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Slitta l’assicurazione professionale: l’odiosa prassi della proroga. In gioco è la credibilità dell’ordinamento giuridico

9 luglio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2013



L’uso, ma soprattutto l’abuso, della “proroga dell’ultimo minuto” è davvero una delle espressioni peggiori del nostro sistema legislativo; lo abbiamo visto da poco con l’obbligo di assicurazione professionale e chissà in quante altre occasioni lo vedremo ancora.

 

Avv. Simone Aliprandi

Apprendo della notizia della proroga sine die dell’obbligo di stipulare l’assicurazione sulla responsabilità professionale e sento la bile riempirmi il sangue.

Ad imbestialirsi non è tanto l’avvocato ma il teorico del diritto. Come avvocato posso farmene una ragione; in fondo non è certo una scocciatura da 300 euro in più a influire sullo svolgimento della professione (una più una meno…). Ma come teorico del diritto non riesco a trattenermi dal farne una questione di principio.

Se c’è una cosa che mina la credibilità di un ordinamento giuridico è proprio l’uso sconsiderato della “proroga dell’ultimo minuto”, prassi tipica del sistema legislativo italiano. Sì, perché è grazie ad essa che chi, per tempo, si è premurato per ottemperare ad un obbligo, si sente “preso in giro”, mentre chi se n’è bellamente fregato si sente più saggio. In questo modo, chi non vuole sentirsi più preso in giro, al prossimo obbligo sbandierato dal legislatore aspetterà anch’egli l’ultimo minuto per adeguarsi.

Ma così le proroghe, che spesso vengono giustificate da dati statistici, saranno sempre più necessarie. “Dobbiamo prorogare per forza; sono troppi quelli che ancora non si sono adeguati”. Ed ecco che si innesca un patologico circolo vizioso che produrrà sempre maggiori ritardi e sempre minor chiarezza, coerenza e quindi credibilità nell’ordinamento giuridico.

La ratio della proroga sta nella sua straordinarietà. La proroga non è cattiva in sé; ha senso se viene usata in quelle situazioni di reale imprevedibilità degli esiti di un intervento normativo. In tutti gli altri casi è solo un terribile cancro per un sistema normativo.

Sogno un sistema in cui una norma, quando entra in vigore, diventa non solo vigente a livello formale, ma effettiva e cogente per tutti i suoi destinatari, senza che si trovino pretesti per non applicarla; un sistema in cui si sa di preciso quali sono le norme in vigore e in cui le stesse non siano in contraddizione tra loro; un sistema in cui se si dice che dal primo gennaio bisogna fare X, da quella data tutti fanno X, e chi non lo fa subisce le giuste sanzioni.

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3 Commenti

  1. aggiungo che la cosa più odiosa di certe proroghe (come appunto quella relativa all’assicurazione per gli avvocati) è che vengono attuate non espressamente ma per inerzia, o per mancanza di norme attuative o regole tecniche… in modo che la proroga si verifica “de facto” e che non si sa bene a chi imputarla. chi ha fatto la norma ne esce pulito (“noi la norma l’abbiamo fatta!”), chi non ha fatto le norme attuative ne esce pulito con vari pretesti (tra cui principalmente “non abbiamo avuto il tempo”, “non ci hanno dato le risorse”, “in realtà non competeva a noi”)… E’ veramente demotivante per chi si occupa di diritto, sia dal lato pratico che dal lato teorico. E temo che assisteremo ad una cosa simile anche in merito al processo civile telematico e in generale alle questioni di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

  2. I professionisti se vogliono si assicurano altrimenti tengono il rischio in proprio. Non si sente proprio alcun bisogno di legislatori così solerti a obbligare gli altri a fare qualcosa. Più che il concetto di proroga all’ultimo minuto qui vige il concetto di obbligo e la gente è stufa di dover inseguire dei burocrati lungo la loro strada. Ricordatevi che questi non hanno niente da fare e qualcosa devono pur inventarsi. Quindi da un lato concordo con Voi sul fatto che la proroga è la negazione della credibilità e della serietà di un sistema, ma dall’altro comprendo quanti non vogliono cedere ad un altro obbligo. Per invogliare un professionista ad assicurarsi basterebbe spiegargli esattamente le conseguenze del disposto dell’articolo 1218 del Codice Civile invece di tediarlo con anni di tam-tam sul tema dell’obbligo.

  3. Da appassionato del diritto e da cultore della precisione non posso che condividere in toto l’amarezza del Collega Aliprandi.
    Non riesco tuttavia ad esimermi dal manifestare una certa soddisfazione nel vedere per una volta quantomeno ritardato (e magari sfumato) l’ennesimo regalo fatto a quei “poteri forti”, che prosperano nella crisi – quando non ne sono artefici – e mai pagano dazio alla medesima.
    In quest’ottica, mi auguro davvero di cuore che la stessa sorte tocchi anche all’aberrante obbligo del POS per i professionisti.

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