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Contestare malattia dipendente

1 Novembre 2019
Contestare malattia dipendente

Come scoprire che il certificato medico presentato dal lavoratore assente è falso o è esagerato: la truffa ai danni dell’Inps e del datore di lavoro. 

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha ritenuto responsabile di truffa il dipendente che riferisce falsamente al proprio medico di sentirsi male e, dopo averlo così indotto in errore, si fa rilasciare un certificato per non andare al lavoro. 

Esistono numerose malattie che non possono essere accertate se non tramite la sintomatologia comunicata dal paziente. In tali ipotesi il medico deve basarsi solo sulle parole del proprio assistito per poter fare una diagnosi e prescrivere riposo e/o cure. Si pensi, una per tutte, alla sciatalgia o ai capogiri. A svelare le bugie del malato immaginario può allora essere solo il suo successivo comportamento. Tanto per fare un esempio, una persona con giramenti di testa troverebbe assai difficile guidare l’auto. Se perciò dovesse essere trovata, durante la “malattia”, in mezzo al traffico potrebbe essere licenziata.

Il punto è che non sempre è così facile contestare la malattia del dipendente. Non lo è neanche per il medico fiscale dell’Inps, tenuto a fare il controllo su richiesta del datore di lavoro. Il quale, il più delle volte, preferisce nel dubbio confermare il certificato del medico di base. Ecco perché, in alcuni casi, l’unico modo per sanzionare il dipendente infedele è la semplice assenza alla visita fiscale. Assenza che, di per sé, a prescindere dalla sussistenza o meno della malattia, è sempre considerata una violazione dei doveri che incombono sul lavoratore. 

Il più delle volte, chi si fa rilasciare un certificato medico falso lo fa soprattutto per riposarsi o per svolgere attività durante l’arco della giornata; c’è chi poi si dedica a un secondo lavoro e chi allo sport. In tutti questi casi, l’interessato troverà assai difficile restare a casa pur non essendo malato. 

In ipotesi del genere, come contestare la malattia del dipendente? Ecco la risposta ad alcune domande frequenti che, solitamente, vengono poste sull’argomento.

Dopo la visita fiscale si può uscire? 

Spesso si crede che, una volta terminata la visita fiscale o spirati gli orari di reperibilità, il dipendente possa fare ciò che vuole e, quindi, anche uscire di casa. Non è però sempre così. 

Innanzitutto, il medico dell’Inps può giungere anche due volte nell’arco della stessa giornata: il che significa che chi è già stato visitato lo potrebbe essere di nuovo dopo poche ore. Questo suggerisce di non allontanarsi mai dal domicilio prima del termine delle fasce orarie di reperibilità.

Le fasce orarie sono diverse nel pubblico e nel privato:

  • per il settore privato, il lavoratore assente per malattia deve rendersi reperibile al domicilio per l’effettuazione delle visite fiscali, anche nei giorni festivi, nelle fasce orarie dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19
  • per il settore pubblico, le fasce orarie sono invece dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

In secondo luogo, anche dopo la reperibilità il dipendente ha il dovere di non pregiudicare una rapida guarigione. Sicché, se la sua malattia gli impedisce di uscire, farà bene – anzi è obbligato – a restare a casa finché non si è completamente rimesso (si pensi a una persona con una forte febbre). 

Come chiarito dalla Cassazione, esistono malattie che devono necessariamente essere curate a casa – ad esempio la polmonite – e altre compatibili con l’uscita fuori di casa (si pensi alla depressione o a una frattura al braccio). In questo secondo caso, il dipendente può sì allontanarsi dalla propria abitazione ma pur sempre dopo la reperibilità.

Come contestare la malattia del dipendente?

I metodi più semplici per contestare la malattia del dipendente sono due: il primo è tramite la visita fiscale che consente un secondo controllo, ulteriore quindi a quello eseguito dal medico di base; il secondo è tramite l’osservazione diretta del comportamento del lavoratore, che si può porre in una condizione di incompatibilità con il certificato medico. Analizziamo entrambe le ipotesi.

Come contestare la malattia tramite la visita fiscale

Il datore di lavoro e l’Inps possono controllare lo stato di malattia del lavoratore solo mediante apposite strutture sanitarie pubbliche: le Asl e l’Inps (quale ente erogatore dell’indennità economica di malattia).

Tutti i datori di lavoro (compresi quelli non tenuti al versamento all’Inps della contribuzione di malattia) devono presentare le richieste di visita medica di controllo in via telematica, attraverso il portale dell’Inps (servizio “Richiesta visita medica di controllo”).

Il medico dell’Inps è chiamato a eseguire un ulteriore accertamento – oltre quindi a quello fatto dal medico di famiglia – per accertare che il certificato emesso dichiari il vero.

Al di là delle assenze alla visita fiscale per motivi urgenti, il dipendente deve sempre farsi trovare a casa; non può adottare scuse come quella del citofono non funzionante, dell’impossibilità di sentire il campanello perché sotto la doccia o in un momento di sonno. 

Al termine della visita di controllo il medico redige presso il domicilio del lavoratore un apposito verbale informatico e ne fornisce copia al lavoratore. Il verbale viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell’Inps e reso contestualmente accessibile al datore di lavoro che ha richiesto la visita.

Il datore di lavoro può inviare all’Inps, con un’unica operazione (funzione “Invio richieste multiple”), più richieste di visite mediche di controllo (al massimo 50).

All’esito della visita fiscale potrebbe succedere che il medico dell’Inps dissenta dal parere fornito dal proprio collega che ha redatto il certificato di malattia. In caso di contrasto tra il certificato del medico curante e quello del medico di controllo, il dipendente è tenuto a riferirsi a quest’ultimo e, se prescrittogli, deve rientrare al lavoro immediatamente. Se invece non ritiene corretta la diagnosi del medico dell’Inps, deve contestarla immediatamente eccependolo subito al medico stesso il quale deve annotarlo sul referto; il giudizio definitivo spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps. Finché tale giudizio definitivo non sia espresso e comunicato al lavoratore, quest’ultimo è autorizzato a comportarsi come prescritto dal medico curante. Non può pertanto essere considerata assenza ingiustificata l’omessa ripresa dell’attività lavorativa nella data indicata dal medico di controllo che abbia modificato la prognosi del medico curante, se il lavoratore non ha accettato il responso del medico di controllo.

La questione potrebbe finire innanzi al tribunale: il dipendente potrebbe, ad esempio, contestare la sanzione disciplinare inflittagli dal datore per non essere tornato sul lavoro o per aver riferito una malattia inesistente. Spetta però al datore di lavoro dimostrare la non veridicità della certificazione del medico curante o l’inesistenza della malattia. Non è una prova semplice. Difatti, il medico di base è pur sempre un pubblico ufficiale e il suo certificato fa fede fino a querela di falso. Vero però è che tale “fede” investe soltanto i fatti che il medico asserisce avvenuti in sua presenza (ad esempio il fatto che il paziente abbia riferito determinati sintomi) e non del giudizio relativo alla diagnosi della malattia.

In caso di controversia, il giudice deve compiere un esame comparativo tra i due certificati al fine di stabilire quale sia maggiormente attendibile.

Come contestare la malattia se il dipendente svolge altra attività

In linea di principio nulla vieta al dipendente, durante la malattia, di svolgere altri lavori ma solo a patto che tali attività: 

  • non siano in concorrenza con quella svolta dall’azienda da cui è assunto;
  • non evidenzino la fraudolenta simulazione della malattia;
  • non pregiudichino o ritardino la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.

Il datore di lavoro ha l’onere di provare l’incidenza della diversa attività nel ritardare o pregiudicare la guarigione ai fini del rilievo disciplinare di tale attività nel corso della malattia.

Come contestare la malattia tramite il comportamento del dipendente 

A svelare la falsità della malattia certificata dal medico di base può essere il comportamento dello stesso dipendente che si pone come incompatibile rispetto allo stato morboso documentato. Si pensi a un lavoratore assente dal posto per forti dolori alla schiena che, invece, venga trovato a svolgere attività di giardinaggio all’interno del recinto di casa o a eseguire alcuni lavori sul tetto della propria abitazione.

Ma chi controlla il comportamento del dipendente? Secondo la Cassazione, il datore di lavoro può delegare accertamenti investigativi da parte di apposite ditte di detective per verificare se il lavoratore ammalato svolge contemporaneamente altre attività incompatibili con la malattia. Tali controlli consistono nella sola osservazione del comportamento esteriore nella vita di tutti i giorni, al fine di dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato d’incapacità lavorativa. 


note

[1] Cass. sent. n. 44578/19.


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2 Commenti

  1. Buongiorno, se le cose non sono cambiate nel certificato consegnato al datore di lavoro non compare il tipo di “malattia”. In caso di utilizzo di detectives, come può il datore di lavoro contestare lo stato morboso? Nel caso di assenza per depressione, che il lavoratore vuole nascondere all’azienda per ovvie ragioni ma che non pregiudica ad esempio i lavori in giardino, come può venire contestata dal medico di controllo e dal datore di lavoro?
    Ringrazio per la risposta.

    1. Buongiorno Simona. Puoi trovare tutte le informazioni nei seguenti articoli:
      -Lavoratore in malattia: cosa può fare e cosa non può fare https://www.laleggepertutti.it/286731_lavoratore-in-malattia-cosa-puo-fare-e-cosa-non-puo-fare
      -Assenteista dal lavoro licenziato anche se scoperto da investigatore https://www.laleggepertutti.it/151390_assenteista-dal-lavoro-licenziato-anche-se-scoperto-da-investigatore
      -Le prove nel processo del lavoro https://www.laleggepertutti.it/149645_le-prove-nel-processo-del-lavoro
      -Quando l’azienda può incaricare un investigatore per controllo dipendenti https://www.laleggepertutti.it/121052_quando-lazienda-puo-incaricare-un-investigatore-per-controllo-dipendenti
      -Dipendente filmato dall’investigatore privato: il controllo è lecito https://www.laleggepertutti.it/133568_dipendente-filmato-dallinvestigatore-privato-il-controllo-e-lecito
      -Il datore può spiare il dipendente con l’investigatore privato https://www.laleggepertutti.it/88432_il-datore-puo-spiare-il-dipendente-con-linvestigatore-privato
      -Dipendente in malattia, beccato dall’investigatore a fare altro https://www.laleggepertutti.it/88950_dipendente-in-malattia-beccato-dallinvestigatore-a-fare-altro

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