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Miscellanea Mediazione civile: alla Camera rischio bocciatura. PD, PDL e M5S pro avvocatura

Miscellanea Pubblicato il 9 luglio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 9 luglio 2013

È negativo il parere appena reso dal Comitato per la Legislazione di Montecitorio sulle norme contenute nel Decreto del Fare in materia di giustizia: si teme di nuovo la mannaia della Corte Costituzionale sulla mediazione.

Entra nel vivo, in queste ore, alla Camera dei Deputati, la discussione sull’approvazione del “Decreto del Fare”. Da quanto è trapelato sinora, sembra che vi sia una larga fetta di deputati favorevole a stralciare dal decreto legge le norme in materia di giustizia e, in particolare, la mediazione civile. La reintroduzione della mediaconciliazione non avrebbe i requisiti di necessità e urgenza per poter essere regolamentata con il Dl.

PD, PDL e M5S, uniti nel ribadire la centralità del Parlamento, si dichiarano pronti a sostenere le ragioni dell’avvocatura e a favorire la riapertura dei dialoghi tra l’avvocatura e il Ministro Cancellieri.

Intanto il Comitato per la Legislazione di Montecitorio ha rilasciato il proprio parere sulle famigerate norme del decreto legge n. 69 che riformano il codice di procedura civile e la giustizia in generale: il suo sembra essere tutt’altro che un via libera. Le riserve del Comitato si muovono soprattutto nel senso di temere una nuova mannaia della Corte Costituzionale, proprio per carenza dei presupposti di necessità e urgenza.

Il “Decreto del Fare” – secondo il Comitato – sarebbe solo un “guazzabuglio” di norme, disomogenee, molte delle quali senza i necessari requisiti di necessità e urgenza, a partire da quelle sulla giustizia. Il “Decreto del Fare”, si legge nel parere, contiene norme, tra cui quelle sulla mediazione, la cui entrata in vigore è differita a 30 giorni dopo l’entrata in vigore della legge di conversione: dunque, dove starebbe l’urgenza?

Il Comitato chiede di eliminare inoltre, tra la tante altre, la norma che reca modifiche alla disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, totalmente estranea ai contenuti del decreto “del fare”. In particolare, si tratta della disposizione che prevede la presenza di magistrati in esercizio oltre che in pensione nelle commissioni d’esame per diventare avvocato: la disposizione appare estranea al tenore del restante provvedimento.


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