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Prescrizione libretti di risparmio

3 Novembre 2019 | Autore:
Prescrizione libretti di risparmio

Libretti dormienti: cosa sono? Dopo quanto tempo si prescrivono le somme depositate in banca o alle Poste? Cos’è il fondo rapporti dormienti?

Da quando esistono le banche e le poste, non esiste praticamente italiano che non abbia deciso di affidare almeno una parte dei propri risparmi a questi istituti di credito. L’operazione è molto semplice: occorre recarsi presso qualsiasi banca o ufficio postale e consegnare una somma di denaro di cui si è in possesso. Avviene così il deposito, il quale consente al cliente di mettere al sicuro i propri risparmi e all’istituto di credito di poterli gestire per effettuare altre operazioni (ad esempio, il prestito a chi ne ha bisogno). A seguito del deposito l’istituto di credito rilascia al cliente un libretto di risparmio, all’interno del quale verranno segnate tutte le principali movimentazioni del capitale depositato. Con questo articolo vorrei soffermarmi su un aspetto di sicuro interesse: la prescrizione dei libretti di risparmio.

Mettiamo il caso che tu abbia scoperto che un tuo bisnonno aveva depositato presso una banca cinquecento lire; dopo un’accurata ricerca ritrovi il libretto e ti rechi presso l’istituto per riscuotere quella somma, ovviamente maggiorata di interessi decennali. Pensi che ti consegneranno un vero malloppo, magari in un sacco contraddistinto dal simbolo del dollaro, come nei film. In realtà, ti viene detto che il deposito è andato in prescrizione. Chiedi la restituzione almeno del capitale versato, ma nemmeno quella ti è dovuta. Cosa fare? Quando un libretto di risparmio va in prescrizione?

Libretti di risparmio: cosa sono?

Prima di spiegare come funziona la prescrizione dei libretti di risparmio, spieghiamo brevemente di cosa stiamo parlando. Il libretto di risparmio non è altro che un documento cartaceo che viene rilasciato da banche e poste ogni volta che viene effettuato un deposito di una somma di danaro.

In pratica, il libretto di risparmio serve ad attestare l’avvenuto deposito e a segnare tutti i movimenti (prelievi, versamenti, annotazione di interessi maturati, ecc.) che su quel capitale depositato vengono effettuati.

Il libretto di risparmio può essere nominativo oppure al portatore. Vediamo qual è la differenza.

Libretto di risparmio nominativo: cos’è?

Un libretto di risparmio è nominativo quando è intestato al suo titolare; ciò comporta che tale documento possa essere utilizzato in via esclusiva solamente dall’intestatario.

Nel caso in cui il libretto sia intestato ad un minore, i genitori o chi ne esercita il ruolo di tutore sono autorizzati ad operare sul libretto stesso, a meno di specifiche limitazioni del prodotto stesso. Alcuni libretti di risparmio consentono anche ai minori di effettuare operazioni di piccola entità, con la necessaria autorizzazione di un genitore.

Libretto di risparmio al portatore

Il libretto di risparmio al portatore, a differenza di quello nominativo, può essere utilizzato da qualsiasi soggetto lo detenga, sia in fase di prelievo che di deposito presso lo sportello dell’istituto bancario di riferimento.

Per la minor sicurezza che garantiscono, la legge [1] ha stabilito l’estinzione dei libretti al portatore: a partire dal 2019, infatti, i libretti di deposito a risparmio saranno solamente nominativi, in ossequio alla disciplina sulle misure antiriciclaggio.

Quando si prescrive un libretto di risparmio?

Vediamo ora dopo quanto tempo si prescrive un libretto di risparmio. La legge [2] stabilisce che tutti i libretti e gli altri strumenti di investimento contenenti importi maggiori di cento euro e non movimentati per un periodo superiore a dieci anni debbano confluire in un apposito Fondo ministeriale.

In altre parole, la legge stabilisce la sorte dei libretti e dei depositi dormienti, cioè di quelli che non hanno subito alcuna movimentazione: se per dieci anni non viene compiuta alcuna operazione su queste somme, esse vengono assorbite da un apposito fondo statale.

È da questo momento, cioè da quando il libretto o il deposito è divenuto dormiente, che decorrono i dieci anni necessari affinché maturi la prescrizione. Facciamo un esempio.

Nel 1998, Tizio ha deposita in banca una somma pari a un milione di lire. Se su questo importo non viene effettuata alcuna operazione, dopo dieci anni (quindi, nel 2008) il deposito diventa dormiente e confluisce nel Fondo rapporti dormienti. A partire da questo momento, Tizio avrà dieci anni di tempo per chiedere la restituzione delle somme; in caso contrario, nel 2018, il deposito andrà prescritto.

In buona sostanza, dunque, chi dimentica di avere dei soldi in banca andrà incontro a queste conseguenze:

  • dopo dieci anni di inattività, il deposito confluisce in un fondo destinato ai rapporti dormienti;
  • trascorsi ulteriori dieci anni senza che il titolare reclami il rimborso, le somme si prescrivono.

Cosa succede con la prescrizione del deposito?

Ciò che molti ignorano sono le conseguenze della prescrizione: un libretto di risparmio prescritto non dà diritto più a nulla, nemmeno al capitale inizialmente versato.

In altre parole, la prescrizione cancella ogni cosa: il depositante (o i suoi eredi) non avrà diritto né agli interessi né alla restituzione di quanto in origine consegnato. Tutto andrà allo Stato.

Libretti dormienti: come recuperare i soldi?

Abbiamo detto che la prescrizione scatta dieci anni dopo che il libretto di risparmio sia divenuto dormiente: in buona sostanza, dunque, la prescrizione matura solamente dopo complessivi venti anni di inattività totale.

Orbene: cosa fare per recuperare i soldi di un libretto dormiente? Ebbene, poiché il deposito inattivo è confluito in un fondo statale, è necessario inoltrare una domanda di rimborso, che può essere redatta accedendo al sito internet Consap, nella quale devono essere inseriti tutti i dati e le informazioni necessarie a chiarire la propria posizione.

La domanda, insieme a tutta la documentazione, può essere presentata esclusivamente in forma cartacea, mediante lettera raccomandata a/r, all’indirizzo:

  • Consap S.p.A. Rif. Rapporti Dormienti- V. Yser 14 – 00198 Roma.

Occorre tenere presente che la presentazione della domanda è gratuita ma, in caso di accoglimento, l’istituto provvederà a trattenere una percentuale sulla somma per l’istruzione della pratica e le spese vive.

Se non hai certezza circa il fatto che il tuo deposito sia divenuto dormiente o meno, puoi recarti presso l’istituto di credito ove hai effettuato il deposito e chiedere maggiori delucidazioni. In alternativa, potresti trovare traccia del tuo libretto scorrendo l’elenco dei depositi dormienti presso il ministero dell’Economia, consultabile in internet a questo indirizzo.

Libretti dormienti con meno di cento euro

Nei primi paragrafi di questo articolo, abbiamo detto che la legge italiano ha stabilito che tutti i libretti e gli altri strumenti di investimento contenenti importi maggiori di cento euro e non movimentati per un periodo superiore a dieci anni debbano confluire in un apposito Fondo ministeriale. Qual è, dunque, la sorte dei depositi inferiori a cento euro?

Ebbene, sul punto non c’è unanimità di vedute: una parte della giurisprudenza ritiene però che tali libretti siano oramai estinti, poiché la legge del 2005 avrebbe fatto salvi (mediante la devoluzione nell’apposito fondo e il successivo decorrere del termine decennale di prescrizione) solamente i conti dormienti di importo superiore ai cento euro.

In altre parole, la legge avrebbe previsto un doppio regime:

  • per i depositi superiori ai cento euro, l’inattività decennale comporta la devoluzione in un apposito fondo e, solamente dopo, l’inizio del decorso del termine di prescrizione;
  • per i depositi inferiori ai cento euro, invece, si applicherebbe il termine decennale di prescrizione sin dall’inizio, cioè a partire dall’ultima operazione compiuta, senza alcuna previa devoluzione nel fondo statale.

note

[1] D. lgs. n. 90/2017.

[2] Art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005 (Legge finanziaria 2006).

Autore immagine: 123rf.com


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