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Critiche volgari e contestazioni al datore di lavoro: licenziamento illegittimo

9 Luglio 2013
Critiche volgari e contestazioni al datore di lavoro: licenziamento illegittimo

Non si perde il posto di lavoro per aver offeso i vertici dell’azienda davanti ad altri colleghi, se, però, si svolgono regolarmente le proprie mansioni.

Non si può licenziare il dipendente che abbia utilizzato espressioni volgari e critiche contro i propri capi davanti agli altri colleghi, ma che, nello stesso tempo, svolge regolarmente e correttamente le proprie mansioni. A dirlo è una interessante sentenza di ieri della Corte di Appello di Potenza [1] che ha dichiarato illegittimo il licenziamento a carico di un lavoratore per aver usato critiche violente verso i vertici dell’azienda. Il dipendente, però, era sempre stato ligio ai propri compiti e mansioni.

Il comportamento che dà luogo a licenziamento deve consistere in una negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, per la sua gravità, deve scuotere la fiducia del datore di lavoro. Può rilevare anche una condotta compiuta al di fuori della prestazione lavorativa, purché idonea ad arrecare un pregiudizio – non necessariamente economico – all’azienda.

Senonché, secondo i giudici, il licenziamento, proprio perché è la massima sanzione che più di ogni altra incide sul rapporto di lavoro, può essere adottata in presenza di una violazione non solo grave, ma anche incompatibile con l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale. Pertanto, le espressioni volgari o anche una critica non costruttiva o la dichiarata insofferenza agli ordini turbano sì l’organizzazione, ma non ne mettono in pericolo la funzionalità. Qualora, infatti, sia dimostrato che il lavoratore abbia comunque tenuto un comportamento ligio ai compiti impartitigli, svolgendo correttamente le proprie mansioni, la sua condotta non può essere considerata fonte di danno per l’azienda.


note

[1] C. App. Potenza, sent. n. 79/2013.


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