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Le Guide Lavoro intermittente a chiamata: 400 giorni in tre anni è il nuovo limite di utilizzo

Le Guide Pubblicato il 8 luglio 2013

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> Le Guide Pubblicato il 8 luglio 2013

Come cambia il lavoro a chiamata dopo il DL Lavoro 76/2013: da oggi è possibile il tetto massimo di 400 giorni di lavoro spalmati nell’arco di tre anni lavorativi.­

Il nuovo Dl Lavoro, appena varato dal Governo Letta, ha modificato la disciplina del lavoro intermittente, con lo scopo di rendere più flessibile il ricorso a tale strumento.

Prima però di vedere cosa è cambiato, ricordiamo come funziona questo particolare tipo di contratto di lavoro.

Col contratto di lavoro a chiamata il lavoratore si rende disponibile, con carattere discontinuo e intermittente, allo svolgimento di una specifica mansione su chiamata del datore di lavoro, nei limiti e con le modalità previsti da specifiche disposizioni. La prestazione lavorativa può essere a tempo determinato o indeterminato, ma soprattutto si caratterizza per essere discontinua: la prestazione lavorativa deve cioè essere intervallata da una o più interruzioni (altrimenti si tratterebbe di un normalissimo contratto di lavoro subordinato).

Nel contratto di lavoro a chiamata, qualora il lavoratore si obblighi a garantire la propria disponibilità in caso di chiamata da parte del datore di lavoro, gli spetterà, oltre al normale trattamento economico per i periodi effettivamente lavorati, anche un’indennità economica di disponibilità su base mensile per i periodi di inattività.

Prima dell’inizio della prestazione lavorativa (o di un ciclo integrato di prestazioni per una durata non superiore a 30 giorni), il datore di lavoro deve comunicarne la durata del rapporto alla Direzione territoriale del Lavoro competente (Dtl) a mezzo di pec, fax, sms o online. In caso di omissione di questo adempimento, la disciplina anteriore al Dl Lavoro appena varato prevedeva una sanzione amministrativa pecuniaria a carico del datore di lavoro di importo variabile tra 400 e 2400 euro per ciascun lavoratore intermittente.

Invece, la riforma appena varata elimina l’applicazione della sanzione se l’impresa è in regola con i versamenti contributivi. In altre parole, nell’intento di semplificare gli adempimenti burocratici, non scatta alcuna sanzione amministrativa se gli adempimenti contributivi precedentemente compiuti dal datore di lavoro rendono evidente la volontà di non occultare lo svolgimento della prestazione lavorativa.

La seconda novità apportata dal Dl Lavoro è la previsione di un tetto massimo per il lavoro a chiamata. Tale contratto sarà possibile per un periodo complessivamente non superiore a 400 giorni di lavoro effettivo da spalmare nell’arco di tre anni solari. Dunque, lo stesso datore di lavoro può instaurare un rapporto di lavoro intermittente con lo stesso lavoratore per massimo tre anni e per un totale di 400 giornate lavorative. La sanzione applicata nel caso di superamento di tale limite sarà la trasformazione del contratto a chiamata in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

note

[1] Dl 76/2013.


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