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Apertura della successione: ultime sentenze

16 Agosto 2021
Apertura della successione: ultime sentenze

Successione mortis causa; delazione; accettazione dell’eredità; assunzione da parte del convenuto della qualità di erede.

Apertura della successione: requisiti

In tema di riforma agraria, l’art. 7 della l. n. 379 del 1967 stabilisce i requisiti – che devono esistere al momento dell’apertura della successione e persistere fino a tutto il tempo della decisione – per la designazione di colui che subentra “iure proprio” all’assegnatario deceduto prima dell’esercizio del diritto di riscatto, senza comunque prescindere dal criterio principale dell’abitualità del successore medesimo nella coltivazione della terra, che deve sussistere sia al momento della morte dell’assegnatario che in quello in cui si chiede il subentro e la cui prova va fornita in concreto, non essendo sufficienti all’uopo certificazioni o altre attestazioni amministrative.

Dimostrata dall’erede la sussistenza di tali requisiti al momento dell’apertura della successione, se ne presume la permanenza fino alla decisione mentre, ove si accerti che nessuno dei contendenti è in possesso del requisito dell’abitualità nella lavorazione manuale della terra, il giudice è tenuto a pronunciare, anche in difetto di domanda in tal senso da parte dell’ente concedente, il rientro delle terre nella disponibilità di quest’ultimo.

Cassazione civile sez. II, 30/06/2021, n.18570

Diritto di accettare l’eredità: prescrizione

In tema di successione mortis causa, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione, ex art. 480 c.c. e il suo decorso comporta l’estinzione del diritto di accettare, che deve ritenersi consumato ex art. 2934 c.c. l’art. 480 comma 1 cod. civ., stabilendo che il diritto di accettare l’eredità si estingue con il decorso del tempo (dieci anni), prevede un termine di prescrizione estintiva.

Tribunale Treviso sez. III, 06/05/2021, n.837

La normativa applicabile alla dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione avvenuta a distanza di tempo dalla data di decesso del de cuius, va valutata sulla base della normativa vigente all’epoca dell’apertura della successione (cioè alla data della morte del de cuius), tale valutazione va fatta con riguardo sia alla normativa applicabile che quanto alle agevolazioni e soglie di esenzione. Parimenti il valore di tutti gli immobili caduti in successione va definito con riguardo a tale data.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. VI, 11/01/2021, n.55

L’apertura della successione e la delazione

La delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione mediante “aditio”, oppure per effetto di “pro herede gestio”, oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c..

Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Corte appello L’Aquila, 21/10/2020, n.1409

Apertura della successione: entro quando effettuare l’inventario?

In tema di successione mortis causa, ai sensi dell’art. 485 c.c.. il chiamato all’eredità che è nel possesso del beni ereditari, indipendentemente dal compimento della dichiarazione di accettazione, è tenuto ad effettuare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione. Se non lo fa si considera erede puro e semplice”, mentre “era onere del convenuto provare che: il possesso aveva funzione conservativa e che non abitava nell’immobile dei genitori; che aveva eseguito l’inventario ai sensi dell’art 485 c.c.

Corte appello Torino sez. II, 28/07/2020, n.782

Apertura della successione

I diritti contemplati dall’art. 540, comma 2, c.c. si costituiscono automaticamente in capo al coniuge superstite all’apertura della successione, anche in presenza di un’attribuzione testamentaria della casa familiare o dei mobili che la arredano in favore di terzi; ne consegue che il coniuge superstite potrà invocare “ipso iure” l’acquisto di tali diritti, senza dover ricorrere all’azione di riduzione.

Cassazione civile sez. II, 11/06/2019, n.15667

Quando l’azienda ereditaria deve ritenersi oggetto di comunione?

L’azienda ereditaria deve ritenersi oggetto di comunione se vi sia la finalità del solo godimento in comune secondo la sua consistenza al momento dell’apertura della successione. Tuttavia, se viene esercitata per finalità speculative con nuovi conferimenti in vista di ulteriori utili, sulla base dell’incremento degli elementi aziendali, può verificarsi che: o l’impresa è esercitata da tutti i coeredi, e in tal caso l’originaria comunione incidentale si trasforma in una società (sia pure irregolare o di fatto); ovvero l’impresa viene esercitata da uno o più eredi, e in tal caso la comunione incidentale è limitata all’azienda così come relitta dal “de cuius”, con gli elementi esistenti all’apertura della successione, mentre l’impresa esercitata dal singolo o da parte dei coeredi è riferibile soltanto ad esso o ad essi con gli utili e le perdite relativi.

(Fattispecie in cui un solo erede aveva esercitato un’azienda farmaceutica cedutagli da padre in virtù di atto dichiarato nullo e il relativo compendio era entrato a far parte della comunione ereditaria, con la conseguenza che, a fini divisionali, la consistenza dell’azienda doveva essere quella dell’apertura della successione, mentre le spese, gli incrementi e i decrementi, essendo ascrivibili al solo imprenditore che aveva esercitato l’azienda, non potevano essere considerati comuni).

Cassazione civile sez. II, 11/04/2019, n.10188

Morte di uno dei condividenti  dopo l’apertura della successione

In tema di divisione ereditaria, la morte di uno dei condividenti successivamente all’apertura della successione ed alla stessa accettazione dell’eredità, con il subentro ad esso di una pluralità di soggetti, non determina il mutamento del titolo della comunione, da ereditaria in ordinaria, quanto, piuttosto, l’insorgere di una nuova comunione tra gli eventuali coeredi del condividente defunto, oggetto di distinta divisione rispetto a quella concernente i beni di cui il coerede defunto era comproprietario, con la persistente necessità, rispetto a quest’ultima, di procedere alla valutazione della comoda divisibilità della massa ed alla redazione del progetto di divisione in relazione al numero degli originari coeredi.

Cassazione civile sez. VI, 20/03/2019, n.7869

Accettazione dell’eredità

In tema di successioni mortis causa, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione, mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.

Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Tribunale Parma, 26/02/2019, n.336

Efficacia della disposizione testamentaria

In tema di legato in favore di ente di assistenza che sia stato soppresso dopo l’apertura della successione e le cui funzioni amministrative e relativo patrimonio siano stati trasferiti “ex lege” ad altri enti, l’espressa definizione, ad opera del testatore, dello scopo perseguito dal predetto legato, imprimendo un vincolo di destinazione alle somme di denaro derivanti dalla vendita dei cespiti immobiliari che ne sono oggetto, può efficacemente assumere connotazione modale decisiva per l’individuazione dell’ente legittimamente chiamato alla successione, perché deputato ad assolvere tale scopo nel più ampio quadro dei propri fini istituzionali.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che all’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, in favore della quale era stato legato un immobile perché, col ricavato della sua vendita, venisse realizzata una struttura a tutela della maternità e dell’infanzia, fosse succeduto, ai sensi dell’art. 5 l. n. 698 del 1975, il Comune, rientrando tra le sue attribuzioni le funzioni relative agli asili nido e ai consultori familiari).

Cassazione civile sez. II, 04/07/2018, n.17481

Data di apertura della successione

Premesso che ai fini dell’accertamento della qualità di legittimari occorre far riferimento alla data di apertura della successione, il rapporto di filiazione è, nell’ordinamento attuale, costituito automaticamente per effetto dell’indicazione del nome della madre nell’atto di nascita, senza necessità di un ulteriore atto di riconoscimento formale.

Cassazione civile sez. II, 25/09/2018, n.22729



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