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Lavoro straordinario: ultime sentenze

30 Novembre 2019
Lavoro straordinario: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: lavoro straordinario; onere probatorio del lavoratore; corresponsione dei compensi previsti per il lavoro straordinario; principio di onnicomprensività della retribuzione; maggiorazione retributiva per lavoro notturno.

Lavoro straordinario

Il soggetto che agisce per ottenere la corresponsione dei compensi previsti per il lavoro straordinario è gravato dell’onere di fornire prova puntuale delle ore di lavoro svolte. Tale onere probatorio investe, dunque, sia la prova dello svolgimento della prestazione lavorativa nell’orario normale, sia la prova dello svolgimento della prestazione lavorativa oltre tale orario, sia la prova dell’articolazione di tale prestazione, con riferimento ad eventuali pause godute al fine di potere puntualmente ricostruire la prestazione resa.

Tribunale Bari sez. lav., 03/10/2019, n.3889

Riconoscimento del lavoro straordinario

In tema di riconoscimento del lavoro straordinario, l’onere della prova  in merito allo svolgimento di lavoro straordinario grava in capo al lavoratore il quale dopo aver dimostrato la sussistenza del rapporto di lavoro con l’azienda e l’orario normale di lavoro pattuito, deve indicare il numero di ore per le quali si è protratta la sua prestazione lavorativa oltre il tempo prestabilito.

Il lavoratore ha cioè l’onere di provare l’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente previsti. L’esposto principio costituisce proiezione del criterio guida di cui all’articolo 2967 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata.

Tribunale Brescia sez. lav., 05/08/2019, n.401

Pagamento del lavoro straordinario: onere probatorio

Ai fini del pagamento del lavoro straordinario, gli sconfinamenti in eccesso dall’orario di lavoro previsto dal contratto costituiscono l’oggetto precipuo dell’onere probatorio a carico del lavoratore che deduca di aver svolto la propria attività lavorativa oltre il normale orario di lavoro.

Al riguardo, il lavoratore che domandi in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario deve dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che la valutazione equitativa del giudice possa supplire l’assenza di siffatta prova.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 09/10/2019, n.1258

Azione per l’accertamento dell’orario di lavoro prestato

Il lavoratore che ricorre dinanzi all’autorità giudiziaria per far accertare, tra l’altro, l’orario di lavoro effettivamente prestato, e la conseguente corresponsione del compenso per il lavoro straordinario, ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice.

Corte appello Milano sez. lav., 10/04/2019, n.304

Valutazione equitativa del giudice

Il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla quantificazione del compenso.

Tribunale Caltanissetta sez. lav., 02/10/2019, n.452

Compensi per lavoro straordinario computabili ai fini del Tfr

Il principio di onnicomprensività della retribuzione, sancito dall’art. 2121 c.c., ai fini della determinazione dell’indennità di anzianità, poi confluita nel trattamento di fine rapporto, trova applicazione anche ai fini della liquidazione dell’indennità di buonuscita con conseguente nullità, ai sensi dell’art. 2121 c.c., e dell’art. 1419 c.c., di clausole contrattuali che escludano espressamente la computabilità di indennità corrisposte in maniera continuativa o che adottino una nozione di retribuzione non comprensiva di emolumenti percepiti in maniera continuativa, come il compenso per lavoro straordinario continuativo.

Tribunale Bari sez. lav., 12/09/2019, n.3379

Allegazione del fatto costitutivo

In tema di lavoro subordinato, sul lavoratore che chiede in via giudiziale il compenso per lavoro straordinario, grava un onere probatorio rigoroso, che esige il preliminare adempimento dell’onere di una specifica allegazione del fatto costitutivo, senza che al mancato assolvimento di entrambi possa supplire la valutazione equitativa del giudice.

Corte appello Milano sez. lav., 13/08/2019, n.1144

Sistemi di rilevazione del tempo di lavoro 

Un sindacato di lavoratori spagnolo ha promosso un ricorso collettivo dinanzi alla Corte centrale di Spagna per chiedere la pronuncia di una sentenza che obbligasse un’azienda ad istituire un sistema di registrazione dell’orario di lavoro giornaliero svolto dai dipendenti al fine di verificare il rispetto degli orari di lavoro contrattualmente stabiliti, con conseguente trasmissione ai rappresentanti sindacali delle informazioni relative al lavoro straordinario effettuato mensilmente.

Corte giustizia UE grande sezione, 14/05/2019, n.55

Prestazione di lavoro supplementare o straordinario

La prova dello svolgimento di lavoro supplementare/straordinario e della sua effettiva entità, grava sul lavoratore che agisca per ottenere il relativo compenso e deve essere data in maniera rigorosa, senza possibilità che tale onere della prova venga sostituito da una valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla liquidazione del quantum debeatur, sul presupposto che risulti già provato l’an.

Tribunale Modena sez. lav., 16/04/2019, n.65

Pubblico impiego contrattualizzato

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per il lavoro straordinario svolto presuppone, di necessità, la previa autorizzazione dell’amministrazione, poiché essa implica la valutazione della sussistenza delle ragioni di interesse pubblico che impongono il ricorso a tali prestazioni e comporta, altresì, la verifica della compatibilità della spesa con le previsioni di bilancio.

Corte appello Catania sez. lav., 26/03/2019, n.268

Lavoro straordinario del docente universitario 

La controversia in materia di spettanza del trattamento retributivo per lavoro straordinario in capo al docente universitario svolgente attività assistenziale presso la struttura ospedaliera va devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, posto che la vicenda su cui si controverte non investe la dinamica del rapporto con l’istituzione universitaria, riguardando invece esclusivamente pretese riconducibili alla relazione di lavoro con l’azienda ospedaliera.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 18/02/2019, n.921

Lavoro notturno

La maggiorazione retributiva per lavoro notturno, diretta a compensare il maggior disagio di questo, non può essere negata per il fatto solo che tale lavoro avvenga nell’ambito di turni servizio – conformi, del resto, le previsioni degli artt. 2108 c.c. e 7 d.lgs. 532/99.

Tribunale Torino sez. lav., 11/02/2019, n.275


3 Commenti

  1. Svolgo lavoro d’ufficio, non ho straordinari pagati e marco solo l’ingresso e non l’uscita. In molti fanno tante ore di straordinario (sempre più di un’ora al giorno), alcuni colleghi anche 2 o 3 al giorno per settimane di fila. E’ ormai una prassi, vi è qualche violazione di legge o vi sono altre potenziali implicazioni legate a questa prassi? Ad esempio: se un dipendente fa un incidente tornando a casa dopo aver lavorato 10 ore per diversi giorni di seguito, può rivalersi sull’azienda per i danni subiti o arrecati?

    1. Ai sensi dell’art. 2, co. 1, D.Lgs. 66/2003, si definisce innanzitutto lavoro straordinario, quello prestato oltre l’orario normale di lavoro, cioè oltre la quarantesima ora settimanale (se il dipendente ha un contratto a tempo pieno). Per la maggiore fatica che comporta, il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro, oppure – in alternativa o in aggiunta a dette maggiorazioni – con riposi compensativi. I contratti collettivi stabiliscono la durata massima dello straordinario, ossia quante ore i dipendenti possono lavorare oltre il tetto delle 40 ore settimanali. L’orario settimanale – in presenza o in assenza di contrattazione applicabile – non può in ogni caso superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di 7 giorni.Il limite massimo di 48 ore deve essere calcolato, come media, in un periodo di riferimento non superiore a 4 mesi, elevabile dalla contrattazione collettiva a 6 mesi (12 a fronte di ragioni obiettive, tecniche o organizzative).Ciò posto, se l’azienda presso la quale il lavoratore lavora impone lo svolgimento di un numero di ore di straordinario superiore a quanto concesso dalla legge e dalla contrattazione collettiva e/o non provvede a remunerarlo per il superiore orario svolto (o quantomeno a concedere dei riposi compensativi), commette un illecito.

      Si tenga infatti presente che il lettore non è obbligato (salvo in casi particolari) ad accettare la richiesta dell’azienda di svolgere lavoro straordinario e, in ogni caso, ha diritto ad essere regolarmente pagato per il lavoro svolto.Se le ore di lavoro effettivamente prestato non sono “tracciate” o “tracciabili”, ciò ha sicuramente ripercussioni, a seconda dei casi, in diversi ambiti: ad esempio, l’azienda non versa i contributi per le ore in più svolte dal lettore; in caso di infortunio o sinistro durante l’orario straordinario “non ufficiale”, non opera la copertura assicurativa Inail in caso di infortunio o sinistro.
      Conseguentemente, il lettore ha diverse possibilità di “reazione”:
      – può rivolgersi ad un sindacato: l’associazione di categoria provvederà a conteggiare le somme spettanti a titolo di lavoro straordinario e manderà quindi una lettera all’azienda, intimandola a pagare quanto prima le somme dovute al lavoratore.
      – può rivolgersi ad un avvocato: se le ore di lavoro straordinario non pagate sono indicate nel loro ammontare nella busta paga, si potrà utilizzare tale documento quale prova per chiedere al giudice del lavoro la pronuncia di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo nei confronti dell’azienda. Si tratta di un procedimento molto celere, che consente di ottenere un provvedimento con il quale il Magistrato ordina all’azienda l’immediato pagamento della retribuzione non corrisposta. In mancanza di pagamento il lavoratore potrà procedere con il pignoramento dei beni del datore.

      Se invece le ore di lavoro straordinario effettivamente svolte non risultano da alcun documento, l’unica soluzione possibile è iniziare una vera e propria causa contro il datore.L’orario di lavoro svolto dovrà essere provato per testimoni e in modo molto preciso.È indispensabile infatti, in questi casi, disporre di colleghi, clienti, fornitori, o comunque persone a conoscenza dell’orario di lavoro svolto dal lettore, che possano quindi confermare dinanzi al Giudice che questi ha lavorato in un determinato periodo per un certo orario, svolgendo determinate mansioni.Infine, un’ulteriore soluzione può essere quella di rivolgersi il lettore all’Ispettorato del Lavoro della provincia presso la quale ha il domicilio (o ove presta la propria attività lavorativa) e contattare l’ispettore di turno. Insieme a quest’ultimo, dovrà descrivere le inadempienze del datore di lavoro e cioè indicare l’orario di lavoro svolto, il mancato pagamento delle ore di lavoro straordinario, le sue mansioni, il periodo in cui non ha ricevuto alcun pagamento, fornendo all’ispettore tutta la documentazione che possa dare ulteriore dimostrazione delle affermazioni espresse. La stesura del verbale e la firma dello stesso da parte del lettore determineranno l’avvio di accertamenti e controlli sull’operato dell’azienda e l’applicazione di eventuali sanzioni.

  2. Inoltre, aggiungo una domanda alla precedente… Il mio datore di lavoro è obbligato a registrare le ore di attività in eccesso, rispetto all’orario lavorativo ordinario? Vi ringrazio anticipatamente per la vostra consueta disponibilità. Il vostro sito per me è un sito giuridico al quale attingere per sciogliere i miei dubbi

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