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Assegno mantenimento: quando può essere modificato?

9 Novembre 2019
Assegno mantenimento: quando può essere modificato?

Mi sono separato dalla mia ex-moglie . È stato fissato un assegno di mantenimento che da allora verso regolarmente e vorrei sapere da voi se alla luce delle numerose recenti sentenze in materia questo assegno è ancora dovuto nella stessa misura o se esiste qualche possibilità di ridurlo o addirittura di eliminarlo. Ad oggi siamo ancora in regime di separazione, lei è rimasta nella casa di proprietà  mentre il sottoscritto paga da allora un affitto mensile, non conosco la sua situazione lavorativa attuale ma vorrei comprendere se il suddetto assegno è sempre dovuto nella stessa misura, fino a quando (tutta la vita?) e se è consigliabile avviare la procedura di divorzio per raggiungere l’obiettivo di eliminare questo costo mensile che sta diventando sinceramente poco sostenibile.

Con riguardo all’assegno, gli accordi sottoscritti in sede di separazione consensuale omologata non sono modificabili in relazione a fatti dei quali le parti avrebbero dovuto tenere conto al momento della conclusione degli accordi di separazione. Questo significa che non potrà richiedere la modifica dell’importo dell’assegno (o la sua eliminazione) per motivi che già preesistevano al momento della separazione consensuale.

Per ottenere la modifica, occorreranno fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale gli accordi erano stati stipulati. Eccezione a questo principio riguarda i fatti che preesistevano al momento della separazione, ma erano occultati dal coniuge.

Ad esempio, in tema di modifica delle condizioni di separazione consensuale dei coniugi, costituisce giustificato motivo di revisione dell’assegno per il coniuge economicamente più debole e per i figli la circostanza che, successivamente all’omologazione, il coniuge onerato abbia dichiarato all’autorità tributaria l’esistenza di cospicue disponibilità mobiliari e di redditi detenuti all’estero, trattandosi di fatti preesistenti alla regolamentazione pattizia, ma occultati all’altra parte e da questa non conoscibili con l’ordinaria diligenza (Tribunale Roma, 17/04/2018).

Secondo la Cassazione, inoltre, il giudice può procedere alla richiesta di modificazione dell’assegno quando l’equilibrio economico, risultante dai patti della suddetta separazione e dalle parti voluto con riguardo alle circostanze in quel momento esistenti, risulti alterato per la sopravvenienza di circostanze che le parti stesse non avrebbero potuto tener presenti nel fissare quei patti (Cassazione civile, sez. I, 30/09/2016, n. 19605).

Nell’annoverare i casi in cui è possibile ottenere la modifica dell’assegno, la giurisprudenza ha fatto riferimento alla nascita, successiva alla separazione, di un nuovo figlio dell’onerato al pagamento dell’assegno, se incide negativamente sulla posizione economica dell’onerato medesimo.

Altra circostanza può riguardare la mancata volontà del coniuge beneficiario di reperire una sistemazione lavorativa. Qui, la valutazione viene fatta non in astratto, ma in concreto, in termini di sopravvenuta possibilità di svolgimento di una attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni effettivo fattore individuale ed ambientale, tipo l’acquisto di professionalità diverse ed ulteriori rispetto a quelle possedute in precedenza, ovvero la circostanza che lo stesso abbia ricevuto, successivamente alla separazione, effettive offerte di lavoro, ovvero che comunque avrebbe potuto concretamente procurarsi una specifica occupazione.

Per tali motivi, occorrerà indagare sulla vita della signora, per capire se è impiegata in ambito lavorativo; si potrà, inoltre, valutare la possibilità che ha avuto ella di trovare lavoro, rispetto ai titoli di studio e all’esperienza accumulata sul campo.

Se si riuscisse a dimostrare che la signora ha (avuto) queste possibilità, o che avendole le ha rifiutate (anche con prove testimoniali di chi ha subito tale rifiuto), allora si potrà pensare ad agire in giudizio con l’istanza per la modifica/revoca dell’assegno di mantenimento. Diversamente, questo fardello resterà a Suo carico a tempo indeterminato, a meno che la signora non decida di instaurare un nuovo nucleo familiare con altro uomo, oppure Lei non decida di intraprendere la strada del divorzio.

Infatti, durante la separazione personale non viene meno la solidarietà economica che lega i coniugi in costanza di matrimonio; e, quindi, l’assegno di mantenimento ha il fine di salvaguardare lo stesso tenore di vita esistente in costanza di matrimonio. Con il divorzio la situazione cambia, così come ha stabilito la Cassazione con la famosa sentenza Grilli, secondo cui, l’assegno divorzile – a differenza di quello relativo alla separazione – ha la finalità di rendere economicamente autosufficiente il coniuge più debole, e non quella di garantire lo stesso tenore di vita precedente.

Il mio consiglio è quello di indagare sulla nuova vita della signora per verificare se esistono dei cambiamenti consistenti in termini economici e lavorativi. Diversamente, potrebbe pensare ad avviare una causa di divorzio e, così, ottenere la riduzione o, addirittura, l’eliminazione dell’assegno in oggetto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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