, può costituire un motivo non imputabile alla Stato membro e se lo stesso aveva anticipato delle somme come cauzione a fronte di dazi doganali antidumping da recuperare a carico dell’importatore, queste somme possono costituire ingiusto arricchimento dell’Unione europea e vanno restituite.

Tribunale I grado UE sez. VI, 11/05/2022, n.151

Assenza di giusta causa

L’azione generale di arricchimento ex art. 2041 c.c. presuppone che la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro sia avvenuta senza giusta causa, quindi quando essa rappresenta la conseguenza di un contratto o di un altro rapporto non può dirsi che la causa manchi o sia ingiusta, almeno fino a quando il contratto o il diverso rapporto conservino rispetto alle parti e ai loro aventi causa la propria efficacia obbligatoria.

Dunque, l’assenza di giusta causa non può essere (utilmente) invocata quando l’arricchimento sia conseguenza di un contratto o di altro rapporto compiutamente regolato (ancora in vita).

Corte appello Milano sez. III, 05/04/2022, n.371

Contratto o altro rapporto compiutamente regolato

L’azione generale di arricchimento ha presuppone la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro che sia avvenuta senza giusta causa, dunque qualora essa sia conseguenza di un contratto o altro rapporto compiutamente regolato, non è dato invocare la mancanza o l’ingiustizia della causa.

Tribunale Cosenza sez. I, 22/03/2022, n.566

Presupposto del depauperamento

Per la domanda di arricchimento senza giusta causa la sussistenza del requisito del depauperamento, richiesto dall’art. 2041 c.c. come presupposto per l’esercizio dell’azione generale di arricchimento, richiede la dimostrazione che il convenuto non ha alcun titolo per giovarsi di quanto corrisponde alla perdita patrimoniale, subita dall’istante senza la propria volontà e senza un’adeguata esplicita causa giuridica; pertanto, il diritto all’indennizzo non può essere riconosciuto se il depauperamento è giustificato da una ragione giuridica, come quando sia avvenuto per una spesa fatta dall’istante nel proprio esclusivo interesse, sia pure con indiretta utilità altrui.

Tribunale Lecce sez. II, 17/03/2022, n.757

Caratteristiche e presupposti per l’azione di arricchimento senza giusta causa

Con riferimento all’arricchimento senza giusta causa, a norma dell’art. 2041 c.c. a fronte di un vantaggio economico e di un corrispondente depauperamento, in assenza di un contratto o di un atto di liberalità o di una disposizione di legge, in assenza dunque di uno specifico mezzo, già predisposto dal legislatore, è possibile ricorrere all’azione residuale di arricchimento senza causa ex artt. 2041 -2042 c.c..

Per configurare la fattispecie dell’arricchimento senza causa occorre che una parte abbia conseguito un vantaggio patrimoniale (arricchimento inteso anche nel senso di risparmio di spesa o di perdita evitata) con contestuale impoverimento dell’altra parte, che può concretarsi anche nella perdita o mancato utilizzo di un bene, o nel mancato pagamento di una prestazione. Vi deve essere pertanto tra i due eventi (locupletazione/depauperamento) un nesso di causalità inteso anche nel senso che deve sussistere un unico fatto che genera lo squilibrio patrimoniale.

Tribunale Ferrara sez. I, 11/11/2021, n.723

Indebito arricchimento: conviventi more uxorio

In tema di azione di indebito arricchimento, in materia di rapporti fra conviventi more uxorio, detto tipo di azione ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è dato invocare la mancanza o l’ingiustizia della causa qualora l’arricchimento sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell’adempimento di un’obbligazione naturale.

Tribunale Milano sez. V, 20/04/2021, n.3231

Azione generale di arricchimento: presupposto

L’azione generale di arricchimento ha come presupposto che la locupletazione di un soggetto nei confronti e a danno dell’altro sia avvenuta senza giusta causa, di talchè quando questa sia invece la conseguenza di un contratto – o anche di un altro rapporto obbligatorio’ come nel caso in esame – non può sostenersi che difetti la causa, ovvero sia ingiusta, almeno finchè il contratto o tale altro rapporto conservino, nei confronti delle parti e dei loro aventi causa, la propria efficacia obbligatoria, vale a dire non sia annullato, rescisso o risolto.

Corte appello Lecce sez. I, 23/02/2021, n.229

Arricchimento senza giusta causa: configurabilità

Qualora il socio di una società di capitali abbia prestato senza corrispettivo la propria attività professionale a favore della società stessa, è configurabile l’arricchimento senza giusta causa di essa, per l’incremento patrimoniale derivante dalla mancata spesa, con corrispondente danno per il socio. Tuttavia, nel determinare la misura del richiesto ristoro, il giudice deve indagare anche se ed in che misura il vantaggio della società si sia risolto in un concreto incremento economico per il socio, a titolo di maggiori utili, influendo riduttivamente sulla diminuzione patrimoniale subita dal socio e, quindi, sull’indennità a lui spettante ex art. 2041 c.c. (conf. a Cass. n. 5616 del 1981, Rv. 416333 – 01).

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2020, n.25045

L’indebito arricchimento in conseguenza di un contratto

L’azione generale di arricchimento ha come presupposto che la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro sia avvenuta senza giusta causa, per cui quando questa sia invece la conseguenza di un contratto o comunque di un altro rapporto, non può dirsi che la causa manchi o sia ingiusta, almeno fino a quando il contratto o l’altro rapporto conservino la propria efficacia obbligatoria.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 04/11/2020, n.837

Azione di arricchimento senza giusta causa

Appare infondata la domanda proposta in via “ulteriormente subordinata” di corresponsione dell’indennizzo di cui all’art. 2041 c.c. di indebito arricchimento. Sul punto va rilevato che, ai sensi dell’art. 2042 c.c., l’azione di arricchimento senza causa non può essere esperita, in virtù del suo carattere sussidiario, quando il danneggiato possa esercitare un’azione tipica nei confronti dell’arricchito o di altri soggetti, che siano obbligati nei suoi confronti “ex lege” o in virtù di un contratto, giacché l’accertamento dell’inesistenza di un titolo idoneo contrattuale che possa fondare altrimenti la pretesa nei confronti dell’arricchito costituisce presupposto logico di ammissibilità di tale azione.

Di conseguenza, va dichiarata inammissibile la domanda subordinata dell’appellante di ingiustificato arricchimento, una volta che quella medesima pretesa, fatta valere “ex contractu”, è stata rigettata per difetto di titolarità passiva della dedotta obbligazione in capo alla convenuta, e non già sotto il profilo della carenza “ab origine” dell’azione stessa, per difetto del titolo posto a suo fondamento.

Corte appello Venezia sez. IV, 13/04/2019, n.1608

Ingiustificato arricchimento: disciplina

La disciplina dell’ingiustificato arricchimento prevista dall’art. 2041 cod. civ. ha la funzione di eliminare uno squilibrio determinatosi senza giusta causa, a seguito del conseguimento di una utilità economica da parte di un soggetto con relativa diminuzione patrimoniale di un altro soggetto.

Tribunale Nuoro, 28/02/2019, n.127

Domanda di arricchimento senza giusta causa: elementi

La depauperazione di cui all’art. 2041 c.c. deve comprendere tutto quanto il patrimonio l’attore ha perduto (in elementi ed in valore) rispetto alla propria precedente consistenza; ma non anche i benefici e le aspettative connessi con la controprestazione pattuita quale corrispettivo della prestazione professionale, non percepito: quale esemplificativamente, per quanto qui interessa, il profitto e/o la retribuzione per lo studio e la progettazione dell’opera, nonché ogni altra posta rivolta ad assicurare egualmente al richiedente – direttamente o indirettamente – quanto si riprometteva di ricavare dall’esecuzione del contratto; o, che è lo stesso, dall’esecuzione di analoghe attività remunerative nello stesso periodo di tempo.

Corte appello Brescia sez. I, 12/02/2019, n.271

Parametri per la liquidazione della somma dovuta

In tema di arricchimento senza giusta causa, nella liquidazione della somma dovuta, ex art. 2041 c.c., non possono essere assunte come parametro, le parcelle professionali, non trattandosi di corrispettivo di prestazioni effettuate dal professionista in base al contratto con il cliente (per le quali è giustificato il ricorso alla tariffa professionale), ma di una somma che va liquidata in base alle prove offerte dal richiedente se ed in quanto vi sia stato vantaggio economico di una parte cui abbia fatto riscontro l’impoverimento dell’altra.

Tribunale Salerno sez. II, 05/01/2018, n.25

Indebito arricchimento della PA

In tema di azione di arricchimento senza giusta causa nei confronti della p.a., il riconoscimento dell’utilità da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce ex art. 2041 cod. civ. nei confronti della p.a. ha solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso, esso potendo, invece, eccepire e provare che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, e che si trattò, quindi, di “arricchimento imposto”.

Tribunale Roma sez. II, 02/03/2017, n.4205

Assegnazione di alloggi realizzati da cooperative edilizie

In tema di azione generale di arricchimento, che presuppone la locupletazione, senza giusta causa, di un soggetto a danno di un altro, non è invocabile la mancanza ovvero l’ingiustizia della causa, allorché l’arricchimento (nella specie, l’assegnazione di un alloggio realizzato da una cooperativa edilizia) dipenda da un atto di disposizione volontaria (nella specie, la cessione, in favore dell’assegnatario, delle quote della società cooperativa), finché questo conservi la propria efficacia obbligatoria.

Cassazione civile sez. II, 13/04/2016, n.7331

La locupletazione di un soggetto a danno dell’altro

In tema di azione generale di arricchimento senza causa, non può dirsi che la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro sia avvenuta senza giusta causa, quando questa sia invece la conseguenza di un contratto o comunque di un altro rapporto, almeno sino a quando il contratto o l’altro rapporto conservino la propria efficacia obbligatoria.

Deriva da quanto precede, pertanto, che l’azione di arricchimento senza giusta causa può essere proposta in via subordinata, rispetto alla azione contrattuale proposta in via principale soltanto qualora l’azione tipica dia esito negativo per carenza ab origine della azione stessa, derivante da un difetto del titolo posto a suo fondamento, ma non anche nel caso in cui sia stata proposta domanda ordinaria, fondata su titolo contrattuale, senza offrire prove sufficienti all’accoglimento, oppure quando la domanda ordinaria, dopo essere stata proposta, non sia stata più coltivata dall’interessato.

Cassazione civile sez. III, 18/12/2015, n.25449

Determinazione dei crediti

Il ricorso all’istituto della consulenza tecnica preventiva, proprio per la funzione di conciliazione assolta, non può essere limitato a quei soli contenziosi per i quali, incontestata la sussistenza del credito (contrattuale o da fatto illecito), le posizioni delle parti divergono solo sul “quantum debeatur”, poiché tale limitazione, oltre che non evincibile dal testo normativo, restringerebbe in maniera consistente il raggio d’azione di tale strumento deflattivo e, nondimeno, lascerebbe all’arbitrio della parte che resiste, attraverso la sua linea difensiva, la possibilità di paralizzare la domanda di consulenza tecnica.

Tuttavia, l’accertamento e la relativa determinazione dei crediti deve essere correlata strettamente all’inadempimento o al fatto illecito, con esclusione dunque di qualsiasi altra fonte da cui potrebbe sorgere il diritto di ricevere somme di denaro, tra cui le azioni di indebito (oggettivo e soggettivo) e di arricchimento senza giusta causa.

Tribunale Roma sez. VIII, 24/09/2015

Liquidazione del risarcimento del danno

Anche se l’art. 125 CPI offre al giudice una serie di criteri atti a garantire la liquidazione del risarcimento del danno, e talora consente al danneggiato di ottenere importi superiori al danno subito, attraverso la restituzione degli utili nella misura in cui eccedono il risarcimento del lucro cessante, ed ancora, anche se gli artt. 121 e 121 bis CPI hanno notevolmente ampliato i poteri istruttori del giudice, con significativi vantaggi sul piano dell’onere della prova, per il titolare della privativa violata, va respinto ogni tentativo tendente ad introdurre nel nostro sistema i cosiddetti ‘danni punitivi’ o la figura del cosiddetto ‘danno in re ipsa’, in quanto la tutela dei diritti garantiti dall’ordinamento giuridico non può mai comportare un arricchimento senza giusta causa.

Corte appello Roma Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 10/02/2014, n.869

Azione di arricchimento senza giusta causa: quando può essere proposta?

L’azione di arricchimento senza giusta causa può essere proposta in via subordinata rispetto all’azione contrattuale proposta in via principale soltanto qualora l’azione tipica dia esito negativo per carenza ab origine dell’azione stessa derivante da un difetto del titolo posto a suo fondamento, oppure qualora la domanda ordinaria, dopo essere stata proposta, non sia stata più coltivata dall’interessato.

Cassazione civile sez. III, 02/08/2013, n.18502

Compenso a titolo di arricchimento senza giusta causa

L’art. 1 l. reg. Sicilia 19 agosto 1999 n. 17 va interpretato nel senso che esso fissa la soglia temporale del 31 dicembre 1999 oltre la quale i precedenti organi di controllo non possono più esercitare la funzione loro demandata dalla preesistente legislazione, con la conseguenza che i componenti del comitato regionale di controllo (Coreco) della regione siciliana non hanno diritto all’indennità di carica ove l’attività sia stata espletata successivamente al 1° gennaio 2000, né possono ottenere un compenso a titolo di arricchimento senza giusta causa.

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2013, n.14315

Accordo transattivo con impegno comunale ad approvare la lottizzazione 

Ricorre la giurisdizione del giudice amministrativo ex art. 11, comma 5, l. n. 241 del 1990 nell’ipotesi in cui il Comune e dei privati stipulino un accordo transattivo con il quale si pattuisca: da una parte, che i privati rinuncino ad alcuni ricorsi promossi innanzi al T.A.R. avverso provvedimenti comunali volti alla localizzazione di interventi pubblici e all’espropriazione di aree di proprietà degli stessi e concedano l’immediata disponibilità materiale di tali aree per la realizzazione di alcuni pubblici interventi; dall’altra, che il Comune assuma l’obbligo di approvare due piani di lottizzazione interessanti le aree di proprietà dei privati e questi ultimi agiscano nei confronti del Comune per la mancata approvazione di una delle lottizzazioni, a titolo di risarcimento dei danni o, comunque, di arricchimento senza giusta causa, avendo i privati adempiuto al loro obbligo di rinunciare ai giudizi e di consegnare le aree al Comune.

Cassazione civile sez. un., 03/02/2011, n.2546

Accertamento dell’arricchimento senza giusta causa

Nel riconoscere – ai sensi dell’art. 194, comma 1, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 (t.u.e.l.) – la legittimità dei “debiti fuori bilancio”, derivanti da sentenze esecutive (lett. a) o da procedure espropriative o da occupazione d’urgenza per opere di pubblica utilità (lett. d), il debito sottostante all’atto transattivo va valutato nel suo complesso, ivi compresi gli eventuali interessi, ed è richiesto l’accertamento degli elementi della utilità pubblica e dell’arricchimento senza giusta causa.

Corte Conti, (Calabria) sez. reg. contr., 12/02/2009, n.51

Criteri di determinazione dell’indennizzo

In tema di arricchimento senza giusta causa, ai fini della quantificazione dell’obbligazione restitutoria deve farsi riferimento, giusta l’art. 2041 c.c., al minor valore tra il lucro conseguito e la perdita subita. Invero, l’indennizzo dovuto a chi si è arricchito senza giusta causa a danno di un’altra persona è soggetto ad un duplice limite: quello dell’arricchimento e quello della correlativa diminuzione patrimoniale.

Conseguentemente, non è l’intero arricchimento che la legge prende in considerazione, ma solo quello che corrisponde ad un danno o pregiudizio subito dall’altro soggetto; di contro, non è l’intero pregiudizio subito che può essere sempre risarcito, ma solo quello che corrisponde ad un profitto o vantaggio dell’arricchito. Quindi, l’indennizzo deve essere contenuto nei limiti della locupletazione, se questa è inferiore all’altrui impoverimento, e nei limiti dell’impoverimento, anche se l’arricchimento sia maggiore.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 16/10/2007



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