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Precisazione conclusioni: sulla riproposizione delle domande la Cassazione cambia orientamento

5 luglio 2013


Precisazione conclusioni: sulla riproposizione delle domande la Cassazione cambia orientamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2013



Le domande non reiterate all’udienza di precisazione delle conclusioni devono ritenersi abbandonate: assume rilievo solo la volontà espressa esplicitamente dalla parte, mentre è irrilevante la volontà rimasta inespressa.

Nella causa civile, ogni domanda che, all’udienza di precisazione delle conclusioni, non sia stata riproposta dalla parte deve ritenersi definitivamente abbandonata: ciò in omaggio al principio dispositivo e a quello del giusto processo.

Si tratta di un “radicale cambiamento” dice la Cassazione in una importante sentenza di ieri [1], che muta così l’orientamento, finora costante, secondo cui: “affinché una domanda possa ritenersi abbandonata dalla parte, non è sufficiente che essa non venga riproposta nella precisazione delle conclusioni – costituendo tale omissione una mera presunzione di abbandono – ma è necessario accertare se, dalla valutazione complessiva della condotta processuale della parte o dalla stretta connessione della domanda non riproposta con quelle esplicitamente reiterate, emerga una volontà inequivoca di insistere sulla domanda pretermessa” [2].

Dunque, questo indirizzo deve considerarsi ormai abbandonato. Secondo invece il nuovo orientamento, la mancata riproposizione della domanda (o eccezione) nella precisazione delle conclusioni, comporta la rinuncia alla stessa: assume infatti massimo rilievo la volontà espressa dalla parte, in ossequio al principio dispositivo, e risulta irrilevante qualsiasi volontà rimasta inespressa.

Nella giurisprudenza di legittimità, si va via via affermando una linea evolutiva che va nella direzione di abbandonare la ricerca costruttiva della volontà della parte, anche alla luce delle ultime modifiche del codice di procedura civile. Oggi, infatti, il potere dispositivo delle parti ha assunto un nuovo e più pregnante rilievo, non solo rispetto alle istanze istruttorie, ma anche con riferimento a tutte le domande ed eccezioni: il giudice, in tutto ciò, ha solo la funzione di garante a presidio del divieto di domande nuove e del rispetto delle preclusioni.

In quest’ottica, il ruolo della parte processuale – in linea con il principio dispositivo – viene esaltato: è ad essa che viene riconosciuto il ruolo di vero dominus dei propri interessi e ne fa le spese se non adempie ai conseguenti oneri. Il giudice, in definitiva, non deve più ricercare la volontà effettiva delle parti dagli atti processuali, ma deve limitarsi a prendere atto delle domande formulate.

note

[1] Cass. sent. n. 16840/13 del 4.07.2013.

[2] Cass. sent. n. 1603 del 3.02.2012.

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