Manovra: stop aumenti Iva ma non per sempre

15 Novembre 2019 | Autore:
Manovra: stop aumenti Iva ma non per sempre

Il differimento disposto dalla nuova legge di Bilancio è temporaneo e vale appena un anno: poi il problema si riproporrà e bisognerà trovare nuove coperture.

L’aumento Iva è scongiurato dalla manovra 2020 ma rimane dietro l’angolo. I provvedimenti inseriti nella legge di Bilancio che il Parlamento sta discutendo in vista dell’approvazione definitiva entro dicembre sono solo temporanei: la “sterilizzazione” delle clausole di salvaguardia, infatti, ha la durata di un solo anno. Una soluzione tampone e non certo definitiva: il problema è solo rinviato. Lo stop di adesso non è per sempre.

Esaminando con attenzione il testo del disegno di legge varato dal Governo e presentato alle Camere che lo stanno esaminando, si scopre che l’art.2, intitolato appunto «Sterilizzazione clausole salvaguardia IVA e accise», non fa altro che modificare le parole, o meglio la numerazione degli anni, contenuta nella norma base di cinque anni fa [1] che aveva introdotto la possibilità di aumenti delle aliquote e li fa slittare in avanti: dal 2019 al 2020 e dal 2020 al 2021.

Il blocco degli aumenti dunque resiste solo per il 2020: la “garanzia” in questo caso è valida per un anno. Una “sterilizzazione”, per usare i termini adottati dal Governo, che non annulla la capacità di produrre effetti ma semplicemente la rinvia ad un periodo successivo, in questo caso a partire dal 2021.

Quando si parla di “clausole disinnescate” occorre tener presente che è una misura temporanea e al termine del periodo fissato la “bomba” è di nuovo pronta per tornare ad esplodere. Le clausole di salvaguardia nacquero con la crisi del 2011 (tra i governi Berlusconi e Monti) e da allora si sono sempre trascinate in avanti, evitando l’applicazione degli aumenti con provvedimenti temporanei di anno in anno, come la manovra finanziaria in arrivo ora. Nessun governo finora ha mai eliminato del tutto il problema.

Per impedire gli aumenti dell’Iva anche in futuro bisognerà trovare le coperture necessarie, come è stato fatto quest’anno con i 23 miliardi ottenuti da altre fonti, a partire dalla lotta all’evasione fiscale e l’incentivazione dei pagamenti digitali. Ma finora non è stato ancora individuato il modo per reperire queste nuove entrate: si stima che serviranno almeno 10 miliardi di euro entro la fine dell’anno prossimo (e circa 3 miliardi in più per ciascuno degli anni successivi) per evitare il passaggio dell’attuale aliquota Iva ordinaria dal 22% al 25,2% ed anche l’aumento correlato dell’aliquota ridotta che passerebbe dal 10% al 13%. La partita è ancora tutta da giocare.


note

[1] Art. 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, dove ora nella lettera c) le parole: “a decorrere dal 1° gennaio 2019”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dal 1° gennaio 2020” e le parole: “per l’anno 2020” sono sostituite dalle seguenti: “per l’anno 2021”.


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