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Legge sulla responsabilità dei magistrati: per l’Unione Europea troppo blanda

14 Dicembre 2011
Legge sulla responsabilità dei magistrati: per l’Unione Europea troppo blanda

La legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati non è compatibile col diritto dell’Unione Europea, in quanto non tutela il diritto di ciascun cittadino a essere risarcito nel caso di violazione o cattiva interpretazione delle norme da parte dei giudici.

La legge italiana stabilisce, nel caso in cui un giudice sbagli, che sia lo Stato a “pagare” per l’errore commesso, salva la possibilità di rivalersi sul magistrato mediante decurtazione di una parte dello stipendio.

L’U.E. [1], però, ha ritenuto tale normativa insufficiente in quanto non affermerebbe il principio della piena responsabilità dei nostri giudici.

Nello specifico, la Corte ha ritenuto che i punti difettosi della disciplina italiana sono due [2]:

1) l’aver escluso qualsiasi responsabilità nel caso in cui i magistrati commettano errori relativi all’interpretazione di norme o alla valutazione di fatti e prove [3];

2) l’aver limitato, negli altri casi, la responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave.

Non è la prima volta che l’Unione Europea ci “bacchetta” su questa tormentata legge [4], a detta di  Strasburgo non sufficientemente garantista nei confronti del singolo cittadino, ma piuttosto a dei magistrati [5].

A seguito di questa pronuncia le soluzioni percorribili dallo Stato Italiano (per non incappare in una sanzione economica) sono due: o modificare, per via parlamentare, la legge in questione oppure provvedere a interpretare la norma in senso conforme a quanto stabilito dai giudici comunitari.

Vista la recente bagarre in Parlamento e la difficile realizzabilità di un’interpretazione evolutiva della legge [6], è facile prevedere che il monito proveniente da Bruxelles continuerà a rimanere inascoltato.

di BIAGIO FRANCESCO RIZZO


note

[1] Corte di Giustizia UE, 24 novembre 2011, C. 379-10.

[2] Legge n. 117/88.

[3] La cosiddetta “clausola di salvaguardia”, contenuta nell’art. 2, c. 2, L. 117/88.

[4] Tra le più recenti ricordiamo la sentenza della Corte Giustizia CE, 13 giugno 2006, n. 173 (il famoso caso “traghetti del mediterraneo s.p.a.”).

[5] In tempi più remoti si riteneva addirittura che la responsabilità dei giudici non dovesse, in nessun caso, configurarsi. Carnelutti affermava che la responsabilità del magistrato deve “essere ristretta al dolo, chè altrimenti ne rimarrebbe scossa la cosa giudicata: anzi, perfino quando vi sia dolo si può dubitare della sua convenienza perché, se la decisione può essere impugnata, è questa la via per eliminare il danno subito dalla parte, e se non può e perciò pro veritate habetur, mal si concilia con ciò l’ipotesi di un iniura commessa dal giudice” ( Sistema di diritto processuale, Padova 1936, 671).

[6] Nel nostro sistema, infatti, vige la non vincolatività dei precedenti giudiziari.


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