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Debiti con il fisco: ecco quali non devi più pagare

3 Novembre 2019
Debiti con il fisco: ecco quali non devi più pagare

Tasse, cartelle esattoriali e irregolarità nella dichiarazione dei redditi che non possono più essere accertate e pretese in pagamento: ecco quali sono e come tutelarsi.

A tutto c’è fine. E una data di scadenza. I debiti col fisco non fanno eccezione. Se dovessi chiederti quali delle vecchie cartelle esattoriali non sei più tenuto a pagare, ti basterà usare le dieci dita della mano per fare questo semplice conteggio. Dieci quanto gli anni della prescrizione ordinaria. Ma potrebbero volercene anche di meno. 

Ci sono però delle regole da conoscere, non solo con riferimento alle cartelle, ma anche agli importi evasi che ancora non ti sono stati contestati. Ad esempio, se qualche anno fa hai ricevuto un bonifico sul conto e hai dimenticato di dichiararlo all’Agenzia delle Entrate, potrebbe essere troppo tardi per un accertamento; non dovrai pertanto temere alcunché. 

La sintesi di queste regole è contenuta qui di seguito. Ti spiegheremo quali debiti col fisco non devi più pagare. Lo faremo con riferimento ai termini di prescrizione delle cartelle esattoriali, alla decadenza degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e, infine, alle regole sulla cosiddetta “pace fiscale”. Ma procediamo con ordine.

La verifica delle cartelle da non pagare

Vai nell’archivio di casa e raccogli tutte le cartelle esattoriali che, sino ad oggi, ti sono state notificate. Sono sicuro che, tra queste, ce n’è almeno una che non va pagata perché ormai prescritta. 

Se sei disordinato e non riesci a ritrovare le cartelle o hai il dubbio che qualcuna ti sia sfuggita perché hai cambiato residenza, puoi recarti all’ufficio più vicino dell’agente della riscossione e chiedere un estratto di ruolo. In esso, apparirà tutta la tua posizione debitoria, con analitica indicazione di ogni singola cartella che ti è stata spedita, la data di consegna, la causale, l’importo. Poiché potresti nutrire dubbi sull’attendibilità di tale certificato e ritenere che qualche cartella non ti sia mai stata consegnata, puoi depositare – ed è consigliabile farlo – un’istanza di accesso agli atti con cui chiedi copia della documentazione attestante l’avvenuta notifica. Le carte, che ti devono essere consegnate nel termine di 30 giorni, ti diranno la data della notifica, se la consegna è avvenuta nel luogo di tua residenza e, nel caso di tua momentanea assenza da casa, se ti è stata inviata la comunicazione di deposito e giacenza presso la casa comunale. 

Da questa analisi, puoi già verificare i primi debiti col fisco che non devi pagare: si tratta delle cartelle che, pur risultando dall’estratto di ruolo, non ti sono mai state notificate. In tale ipotesi, potrai agire in due modi:

  • puoi impugnare l’estratto di ruolo dinanzi al giudice e chiedere che venga stralciato, dalla tua posizione, il debito mai notificato;
  • oppure puoi attendere la successiva mossa dell’esattore, ad esempio un pignoramento o un’intimazione di pagamento e ricorrere contro quest’ultima. 

Ricorda: non puoi contestare l’estratto di ruolo se ritieni che uno dei debiti ivi indicati è caduto in prescrizione. In tal caso, rimane la seconda soluzione: attendere il successivo atto dell’agente della riscossione e poi impugnarlo. Nel frattempo, ovviamente, non sei tenuto a pagare. Se lo dovessi fare per errore, puoi richiedere il rimborso dei soldi, ma sempre previa impugnazione della cartella.

Quali cartelle non pagare per prescrizione?

Ora che hai davanti tutte le cartelle che ti sono state notificate, devi fare un elenco analitico ove indicherai, da un lato, il tipo di debito (ad esempio, Iva, Irpef, multe stradali, bollo auto, Imu, ecc.) e dall’altro la data di notifica della cartella.

Se, dalla data di notifica della cartella sono decorsi i seguenti termini, è molto probabile che il debito sia caduto in prescrizione e, quindi, non debba essere pagato. 

A questo punto, devo farti un’importante precisazione. Gran parte della giurisprudenza ritiene che i termini di prescrizione delle cartelle siano diversi a seconda del tipo di importo da pagare. Esistono, però, alcune sentenze – anche della Cassazione – che ritengono invece applicabile, a tutte le cartelle esattoriali, la prescrizione di 5 anni. È un orientamento minoritario che, proprio per questo, presenta qualche rischio. Meglio ancora rifarsi all’interpretazione maggioritaria. Ecco quindi, secondo quest’ultima, quali sono i termini di prescrizione:

  • Irpef: 10 anni;
  • Ilor: 10 anni;
  • Iva: 10 anni;
  • Canone Rai: 10 anni;
  • Imposta di bollo: 10 anni;
  • Imposta catastale: 10 anni;
  • Imposta di registro: 10 anni;
  • Imposta ipotecaria: 10 anni;
  • Contributi camera di commercio: 10 anni;
  • Contributi di previdenza Inps: 5 anni;
  • Contributi assistenziali Inail: 5 anni;
  • Sanzioni amministrative e multe stradali: 5 anni;
  • Imu: 5 anni;
  • Tasi: 5 anni;
  • Tari: 5 anni;
  • Tosap: 5 anni;
  • Bollo auto: 3 anni.

Ora che hai questi dati, puoi verificare anche da solo, senza bisogno di un avvocato, quali debiti sono finiti in prescrizione. Devi verificare se, dalla data di consegna della cartella al giorno odierno, sono trascorsi i suddetti termini. 

Devi, però, considerare che, se dopo la notifica ti sono stati inviati dei solleciti – che di solito prendono il nome di intimazioni di pagamento – i termini della prescrizione vengono interrotti e iniziano a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo al ricevimento del sollecito stesso. In pratica, per verificare la prescrizione devi calcolare il tempo decorso dall’ultimo atto ricevuto dall’esattore.

I debiti cancellati automaticamente fino a mille euro

Il decreto fiscale del 2018 [1] ha cancellato in automatico tutti i debiti iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2010 di importo fino a mille euro. Questi, dunque, non vanno più pagati anche se, per ipotesi, dovessi trovarli indicati nel tuo estratto di ruolo [2]. 

Ciò che, quindi, devi verificare è se:

  • il singolo importo, e non il totale della cartella, rimane nel tetto di mille euro (in una stessa cartella, possono essere riportati più ruoli per un ammontare complessivo superiore a mille euro, ma se i singoli importi sono inferiori, l’intera cartella non va pagata)
  • se la data in cui l’importo è stato iscritto a ruolo è tra il 2000 e il 2010. La data di iscrizione a ruolo è indicata all’interno della cartella.

Questo condono, meglio noto come stralcio dei debiti o anche pace fiscale, si applica a qualsiasi tipo di cartella, a prescindere cioè dalla natura del debito (fiscale o non).

Del condono beneficiano tutti i contribuenti, ricchi e poveri. Il condono, ovviamente, riguarda sia le cartelle prescritte (che altrimenti non andrebbero comunque pagate) che quelle non prescritte.

Redditi non dichiarati  

Potrebbe, infine, succedere che, negli anni passati, non hai presentato la dichiarazione dei redditi o non hai dichiarato dei compensi che costituivano reddito e su cui andavano pagate le tasse. Anche qui il potere dell’Agenzia delle Entrate di fare un accertamento e intimarti il pagamento delle tasse incontra dei limiti di tempo. Questi termini sono riassunti qui sotto. Se dovessi notare che sono decorsi tali tempi, non rischierai più che il fisco ti venga a cercare. Ad esempio, se nel 2010 hai percepito un affitto, ma non lo hai dichiarato, oggi non rischieresti più nulla.

Redditi dal 2016 in poi – Dichiarazioni dei redditi dal 2017 in poi

I termini di decadenza degli accertamenti fiscali sono stati di recente modificati. In particolare, per tutti i redditi successivi al 2016, oggetto di dichiarazione nel 2017, essi sono:

  • in caso di infedele dichiarazione dei redditi (ad esempio non hai indicato in dichiarazione dei soldi che ti sono stati versati): ci sono 5 anni per l’avvio di un accertamento fiscale. Questi iniziano a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo. Ad esempio, per le anomalie nelle dichiarazioni dei redditi del 2017, la decadenza si compirà il 31 dicembre 2022. Il contribuente sarà “salvo” a partire dal 1° gennaio 2023;
  • in caso di omessa dichiarazione dei redditi (ossia non hai inviato o fatto la dichiarazione dei redditi): ci sono 7 anni che iniziano a decorrere dal 1° gennaio successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe dovuta essere presentata (e quindi scadono il 31 dicembre del settimo anno successivo). In pratica, si parla fino al 2024. La decadenza si avrà solo a partire dal 1° gennaio 2025.

Redditi fino al 2015 – Dichiarazioni dei redditi fino al 2016

  • irregolare dichiarazione dei redditi: 4 anni che iniziano a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo. Quindi, per tutte le anomalie nelle dichiarazioni dei redditi del 2016, la prescrizione dell’atto si compie il 31 dicembre 2020. Il contribuente sarà finalmente “salvo” a partire dal 1° gennaio 2021;
  • omessa dichiarazione dei redditi: 5 anni che iniziano a decorrere dal 1° gennaio successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe dovuta essere presentata (e, quindi, scadono il 31 dicembre del quinto anno successivo).

note

[1] Art. 4 D. L. n.119 del 23.10.2018, convertito in L. n. 136 del 17.12.2018.

[2] Cass. ord. n. 28072 del 31.10.2019.


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3 Commenti

  1. alla faccia dell’articolo 3 della costituzione: lo Stato ha tempo fino a 10 anni per farsi le sue ragioni, noi dopo 30 o 60 giorni se non facciamo ricorso perdiamo ogni diritto

  2. Buona sera, ammettiamo che io abbia un debito con Inps per contributi non versati, mettiamo che io paghi realmente la cartella esattoriale, questi contributi evasi non mi verranno comunque conteggiati? Grazie

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