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Liti tra fratelli per eredità

3 Novembre 2019
Liti tra fratelli per eredità

Come si risolvono le cause sul testamento o in assenza di esso tra fratelli per l’eredità di un altro fratello o di un genitore: costi, procedure e soluzioni. 

C’è un vecchio detto che circola tra gli avvocati: «Per mantenere le spese di uno studio legale bisognerebbe sempre avere almeno una causa di eredità». Il che la dice lunga su come tali processi siano complessi, logorroici e lunghi. Quando poi non esisteva l’obbligo del preventivo – che oggi va fornito subito e per iscritto – era abitudine del professionista chiedere, ad ogni appuntamento, un “acconto spese”. Alla resa dei conti, le liti tra fratelli per eredità finivano per essere una risorsa economica e di stabilità per i legali.

Le numerose riforme del processo, intervenute negli anni, hanno tagliato i tempi dei giudizi, ma le cause in materia di eredità continuano ad essere sempre le più rognose. Ecco perché, nel tentativo di bloccarle sul nascere, la legge impone oggi, prima di depositare gli atti in tribunale, l’avvio del tentativo di mediazione. 

La mediazione è un incontro che si tiene presso un organismo privato allo scopo di risolvere bonariamente la lite. Il tutto per il tramite di un “mediatore”: un professionista terzo e super partes, che dovrebbe spiegare ai contendenti i punti di forza e di debolezza delle rispettive pretese e cercare una soluzione che possa agevolmente metterli d’accordo. Alla mediazione non si può partecipare da soli, ma è sempre necessaria la presenza dei rispettivi avvocati. Solo se la mediazione fallisce è possibile rivolgersi al giudice con le azioni previste dalla legge. Il mancato tentativo di mediazione comporta che il giudice adito dichiari l’improcedibilità della domanda.

Prima di spiegarti come funzionano le liti tra fratelli per eredità, come prevenirle e come risolverle, voglio però citarti una famosa frase di Karl Kraus: è un po’ la metafora del processo italiano e, perciò, vorrei che la tenessi ben a mente prima di iniziare la tua battaglia giudiziaria. «La guerra è dapprima la speranza che dopo si stia meglio; poi l’attesa che l’altro stia peggio; poi la soddisfazione che anche l’altro non stia meglio; ed alla fine la sorpresa che tutti e due stanno peggio».  

Quali diritti hanno i fratelli sull’eredità?

Di solito, le liti tra fratelli nascono quando si tratta di dividere l’eredità di un genitore o di un altro fratello. La disciplina legale, però, è diversa a seconda del caso. Analizzeremo le due ipotesi separatamente.

I diritti dei fratelli sull’eredità dei genitori

Quando si tratta dei genitori, tutti i fratelli hanno pari diritti sull’eredità. Non ci riferiamo solo ai casi di figli adottivi e legittimi, ma anche quelli naturali (nati cioè da un’unione di fatto, senza matrimonio) e quelli legittimi. 

Muore Giovanni e lascia in vita i suoi due figli: Matteo, nato dalla sua prima moglie Letizia, e Roberta nata da una successiva unione a seguito del divorzio da Letizia. Matteo e Roberta avranno pari diritti sul patrimonio di Giovanni.

Non ci sono differenze neanche quando un fratello si è preso cura di un genitore rispetto agli altri che se ne sono sempre disinteressati.

Eleonora muore e lascia come figlie Renata e Teresa. Teresa si è sempre curata della madre, vivendo con lei ed assistendola. Renata, invece, è partita all’estero col marito e non è mai tornata in terra natia. Ciò nonostante, Teresa e Renata avranno gli stessi diritti sull’eredità di Eleonora.

I diritti dei fratelli sull’eredità dei genitori possono variare a seconda di due fattori:

  • se il genitore ha fatto testamento;
  • se il genitore, prima di morire, ha elargito delle donazioni in favore di uno o entrambi i figli.

Se c’è un testamento si parte sempre da questo per verificare la distribuzione dei beni tra i figli. Tuttavia, il genitore non può lasciare a un solo figlio tutti i suoi beni o una quota nettamente maggiore. La legge, infatti, stabilisce che i figli sono eredi legittimi che hanno sempre diritto a una quota minima dell’eredità, a prescindere da quanto previsto nel testamento. Tale quota varia a seconda del numero degli eredi e della presenza in vita dell’altro genitore (il coniuge del defunto). Per conoscerle, leggi A quali parenti spetta sempre una quota di eredità.

Dunque, se il testamento non rispetta le quote riservate dalla legge ai legittimari, può essere impugnato in tribunale. 

Se non c’è un testamento, invece, gli unici eredi sono il coniuge eventualmente superstite e tutti i figli. Le quote variano a seconda del numero di figli. Leggi Come si calcolano le quote dell’eredità.

In entrambi i casi – ossia con o senza testamento – prima di ripartire l’eredità, i fratelli devono tenere conto delle donazioni che hanno ricevuto in vita dal genitore. Se, ad esempio, un fratello non ha ricevuto nulla in eredità ma, quando il genitore era vivo, ha ottenuto diversi immobili in donazione, la sua quota di legittima è soddisfatta. 

Ecco, dunque, che tutti gli eventuali regali ricevuti dal defunto devono essere calcolati al fine di definire le esatte quote spettanti ai figli.

I diritti dei fratelli sull’eredità di uno dei fratelli

Poniamo, invece, che a morire sia uno dei fratelli. Quali diritti avranno sul patrimonio di quest’ultimo gli altri fratelli? La soluzione è diversa a seconda che questi abbia lasciato o meno testamento.

Senza testamento, l’eredità va innanzitutto ai figli e al coniuge. Se mancano i figli, l’eredità va divisa tra il coniuge e i genitori eventualmente superstiti. Se, invece, manca il coniuge e ci sono i figli, questi prendono tutta l’eredità. Se il defunto non ha né coniuge né genitori, l’intera eredità viene divisa in parti uguali tra i suoi fratelli. Se sono in vita solo i genitori e i fratelli, metà dell’eredità va divisa tra i genitori e l’altra metà in parti uguali tra i fratelli. 

Invece, in presenza di testamento, il fratello morto deve rispettare le quote dei legittimari di cui abbiamo parlato sopra. Egli non è tenuto a lasciare nulla ai propri fratelli. 

Muore Francesco, divorziato senza figli. I genitori sono morti da anni. Francesco ha tre fratelli, ma nel testamento nomina solo uno di questi. Gli altri due non possono avere alcun diritto sull’eredità. 

Quanto costa una causa di eredità?

Abbiamo detto che le cause per l’eredità sono molto costose. Prima c’è da fare la mediazione. Le spese di avvio variano dai 48,80 euro ai 97,60 euro a seconda dell’entità del patrimonio conteso, come le spese di indennità (il costo della mediazione). Se, ad esempio, il valore massimo della lite è di 250.000 euro, l’indennità di mediazione è di 1.220 euro, mentre su 500.000 euro, il costo della mediazione è 2.440 euro, il doppio. 

Poi, c’è il contributo unificato, la tassa cioè che si versa allo Stato che va calcolata sull’ammontare del patrimonio in contesa. Tanto più è elevato il valore, tanto più è alto il contributo unificato. Per fare qualche esempio, su un valore fino a 5.200 euro si pagano 98,00 euro; se si arriva a 26.000 euro, il contributo sale a 237 euro; fino a 52.000 euro si arriva a 518 euro. Per le cause di valore superiore a 52.000 euro e fino a 260.000 euro, il contributo è di 759 euro. 

Tieni conto che, quando si litiga per un’eredità e in mezzo ci sono immobili, il valore è sempre molto alto e il contributo unificato è elevato. 

Se uno dei fratelli si appropria dell’eredità

Spesso le liti tra fratelli per l’eredità derivano dal fatto che uno di questi, di solito convivente con il defunto, si appropria di beni appartenenti all’eredità e non vuole restituirli agli altri. 

La legge, in questi casi, prevede la cosiddetta petizione ereditaria. Se alla morte di un soggetto i suoi beni entrano nel possesso di estranei alla successione, gli eredi possono agire con l’azione di petizione ereditaria, per vedere riconosciuto il titolo di erede e ottenere la restituzione.

Presupposto dell’azione è, dunque, l’esistenza di uno o più eredi che affermano l’appartenenza di beni alla massa ereditaria, beni che si trovano tuttavia in possesso di terzi senza che questi ne abbiano titolo. 

Un’altra azione tipica è l’azione di lesione della quota di legittima. 

I legittimari che, a causa di un testamento o di donazioni, vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio per ottenere la reintegrazione della legittima mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre.

Di qui, spesso l’accertamento di simulate vendite: si tratta di finte compravendite tra parenti volte a nascondere le donazioni e, quindi, evitare che possano essere contestate dagli altri eredi. La prova della simulazione può essere data in qualsiasi modo (ad esempio, il mancato passaggio di denaro). Leggi Come dimostrare una vendita falsa.

C’è poi l’ipotesi della cessione della casa dietro vitalizio: in pratica, il genitore cede a uno dei figli la proprietà di un proprio immobile assicurandosi, in cambio, l’assistenza e il mantenimento fino alla morte. Ma se questa prestazione non viene mai resa o se la cessione viene fatta quando il genitore è ormai già anziano e prossimo alla morte, il contratto è nullo. Secondo la giurisprudenza, non c’è bilanciamento tra le due prestazioni. Sicché, gli altri fratelli potranno rivendicare la divisione del bene. 



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