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Opposizione cartella di pagamento: chi paga le spese processuali?

31 Ottobre 2019
Opposizione cartella di pagamento: chi paga le spese processuali?

Cartella esattoriale annullata: i costi dell’avvocato e della causa vengono rimborsati?

Ora che il tuo avvocato ti ha detto che la cartella di pagamento, ricevuta qualche giorno fa, è nulla e si può impugnare, sei molto più tranquillo. Il problema si sposta adesso su un altro piano: mettere mano al portafogli per far fronte alle spese processuali, quelle cioè necessarie al ricorso. Il professionista vuole da te quasi mille euro, più il costo del contributo unificato. 

Sai che devi anticipare questi oneri, ma ti chiedi se ti verranno rimborsati dal fisco. Qual è il modo migliore per assicurarsi una sentenza che condanni la controparte alle cosiddette “spese di lite”? 

Devo essere sincero: nella lunga esperienza registrata presso le Commissioni tributarie, ho assistito a pronunce in cui, pur a fronte di una conclamata ragione da parte del contribuente, i giudici hanno compensato le spese. Il che significa che il vincitore del giudizio, pur avendo visto annullare la cartella illegittima, è stato poi costretto a pagare l’onorario del proprio difensore (cosa che, alla fine dei conti, implica un danno per chi è dalla parte della ragione). 

In alcuni casi, ho visto giudici appellarsi alla “novità della questione trattata” per giustificare la suddetta compensazione delle spese, anche quando sul punto erano già intervenute le Sezioni Unite (ad esempio in materia di prescrizione dei debiti verso Inps).

Detto ciò, ci sono alcune cose da sapere sull’argomento che potrebbero porre il contribuente in una posizione di vantaggio. Lo faremo tenendo conto di una recente sentenza della Cassazione [1] intervenuta a spiegare chi paga le spese processuali in caso di opposizione alla cartella di pagamento.

L’agente della riscossione paga le spese di giudizio anche se non ha colpa

A volte, vengono emesse cartelle esattoriali illegittime per un errore commesso non già dall’agente della riscossione, ma dall’ente creditore (ad esempio, l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, la Regione, ecc.).

Marco riceve una cartella per un bollo auto mai pagato. Il debito, però, si riferisce a cinque anni prima. Marco fa ricorso sollevando l’eccezione di prescrizione. Il giudice l’accoglie e annulla la cartella. In merito alle spese processuali, l’agente per la riscossione si difende sostenendo di non avere alcuna colpa nell’invio della cartella illegittima essendo piuttosto responsabilità della Regione non aver mai spedito, pur a fronte del notevole lasso di tempo trascorso, un atto interruttivo della prescrizione. L’agente ha, quindi, emesso la cartella sulla base di un’indicazione non corretta da parte dell’ente creditore. Chi pagherà le spese processuali in casi come questo?

La legge consente al contribuente di ricorrere contro la cartella illegittima chiamando in causa solo l’agente della riscossione, a prescindere se l’errore è stato commesso da quest’ultimo o dalla pubblica amministrazione titolare del credito. Ebbene, se il giudice dovesse accogliere la tesi dell’esattore e non condannarlo alle spese, il contribuente resterebbe sempre privo di tutela in quanto non recupererebbe mai i costi per l’avvocato e il contributo unificato.

Di qui, il principio sancito dalla Cassazione: l’agente della riscossione paga le spese di giudizio anche se l’azione è illegittima per colpa del creditore. La posizione del debitore di una pretesa esattoriale infondata non può essere aggravata con l’obbligo di agire contro l’ente impositore per il recupero.

La Suprema Corte ha ricordato che l’agente della riscossione ha un vero e proprio onere di chiamare in causa l’ente «creditore interessato» onde evitare di subire le conseguenze negative della lite e ha la facoltà di chiedere di essere manlevato da quest’ultimo, quando evidentemente la contestazione è ritenuta fondata. Se l’esattore non chiama in causa l’ente titolare del credito che ha commesso l’errore, ne paga le conseguenze in termini di spese processuali. 

Al fine di non aggravare senza motivo la posizione del debitore della cartella esattoriale, non gli si può fare carico delle spese processuali: bisogna lasciare che questo onere segua una ripartizione interna tra ente creditore interessato e agente della riscossione. 

Inviare l’istanza in autotutela prima del ricorso

Per rendere più evidenti al giudice le proprie ragioni e ottenere una condanna alle spese processuali dell’avversario, bisogna sempre mettere in luce come si sia data, alla pubblica amministrazione, la possibilità di emendare il proprio errore prima del giudizio vero e proprio. Ecco perché è sempre buona norma intraprendere prima la strada del ricorso in autotutela. L’istanza in autotutela ad Agenzia Entrate o Agenzia Entrate Riscossione, anche se non obbligatoria, andrà opportunamente presentata anche quando è necessario procedere alla mediazione tributaria. In questo modo, infatti, si rende ancora più evidente al giudice l’inerzia colpevole della controparte che era stata messa nella condizione di ravvedersi e, tuttavia, non l’ha fatto.  


note

[1] Cass. ord. n. 28029/19 del 31.10.2019.


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