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Cos’è l’affidamento esclusivo dei figli

1 Novembre 2019
Cos’è l’affidamento esclusivo dei figli

Differenza tra collocazione e affidamento; l’affidamento condiviso e quello esclusivo. In quali casi un figlio viene dato a un solo genitore. 

Quando una coppia di coniugi o di conviventi intende separarsi e non trova un accordo sulla futura gestione dei figli, è il tribunale che decide. In particolare, il giudice decide, limitatamente ai minorenni, su due importanti aspetti: il collocamento e l’affidamento. Il primo, ossia il «collocamento», consiste nel luogo ove i minori andranno a risiedere e a vivere stabilmente. Il secondo, ossia l’«affidamento», attiene all’individuazione del genitore che avrà il potere di decidere la crescita, l’istruzione e l’educazione dei minori. Se il collocamento viene individuato quasi sempre presso la casa della madre, l’affidamento è – salvo casi eccezionali – disposto in favore di entrambi i genitori. Infatti, anche chi non sta, tutto il giorno, a stretto contatto con i figli non perde la sua qualità di genitore e le responsabilità che da essa derivano. Pertanto, ha il diritto-dovere di partecipare alle scelte più importanti per la vita dei propri figli. È quello che viene detto affidamento condiviso o congiunto. 

Dal lato diametralmente opposto, c’è l’affidamento esclusivo, quello cioè accordato a un solo genitore. Quali sono i casi in cui il giudice adotta un provvedimento così rigoroso? Cos’è l’affidamento esclusivo dei figli? È quello che spiegheremo nel corso della seguente guida. 

Differenza tra collocamento e affidamento

Nel gergo comune, la parola «affidamento dei figli» viene usata spesso impropriamente. È abitudine ritenere che l’affidamento consista nella collocazione “fisica” dei minori, ossia l’individuazione della casa del genitore presso cui andranno a stare, a vivere e dormire dopo la separazione, il genitore cioè con cui resteranno a più stretto contatto e che dovrà badare al loro quotidiano mantenimento (salvo ricevere dall’ex un contributo mensile). Questo concetto, invece, come abbiamo già anticipato, viene tecnicamente detto «collocazione» o «collocamento». 

Il collocamento viene scelto dal giudice solo se il figlio è minorenne, tenendo conto delle sue preferenze e, quindi, dopo averlo sentito. È nullo il provvedimento di collocamento del bambino fino a 12 anni capace di discernimento, emesso senza averlo prima ascoltato. 

Invece, i figli maggiorenni possono autonomamente scegliere con quale genitore andare a vivere. 

Il collocamento è sempre in favore di un solo genitore (cosiddetto «collocamento prevalente») non potendo il bambino risiedere in due posti nello stesso tempo. Alcuni giudici, però, hanno iniziato ad attuare soluzioni alternative. Una di queste è il cosiddetto collocamento alternato presso i genitori: è possibile stabilire che il minore alterni periodi di convivenza presso ciascuno dei genitori. La giurisprudenza applica molto limitatamente il collocamento turnario atteso che esso può assicurare buoni risultati unicamente quando sussiste un preciso accordo tra i genitori e tutti i soggetti coinvolti, compreso il figlio, condividono la soluzione.

In altri casi, è stato disposto che il figlio risieda sempre nello stesso luogo e siano i genitori ad alternarsi all’interno di tale abitazione. 

L’affidamento invece consiste nell’esercizio della potestà genitoriale. Esso vale solo per i figli minorenni; una volta infatti divenuti maggiorenni, questi acquistano la capacità di intendere e volere e la capacità di compiere atti giuridici: il che significa che diventano autonomi e i genitori non hanno più alcun potere decisionale su di loro (pur dovendo continuare a mantenerli fino all’indipendenza economica).

Dunque, se il collocamento attiene più a un aspetto materiale e geografico, l’affidamento si colloca su un piano giuridico, di potere decisionale in merito alle questioni inerenti alla sfera del minore.  

Cos’è l’affidamento condiviso dei figli e come funziona 

L’affidamento dei figli invece è, di regola, «condiviso». Nell’affidamento condiviso, la responsabilità genitoriale spetta sempre a entrambi i genitori. Cosicché, ben è possibile (e anzi è la regola) che, in presenza di un collocamento presso un solo genitore, vi sia l’affido condiviso. Anche il genitore che vive da solo ha il diritto a partecipare alle scelte principali sulla vita e gestione dei propri figli.

Nell’affidamento condiviso, è necessario distinguere tra l’esercizio della responsabilità genitoriale in riferimento alle questioni di ordinaria amministrazione e l’esercizio della responsabilità genitoriale con riguardo alle decisioni di maggiore importanza per la vita dei figli. Ciascun genitore, durante il periodo in cui coabita con il figlio minore, ha il diritto e dovere di mantenere, istruire, educare la prole e può adottare liberamente tutte le decisioni di ordinaria amministrazione che ritiene più opportune per il figlio.

Invece, per le scelte di maggiore importanza è necessario il consenso di entrambi genitori. Questi, di comune accordo e tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni dei propri figli, devono assumere le scelte in merito a:

  • istruzione (ad es. la scelta dell’istituto scolastico al quale iscrivere il figlio);
  • educazione, anche negli aspetti religiosi;
  • salute (come ad esempio in caso di scelta del trattamento terapeutico di una malattia, o di scelta del pediatra di base o del medico specialista).

Se i genitori sono in contrasto su una decisione per il figlio che deve essere assunta di comune accordo, la decisione è rimessa al giudice.

Affidamento esclusivo a un solo genitore: di cosa si tratta?

Se il giudice ritiene che l’affidamento ad entrambi i genitori sia contrario all’interesse del minore, può disporre con provvedimento motivato l’affidamento del minore ad uno solo di essi. È questo l’affidamento esclusivo (o monogenitoriale), che costituisce un’eccezione alla regola generale dell’affidamento condiviso.

Di solito, l’affidamento esclusivo scaturisce sempre da una separazione giudiziale, quando cioè i genitori non si mettono d’accordo.  

Il giudice decide l’affidamento esclusivo solo in casi particolarmente gravi di incapacità del genitore e quando le scelte di quest’ultimo potrebbero danneggiare il figlio. 

Ciascuno dei genitori può chiedere, in qualsiasi momento, l’affidamento esclusivo a sé del minore se l’affidamento esclusivo all’altro genitore o l’affidamento condiviso sono contrari all’interesse del minore.

Quando c’è affido esclusivo dei figli

L’affidamento esclusivo non deriva dalla conflittualità dei genitori e dalla loro incapacità a prendere decisioni concordate. Esso, piuttosto, viene disposto:

  • quando l’affidamento condiviso risulterebbe oggettivamente pregiudizievole per il minore;
  • quando risulta che un genitore è manifestamente incapace o non idoneo ad assumere il compito di curare ed educare il minore. Questo presupposto ricorre in caso di grave inidoneità educativa, di condotta di vita anomala e pericolosa o ancora in caso di rifiuto categorico del minore di avere rapporti con un genitore.

Ecco alcuni casi in cui i giudici hanno ritenuto di dover accordare l’affidamento esclusivo:

  • quando un genitore non fa di tutto per garantire la relazione tra il figlio e l’altro genitore e, anzi, si attiva per screditarlo;
  • quando non si adempie all’assegno di mantenimento in modo continuativo tanto da lasciare il figlio in ristrettezze economiche;
  • quando il genitore non collocatario non va agli incontri col figlio e si disinteressa completamente di lui;
  • quando il genitore non provvede alle necessità morali e materiali del figlio, non si rende disponibile a partecipare alle decisioni riguardanti i problemi di salute, né si cura di avere alcun rapporto con lui, senza altra apparente ragione che quella di voler “vivere la sua nuova vita”;
  • quando il genitore, tossicodipendente, è soggetto a un grave e perdurante stato di incapacità che non gli consente di comprendere il significato delle proprie azioni;
  • quando un genitore non accudisce il figlio gravemente malato; 
  • quando un genitore ha comportamenti violenti e umilianti verso il figlio;
  • quando un genitore ha una accertata e perdurante tendenza all’aggressività, fonte di possibile pregiudizio per i figli;
  • quando un genitore si trova in precarie condizioni di salute mentale tali da poter determinare un pregiudizio al minore;
  • quando un genitore presenta disturbi della personalità;
  • quando il padre ha compiuto atti sessuali sulla figlia minore, è stato condannato penalmente e interdetto dalla responsabilità genitoriale;
  • quando il genitore è in carcere per reati particolarmente gravi come omicidio;  
  • quando il genitore è affetto da disturbo di personalità di tipo schizoide, incapace di contenere l’aggressività verso il coniuge e di comportarsi in modo adeguato nei confronti dei figlio;
  • quando un genitore è detenuto per episodi di violenza nei confronti della moglie.


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