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Recesso per giusta causa: ultime sentenze

23 Novembre 2019
Recesso per giusta causa: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: recesso per giusta causa; contratto di agenzia; abbandono del posto di lavoro; inadempimento agli obblighi di sorveglianza; legittimità del recesso.

Giusta causa di recesso: configurabilità

Nel rapporto di agenzia il disposto di cui all’art. 2119 c.c. deve essere applicato in vista della diversa natura del rapporto rispetto a quello di lavoro subordinato nonché della diversa capacità di resistenza delle parti nell’economia complessiva dello stesso; ne consegue che il giudizio circa la sussistenza di una giusta causa di recesso deve essere compiuto tenuto conto delle complessive dimensioni economiche del contratto e dell’incidenza dell’inadempimento sull’equilibrio contrattuale, rilevando principalmente, a tal ultimo proposito, la sussistenza di un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza che leda in misura considerevole l’interesse dell’agente, tanto da non costituire la prosecuzione, pur provvisoria, del rapporto.

(Nella caso di specie, il Tribunale ha escluso la configurabilità di una giusta causa di recesso avendo il ricorrente indicato solo con una missiva, indirizzata peraltro all’agente precedentemente in carica rispetto ai convenuti, l’ingiustificata diminuzione delle provvigioni quale ragione per la sussistenza di una giusta causa di recesso, senza allegare e dimostrare nella missiva di dimissione, né con il ricorso introduttivo del giudizio, l’effettiva riduzione delle provvigioni integrante tale giusta causa).

Tribunale Rovigo sez. lav., 06/03/2018, n.87

Disciplina del recesso nel contratto di agenzia

Va affermata l’applicabilità anche al rapporto di agenzia dell’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119 c.c., per l’evidente analogia che sussiste tra la disciplina del recesso nel contratto di agenzia e quella dello scioglimento del rapporto di lavoro subordinato, fondati entrambi su di un rapporto fiduciario.

Tribunale Caltanissetta sez. lav., 18/09/2019, n.422

L’intensità del rapporto di fiducia tra le parti 

L’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119, primo comma, cod. civ. in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest’ultimo ambito il rapporto di fiducia – in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell’attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali – assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato.

Ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito.

Corte appello Torino sez. lav., 04/09/2019, n.646

Legittimità del recesso per giusta causa

L’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119, comma 1, cod. civ. in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest’ultimo ambito il rapporto di fiducia – in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell’attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali – assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato.

Ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente e correttamente motivata.

Tribunale Catania sez. lav., 16/01/2019, n.141

I contratti a tempo determinato 

Il rapporto di lavoro a tempo determinato, al di fuori del recesso per giusta causa di cui all’art. 2119 cod. civ., può essere risolto anticipatamente non già per un giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della L. n. 604 del 1966, ma soltanto in presenza delle ipotesi di risoluzione del contratto previste dagli artt. 1453 e ss. cod. civ..

Ne consegue che, qualora il datore di lavoro proceda ad una riorganizzazione del proprio assetto produttivo, non può avvalersi di tale fatto per risolvere in anticipo un contratto di lavoro a tempo determinato.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 28/11/2018, n.1658

Lavoro a tempo indeterminato

Nell’ipotesi di recesso sorretto dalla giusta causa, diversamente da quanto previsto dall’art. 2118 c.c., non è previsto l’obbligo del preavviso e, in forza del disposto di cui all’art. 2119 c.c. al prestatore recedente è dovuta l’indennità sostituiva.

Tribunale Milano sez. lav., 13/07/2018, n.2011

Abbandono del luogo di lavoro

La fattispecie dell’abbandono del posto di lavoro, tipizzata fra le cause di recesso per giusta causa dall’art. 140, comma 2, c.c.n.l. per i “Dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata”, presenta una duplice connotazione, una di carattere oggettivo, in base alla quale, dovendosi identificare il concetto di abbandono nel totale distacco dal bene da proteggere, rileva l’intensità dell’inadempimento agli obblighi di sorveglianza, e un’altra di carattere soggettivo, consistente nella coscienza e volontà dell’agente di voler realizzare la condotta incriminata, fatta salva l’eventuale configurabilità di cause scriminanti, restando irrilevante il motivo dell’allontanamento.

Cassazione civile sez. lav., 12/04/2018, n.9121

Valutazione della gravità della condotta

L’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119 c.c. in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tenere conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest’ultimo ambito il rapporto di fiducia – in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell’attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali – assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato.

Ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente e correttamente motivata.

Tribunale La Spezia sez. lav., 04/04/2018, n.104

Contratto a termine: può risolversi per giustificato motivo oggettivo?

La disciplina di cui alla l. 604/1966 non si applica ai rapporti di lavoro a tempo determinato ad eccezione del recesso per giusta causa ex art. 2119 c.c., e tale rapporto di lavoro può essere risolto anticipatamente non per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 legge 604/1966 ma solo se ricorrono le ipotesi di risoluzione del contratto previste dagli art. 1453 cc. e segg.; ne consegue che, qualora il datore di lavoro proceda ad una riorganizzazione del proprio assetto produttivo, non può avvalersi di tale fatto per risolvere in anticipo un contratto di lavoro a tempo determinato.

Tribunale Roma sez. II, 24/05/2017, n.4902

Necessità di attendere la sentenza di condanna definitiva

Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva, di cui all’art. 27, comma 2, Cost., concerne le garanzie relative all’attuazione della pretesa punitiva dello Stato, e non può quindi applicarsi, in via analogica o estensiva, all’esercizio da parte del datore di lavoro della facoltà di recesso per giusta causa in ordine ad un comportamento del lavoratore suscettibile di integrare gli estremi del reato, se i fatti commessi siano di tale gravità da determinare una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto, senza necessità di attendere la sentenza definitiva di condanna, neppure nel caso in cui il c.c.n.l. preveda la più grave sanzione espulsiva solo in tale circostanza.

Ne consegue che il giudice, davanti al quale sia impugnato un licenziamento disciplinare, intimato a seguito del rinvio a giudizio del lavoratore, per gravi reati potenzialmente incidenti sul rapporto fiduciario – ancorché non commessi nello svolgimento del rapporto -, non può limitarsi alla valutazione del dato oggettivo del rinvio a giudizio, ma deve accertare l’effettiva sussistenza dei fatti contestati e la loro idoneità, per i profili soggettivi ed oggettivi, a supportare la massima sanzione disciplinare.

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2016, n.18513

Licenziamento del pubblico dipendente gay che si prostituisce in rete

Non può ritenersi connotato da intento discriminatorio il licenziamento per giusta causa del pubblico dipendente che offre prestazioni sessuali a pagamento su siti internet laddove risulti in modo inequivoco dalla ragione giustificativa addotta che il recesso dell’ente abbia sanzionato, non già l’orientamento sessuale e le scelte personali del dipendente, ma l’attività prostitutiva in sé. Quest’ultima (sia essa omo o etero sessuale), anche ove esercitata al di fuori dell’attività di lavoro, potrebbe infatti integrare un comportamento tale da influire sugli obblighi discendenti dal rapporto con un potenziale danno per la p.a. e dunque costituire presupposto in astratto idoneo a fondare un recesso per giusta causa dell’ente.

Qualora però il lavoratore agisca in giudizio deducendo soltanto il motivo discriminatorio, l’eventuale carenza in concreto di giusta causa, rappresenta un ulteriore, e non già compreso, motivo di illegittimità del recesso, come tale non rilevabile d’ufficio.

Cassazione civile sez. lav., 22/06/2016, n.12898



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