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Cosa fare se il bollo auto è prescritto

4 Novembre 2019
Cosa fare se il bollo auto è prescritto

Bollo auto non pagato da 3 anni: prescrizione e impugnazione cartella di pagamento.

Non succede di rado di ricevere una richiesta di pagamento del bollo auto a distanza di diversi anni da quando lo stesso dovrebbe essere versato. In tali ipotesi è probabile che il debito sia caduto in prescrizione e, quindi, non sia più dovuto. “Prescrizione” infatti significa che il creditore non ha più alcun diritto nei confronti del debitore (in questo caso l’automobilista) e qualsiasi eventuale azione esecutiva non potrà avere luogo o, se mai dovesse essere intrapresa, potrà essere contestata. Ma come fare a stabilire se il bollo auto è fuori termine? E soprattutto cosa fare se il bollo auto è prescritto?

La giurisprudenza si è più volte occupata della prescrizione e decadenza della tassa automobilistica, fornendo ai contribuenti le istruzioni pratiche su come difendersi sia dalle cartelle esattoriali per bollo auto prescritto che dagli stessi avvisi di accertamento spediti dalla Regione. 

Da ultimo, sulla questione è intervenuta la Commissione Tributaria Provinciale di Milano [1] che ha offerto interessanti chiarimenti sul punto. In verità, la pronuncia non dice nulla di nuovo se non sottolineare ancora una volta – in termini pratici e seguendo l’indirizzo sino ad oggi segnato dalla Cassazione – cosa fare se il bollo auto è prescritto. 

Prima di lasciarti alla trattazione di questo tema, voglio consigliarti di prendere in mano l’ultimo avviso di pagamento che ti è stato spedito o, se non dovessi ritrovarlo, di chiedere all’agente della riscossione un estratto di ruolo, dal quale potrai individuare le cartelle che ti sono già state notificate. Ma procediamo con ordine.

Come capire se il bollo auto è prescritto?

Partiamo da un concetto semplice e lineare, che poi dovremo attuare in base alle differenti situazioni che possono verificarsi nella pratica: la prescrizione del bollo auto si verifica dopo tre anni che si calcolano a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quando il tributo è dovuto [2]. 

Sono sostanzialmente tre le ipotesi in cui si può avere a che fare con la prescrizione del bollo auto. Le analizzeremo in paragrafi differenti.

Prescrizione dell’avviso di accertamento del bollo auto

La riscossione del bollo auto è affidata alle Regioni. A Bolzano e Trento è invece affidata alle Province autonome. Infine in Friuli Venezia Giulia e in Sardegna il bollo auto è gestito dall’Agenzia delle Entrate. 

Il pagamento del bollo va eseguito entro la fine del mese successivo a quello di scadenza. Ad esempio, se il bollo della tua auto scade ad aprile, l’ultimo giorno utile per regolarizzare il versamento è il 31 maggio.

Tuttavia il termine di prescrizione di tre anni inizia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo. Quindi, relativamente al bollo con scadenza ad aprile 2019, la prescrizione parte dal 1° gennaio 2020 e scade il 31 dicembre 2022. 

Se il contribuente non riceve, nell’arco di tali tre anni, un avviso di accertamento – a seconda della località, da parte della Regione, delle Province autonome di Bolzano e Trento o dell’Agenzia delle Entrate – la tassa automobilistica non è più dovuta. L’eventuale avviso di accertamento sarà quindi nullo e potrà essere contestato. Vedremo a breve come.

Attenzione: conta la data di spedizione dell’avviso e non quello di ricevimento dell’atto: per calcolare cioè il rispetto dei tre anni bisogna vedere, tramite il timbro postale, in quale giorno l’ente ha consegnato all’ufficio postale l’intimazione di pagamento e non quando questa è stata materialmente consegnata al domicilio del contribuente. Se, per ipotesi, l’avviso di accertamento è stato spedito prima dei tre anni e consegnato qualche giorno dopo, l’atto è legittimo e non si può parlare di prescrizione. 

Prescrizione della cartella di pagamento del bollo auto

Se, dopo l’avviso di accertamento, il contribuente non versa l’importo dovuto, l’ente titolare del credito compie un atto interno all’amministrazione che viene detto “iscrizione a ruolo”: con esso non fa altro che emettere un documento in cui attesta ufficialmente il proprio credito. Il ruolo viene poi trasmesso all’agente per la riscossione con l’incarico a quest’ultimo di avviare le azioni esecutive (pignoramenti e fermi) contro il debitore. 

Potrebbe allora succedere di ricevere l’avviso di accertamento del bollo nei termini prescritti dalla legge – ossia prima della scadenza dei tre anni – e, tuttavia, nonostante l’omesso versamento dell’imposta, di non vedersi più notificata alcun’altra intimazione di pagamento. 

Se così dovessero stare le cose, ossia se all’automobilista non viene notificata alcuna cartella esattoriale o se questa gli viene consegnata dopo tre anni dall’avviso di accertamento, si può di nuovo parlare di prescrizione. 

Dunque la prescrizione non è solo quella che si verifica tra la data in cui è dovuto il bollo e quella in cui viene inviato l’avviso di accertamento; essa si può verificare anche tra la data di ricevimento dell’avviso di accertamento e la spedizione della successiva cartella esattoriale.

La Commissione Tributaria di Milano si è occupata proprio di questa ipotesi. I giudici hanno quindi ricordato che cade in prescrizione la cartella di pagamento per la tassa automobilistica laddove la stessa sia pervenuta al contribuente a distanza di oltre tre anni, calcolati dall’anno del dovuto pagamento. 

Tale orientamento ormai consolidato sulla prescrizione del «bollo auto» nel termine triennale, discende dalla nota pronuncia di Cassazione del 2017 [3]. La stessa ha ribadito che il tributo si prescrive in 3 anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento è dovuto. Pertanto, la cartella esattoriale notificata dopo i 3 anni, calcolati a partire dall’annualità successiva a quella dovuta, è illegittima e può essere impugnata – come vedremo a breve – presso la Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla sua notifica.

Prescrizione cartella esattoriale bollo auto non impugnata

Se, dopo la cartella di pagamento, il contribuente non versa il dovuto, avviene di solito che, dopo il decorso di alcuni mesi – a volte anni – l’agente per la riscossione intraprende le azioni esecutive ossia il pignoramento o il fermo auto. Attenzione però: queste misure possono essere legittime solo se non è decorso più di un anno dalla notifica della cartella. In caso contrario, è necessaria la notifica di un successivo atto, detto intimazione di pagamento. Ebbene, anche l’intimazione di pagamento, spedita a distanza di oltre tre anni dall’ultima cartella di pagamento, è da considerarsi prescritta e quindi illegittima. Sicché, al pari degli altri due casi appena visti, può essere impugnata.

Cosa fare se il bollo auto è prescritto

Vediamo ora materialmente come difendersi da un bollo auto prescritto. La soluzione è identica per tutte e tre le ipotesi appena illustrate, ossia rispettivamente: 1) quella in cui il contribuente riceve un avviso di accertamento a distanza di oltre tre anni dall’anno del dovuto versamento; 2) quella in cui riceve una cartella esattoriale fuori termine; 3) ed, infine, quella dell’intimazione di pagamento o del pignoramento ad oltre tre anni dalla cartella esattoriale.

In tutte queste ipotesi, l’atto notificato si considera illegittimo per intervenuta prescrizione e può essere impugnato entro 60 giorni alla Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso può essere fatto anche senza bisogno di un avvocato o un commercialista, ma visto il tecnicismo della materia è sempre bene affidarsi a un professionista del settore. 

L’impugnazione va anticipata dalla richiesta di mediazione tributaria: in pratica, l’atto di ricorso va notificato prima di tutto all’ente che lo ha emesso, concedendogli 90 giorni di tempo per rettificare l’errore. In assenza di correzione, si può iscrivere a ruolo il ricorso presso la Commissione Tributaria e procedere con la causa.

Prima del ricorso e della stessa mediazione si consiglia sempre di spedire un ricorso in autotutela: si tratta di una semplice richiesta di annullamento, in carta semplice inviata con raccomandata a.r. (o, meglio ancora, con posta elettronica certificata) con cui si chiede l’annullamento della richiesta di pagamento o lo sgravio della cartella. 

Il ricorso va notificato all’ente titolare del credito (Regione, Province di Trento e Bolzano oppure Agenzia delle Entrate) e, in caso di notifica della cartella esattoriale, anche all’agente per la riscossione. La risposta, che dovrebbe pervenire entro 30 giorni, non è dovuta e ben potrebbe verificarsi che l’ente non riscontri la domanda avanzata dal contribuente. In tal caso bisogna sapere che l’autotutela non sospende i termini per fare ricorso. Per cui bisognerà essere tempestivi nel presentare il ricorso entro i 60 giorni richiesti dalla legge. 

La prescrizione del bollo auto si verifica dopo tre anni che si calcolano a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quando il tributo è dovuto.

Sia che ricevi un avviso di accertamento a distanza di tre anni dalla scadenza del bollo, sia che ricevi una cartella esattoriale a distanza di tre anni dall’avviso di accertamento, sia che ricevi un pignoramento a tre anni dalla cartella esattoriale, non devi pagare. Ma prima devi fare ricorso entro 60 giorni alla commissione tributaria. 

note

[1] CTP Milano, sent. n. 3314/11/2019. 

[2] Ai sensi dell’art. 5 del dl 953/1982.

[3] Cass. sent. n. 20425/17

M. C. G. ha presentato ricorso contro Agenzia delle entrate Riscossione e Regione Calabria avverso cartella di pagamento come precisata in epigrafe notificata il 7 giugno 2018, relativa al mancato pagamento della tassa automobilistica per gli anni 2013 2014, lamentando che non risulti notificato alcun accertamento contenente la pretesa erariale in contestazione sicché prospetta che la cartella impugnata sia viziata per omessa notifica dei prodromico avviso di accertamento e conseguente prescrizione dei tributo.

L’Ufficio della Regione Calabria non si è costituito e la Agenzia delle entrate Riscossione protesta fondatamente il proprio difetto di legittimazione passiva.

Osserva il Collegio che pertanto la riflessione sugli gli atti di causa si è necessariamente limitata a quelli forniti dalla ricorrente ed emerge evidente dalla lettura degli atti a disposizione come siano condivisibili i rilievi mossi dalla parte ricorrente per la loro correttezza e persuasività e gli approdi cui è pervenuta questa Commissione all’esito della valutazione degli atti sono riassumibili nelle argomentazioni del ricorrente stessa.

Il Collegio pertanto, nel silenzio dell’impositore Ufficio appellato accoglie la prospettazione della parte ricorrente.

Come è noto (S.U. 5791/08)l’omissione della notifica di una atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato.

Deduce inoltre la ricorrente che foss’anche stata notificata la pretesa creditoria intempestiva perché ai sensi dell’art. 5 dl 953/82, il diritto erariale alla riscossione della cd «tassa auto» si prescrive entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui il pagamento avrebbe dovuto essere eseguito con la conseguenza che è palese come, in mancanza di rituale e documentato atto interruttivo cosi come è nel caso di specie (quale, per esempio, l’avvenuta notificazione delle cartelle di pagamento), il diritto erariale alla riscossione in parte qua sia, oggi, irrimediabilmente prescritto giacché relativo ai periodi d’imposta 2013 e 2014 a fronte di una notifica effettuata il 7 giugno 2018.

Ne consegue l’accoglimento dei ricorso, le spese seguono la condanna.

P.Q.M. La Commissione accoglie il ricorso e condanna la Regione Calabria al pagamento delle spese di lite che liquida in euro 200 oltre accessori di legge.


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