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Le Guide Affidamento condiviso dei figli: di che si tratta

Le Guide Pubblicato il 15 dicembre 2011

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In caso di separazione dei coniugi, l’affidamento condiviso dei figli è la regola, non più l’eccezione: entrambe i genitori mantengono i contatti con i figli secondo modi e tempi accordati o decisi dal giudice.

In caso di separazione dei genitori, la legge [1] stabilisce, come regola generale, l’affidamento condiviso dei figli.

Se in passato, nella maggioranza dei casi, il giudice affidava il minore a uno solo dei coniugi, consentendo all’altro di vederlo in giorni prefissati, oggi il nuovo sistema obbliga entrambi i genitori separati a esercitare uguali diritti e doveri sui figli. Pertanto, il figlio convive con un genitore in un’abitazione, ma è affidato ad entrambi; mantiene con loro contatti giornalieri secondo tempi e modi fissati dai genitori stessi o, in caso di mancato accordo, dal giudice.

Questa previsione segna un capovolgimento rispetto alla precedente impostazione. Ciò che prima era la regola è oggi l’eccezione. Diversamente dal passato, infatti, in un giudizio di separazione il giudice dispone l’affidamento esclusivo ad un solo genitore solo se quello condiviso crea pregiudizio all’interesse del minore [2].

In tal modo, si assicura il diritto dei minori a conservare un legame continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori (il cosiddetto diritto alla bigenitorialità) [3].

Al tempo stesso,  si è eliminata l’abitudine dei giudici di affidare i figli in via esclusiva a un solo genitore (nel 90% dei casi la madre), relegando l’altro al ruolo di “genitore del tempo libero”. Una distinzione che oggi viene meno anche a causa delle proteste sollevate dai padri separati, compressi nel loro ruolo dalla vecchia normativa.  Numerosi, infatti, sono stati i casi di madri affidatarie che, sfruttando la loro posizione privilegiata, ricattavano gli ex mariti per ottenere aumenti  dell’assegno di  mantenimento dietro minaccia di negare le visite ai figli o che usavano il proprio ascendente sui figli per metterli contro il padre e le sue eventuali nuove compagne.

L’affido condiviso impone, pertanto, una partecipazione diretta e paritaria di ciascun genitore alla vita del figlio. Entrambi sono responsabili delle scelte principali che riguardano il minore [5].Essi devono elaborare, insieme al giudice, un progetto educativo genitoriale, dove siano riconosciuti stessi diritti e doveri sui figli e stabiliti  compiti e tempi di permanenza di questi con l’uno o l’altro genitore.

Le decisioni di maggiore interesse per la vita del minore (relative all’istruzione, all’educazione e alla salute) vanno prese obbligatoriamente di comune accordo tra i genitori. Quelle, invece, di poco rilievo, relative al quotidiano, possono essere assunte anche dal genitore che in quel momento è fisicamente vicino al figlio.

È necessaria quindi una cooperazione, un dialogo sui bisogni dei minori, che spesso manca tra due persone in procinto di separarsi. Argomenti pratici (quali per es. gite scolastiche, visite mediche, vacanze, cellulare, motorino) esasperano il più delle volte l’attrito.

Pertanto, se l’accordo è raggiunto e non è contrario all’interesse dei figli, il giudice ne prende atto. Viceversa, in caso di disaccordo,  è tenuto a creare un progetto di affidamento, ripartendo in modo preciso i compiti per ogni genitore. Il magistrato si può avvalere, se necessario, dell’aiuto di un esperto e dell’ascolto dei figli se hanno compiuto dodici anni o, qualora capaci di discernimento,  anche di età inferiore.

Inoltre, sul piano pratico:

– l’affidamento condiviso è esteso anche ai figli di coppie conviventi, ossia non sposate;

–  con riguardo agli alimenti, entrambi gli ex coniugi devono contribuire al sostentamento dei figli, in base alla propria disponibilità (non più soltanto il genitore non affidatario  con l’assegno di mantenimento);

– se il coniuge separato convive con un’altra persona, potrà essere ugualmente stabilito l’affido condiviso, purché sia assicurato un ambiente consono al miglior sviluppo della personalità del figlio;

– se un coniuge viene ritenuto “responsabile” della separazione (cosiddetta separazione con addebito), potranno comunque essergli affidati i figli, sempre che ciò non venga ritenuto dal giudice di grave pregiudizio per il minore (per es.: il padre che si sia macchiato di gravi crimini contro la famiglia).

Non esistono ragioni prestabilite dalla legge che possano impedire l’affidamento condiviso, ma in generale il giudice, nella scelta tra affido condiviso e quello esclusivo, tiene conto innanzitutto della sfera affettiva e psicologica, oltre che materiale della prole.

Per esempio, come ha chiarito la Cassazione [6], l’affidamento condiviso non può aver luogo se un genitore viola il dovere di mantenimento dei figli e non li frequenta in modo continuo. Due circostanze queste che possono ben pregiudicare l’interesse del minore.

Inoltre, la stessa Corte [7] ha precisato che la distanza tra i luoghi di residenza dei genitori non è sufficiente a escludere la possibilità di un affidamento condiviso.

Di recente la Suprema Corte ha precisato che l’affido condiviso, oltre a un accordo sugli obiettivi educativi, richiede una buona alleanza genitoriale e un profondo rispetto dei rispettivi ruoli. Pertanto, se tra i genitori non c’è un profondo rispetto reciproco, è bene che i giudici non concedano l’affidamento condiviso [8].

note

[1] Legge 8 febbraio 2006, n. 54, recante “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”.

[2] Art. 155 bis, co.1, cod. civ: “Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore”.

[3] Esso, già da tempo  sancito negli ordinamenti europei e nella Convenzione sui diritti del fanciullo (sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, recepita e resa esecutiva in Italia con la legge n.176 del 1991), è oggi collocato nel codice civile all’art. 155, co.1, cod.civ.

[5] Trib. Novara 4 novembre 2008, n.814.

[6] C. Cass., sentenza n.26587 del 17 dicembre 2009.

[7] C. Cass., ordinanza n.24526 del 2 dicembre 2010: “In tema di affidamento dei figli, l’oggettiva distanza  esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non preclude la possibilità di un affidamento condiviso, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore, ai sensi degli artt. 155, comma 2, e 155-quater, comma 2, cod.civ”.

[8] C. Cass., sentenza n. 17191 dell’11 agosto 2011.


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1 Commento

  1. il figlio convive con un genitore in un’abitazione, ma è affidato ad entrambi;

    E l’affido congiunto, allora?

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