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Contratto a progetto: così cambia il co.co.pro. dopo il DL lavoro del Governo Letta

8 luglio 2013


Contratto a progetto: così cambia il co.co.pro. dopo il DL lavoro del Governo Letta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 luglio 2013



Cocopro: come la riforma del DL lavoro ha modificato la Legge Fornero sui contratti a progetto.

 

Il contratto a progetto è lo strumento preferito dai datori di lavoro, usato spesso per evitare gli ingenti costi derivanti dal rapporto di lavoro dipendente. Proprio per arginare l’indiscriminato ricorso al co.co.pro. per finalità elusive, la legge Fornero [1] ha stretto le maglie di tale istituto, prevedendo una definizione ancora più vincolante del concetto di contratto a progetto: esso non può più essere una semplice riproposizione dell’oggetto del committente.

La riforma dello scorso anno [1] ha escluso la possibilità di instaurare un co.co.pro. se manca l’individuazione di uno specifico progetto; il progetto, peraltro non può essere un semplice “copia e incolla” dell’oggetto dell’attività del committente, ma deve essere un progetto specifico. Se non viene rispettato questo requisito, ossia quando l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quelle dei dipendenti della committente, il contratto di trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato.

Lo stesso ministero del lavoro ha poi fornito una serie di chiarimenti, attraverso due importanti circolari, in cui ha definito in modo aprioristico determinate attività che mai potrebbero essere svolte attraverso la collaborazione a progetto [2] (leggi l’elenco nell’articolo “Co.co.pro.: ecco i lavori ove è vietato assumere a progetto”; leggi, in particolare, quanto previsto per i call center: “Call center: co.co.pro. salvati dai contratti di prossimità”).

Con il DL lavoro [3] approvato dal Governo Letta, il co.co.pro. risulta ulteriormente modificato e rivisitato.

Una delle modifiche interessa la forma del contratto, che originariamente doveva contenere alcuni elementi fra cui la descrizione del progetto: in pratica, bisognava individuare nel co.co.pro. il suo contenuto caratterizzante e il risultato finale che si intendeva conseguire, la durata del progetto e il corrispettivo pattuito.

Invece, con la recente riforma del Governo Letta [4] l’elencazione degli elementi che il contratto deve contenere diventa tassativa. La legge quindi prescrive i contenuti precisi e specifici che ogni co.co.pro. dovrà necessariamente indicare per iscritto. Si tratta di una novità particolarmente delicata, posto che la mancata indicazione, in contratto, di uno degli elementi prefissati dalla legge potrebbe comportare la trasformazione dello stesso in contratto di lavoro subordinato.

La seconda modifica rilevante è invece rivolta ad alleggerire i limiti ai possibili contenuti del progetto [5].

Se prima della riforma il progetto non poteva comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi “o” ripetitivi (che possono essere individuati dai CCNL stipulati dai sindacati più rappresentativi), oggi invece la “o” viene sostituita con una “e” (il progetto, dunque, non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi).

Ciò comporta che i requisiti devono essere presenti contemporaneamente per poter escludere la possibilità di instaurare un contratto di lavoro a progetto. Ovviamente, questo rende più ampio e facile il ricorso al co.co.pro.

Resta, ovviamente, che il rapporto di collaborazione deve essere collegato a uno o più progetti specifici, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore e che il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente.

L’ultima modifica comporta l’estensione, anche ai co.co.pro. (oltre che agli associati in partecipazione) del divieto di far firmare “dimissioni in bianco”. Per maggiori approfondimenti su questo argomento leggi l’articolo “Dimissioni: estesa la convalida delle dimissioni ai co.co.pro. e agli associati in partecipazione“.

note

[1] L. 92/2012. In particolare, art. 1, commi 23 e 24.

[2] In particolare con la 17 del 2006, con riferimento alla attività di vigilanza nei call center, nel 2008 con la circolare n. 4 avente a oggetto indici sintomatici caratterizzanti le collaborazioni a progetto, e infine con la circolare n. 29 del 2012 avente ad oggetto le modifiche apportate dalla legge 92 del 2012.

[3] Art. 7 DL n. 76 del 28.06.2013.

[4] L’art. 7 DL 76/2013 sopprime, dal comma 1 dell’articolo 62, l’inciso “ai fini della prova”.

[5] L’art. 61 comma 1, sostituisce la vocale “o” con “e”.


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