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Si all’accertamento induttivo se il nero risulta da indagini presso il cliente

10 luglio 2013


Si all’accertamento induttivo se il nero risulta da indagini presso il cliente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2013



Possibile effettuare un accertamento induttivo sul contribuente a seguito di semplici indagini operate sui suoi clienti: inversione dell’onere della prova a carico del cittadino.

Non aver ricevuto una visita della Guardia di Finanza non mette al riparto da eventuali accertamenti sul reddito da parte del Fisco: questo perché – ha detto ieri la Cassazione [1] – è possibile eseguire un accertamento induttivo sui redditi del contribuente quando la Finanza abbia effettuato indagini sui clienti di quest’ultimo e da tali ispezioni siano risultate tracce di contabilità in “nero”.

Secondo la Suprema Corte la legge [2] consente di procedere alla rettifica del reddito del contribuente anche quando l’incompletezza della sua dichiarazione risulti da verbali di ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti che siano clienti del primo. In tal caso, eventuali attività non dichiarate sono desumibili anche sulla base di presunzioni semplici.

Ciò peraltro comporta, a carico del contribuente accertato, il “drammatico” effetto dell’inversione dell’onere della prova: ossia spetterà al contribuente dimostrare – persino in presenza di scritture contabili formalmente corrette – l’infondatezza della pretesa del fisco.

note

[1] Cass. sent. n. 17005 del 9.07.2013.

[2] Art. 39, comma primo, lett. c) D.P.R. 600/73.

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