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Offese reputazione su internet

5 Novembre 2019 | Autore:
Offese reputazione su internet

Diffamazione online: quando si integra, cosa comporta e com’è punita? Come può difendersi la persona offesa? Quanto costa una diffamazione?

I social network sono una realtà più che affermata: non esiste persona che non abbia un profilo Facebook o Instagram, oppure che non faccia uso di sistemi di messaggistica istantanea come Messenger o WhatsApp. Il risultato? Un incremento ragguardevole delle denunce per diffamazione e per stalking. Eh sì: purtroppo, il risvolto negativo dei social è che le offese alla reputazione su internet non sono mai state così numerose.

Il problema è che oramai non ci si ingiuria più di persona: è molto più semplice (e deleterio) farlo stando comodamente a casa, dietro lo schermo del pc o, magari, con lo smartphone in mano. Il punto è che le offese alla reputazione fatte su internet integrano il grave delitto di diffamazione, per giunta aggravata: il responsabile rischia di dover affrontare un processo penale all’esito del quale potrebbe essere condannato anche a pagare i danni.

Se anche tu sei stato vittima del reato di diffamazione, magari commesso a mezzo internet, prosegui nella lettura: ti parlerò di cosa comportano le offese alla reputazione sul web.

Diffamazione: cos’è?

La diffamazione è un reato punito con la reclusione o, in alternativa, con la multa, e consiste nell’offendere l’altrui reputazione quando la vittima è assente e non può difendersi.

In pratica, la diffamazione consiste nel disonorare una persona parlando male di lei alle sue spalle in presenza di almeno due persone.

Quando la diffamazione è aggravata?

Il Codice penale [1] elenca i casi in cui la diffamazione è aggravata: si tratta di circostanze per cui, attesa la maggior gravità del gesto diffamatorio, le pene sono più severe. Per la precisione:

  • se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065;
  • se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516;
  • se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

L’offesa della reputazione in internet: cos’è?

L’offesa della reputazione dell’altrui persona, quando fatta in internet, costituisce un’ipotesi di diffamazione aggravata, in quanto considerata equivalente a una diffamazione realizzata a mezzo stampa o mediante altro strumento di pubblicità.

Insomma: chi offende una persona utilizzando mezzi che raggiungono una pluralità di persone (Facebook, Instagram, gruppi di chat, ecc.), commette una diffamazione aggravata, punibile penalmente. Leggi l’articolo dal titolo la diffamazione sui social network per saperne di più su questo argomento.

Cosa può fare la persona diffamata?

La persona la cui reputazione è offesa su internet può sporgere querela alle autorità entro tre mesi dal momento in cui ha scoperto la diffamazione. Non occorre un avvocato: è sufficiente recarsi di persona presso il più vicino comando di polizia o stazione dei carabinieri e raccontare il fatto.

È sempre consigliabile portare con sé delle prove: così, se qualcuno ha parlato male di te in un post su facebook, ti basterà stampare la schermata che fotografa il commento ingiurioso. Lo stesso se vengono pubblicate foto o immagini con il preciso scopo di offendere. Ciò però potrebbe non bastare.

Quando agisce per diffamazione aggravata a mezzo social, le autorità (in primis la polizia postale) chiedono il cosiddetto codice Id: si tratta di un numero che identifica in maniera univoca l’account di ogni utente iscritto ad un social network.

In pratica, se un profilo pubblica costantemente dei commenti lesivi della tua dignità, non sarà sufficiente andare alla polizia e segnalare l’accaduto: la tua denuncia dovrà essere accompagnata da immagini che testimoniano il fatto e, soprattutto, dal codice identificativo dell’account.

Rintracciare il codice identificativo di un profilo social è semplice: puoi cliccare qui e inserire, all’interno dell’apposita barra di ricerca, l’url (cioè, l’indirizzo internet che compare in alto) dell’account. Il risultato sarà proprio il codice identificativo che potrai segnalare alla polizia.

Quanto costa l’offesa alla reputazione?

L’offesa alla reputazione, soprattutto se fatta a mezzo internet, costituisce un reato al quale può seguire non solo una condanna penale, ma anche una civile. In buona sostanza, chi diffama deve pagarne il prezzo, anche economico: la persona ingiustamente lesa nell’onore potrà chiedere un risarcimento del danno a titolo di ristoro dell’offesa patita.

Il risarcimento può essere liquidato direttamente dal giudice penale, qualora la persona offesa si sia anche costituita parte civile e il giudice ritenga di poter quantificare l’entità del danno, ovvero dal giudice civile in separata sede.

Ma quanto costa una diffamazione? Dipende dal tipo di offesa e, soprattutto, da chi è la vittima: e infatti, la casistica dimostra come l’entità del risarcimento aumenti parallelamente alla notorietà del diffamato. Insomma: più è celebre la persona offesa, più è grave la diffamazione.

Mentre per le diffamazioni alle “persone comuni” (noi poveri mortali, sigh!) la media del risarcimento per diffamazione si aggira, a seconda della gravità dell’offesa della reputazione, tra i mille e i diecimila euro, per i vip si può giungere anche fino a cinquantamila euro (in rari casi, anche di più).

Diffamazione: cosa incide sull’entità del risarcimento?

Come abbiamo anticipato, sull’entità del risarcimento per danno da diffamazione incidono sostanzialmente due aspetti: la gravità dell’offesa e la notorietà della persona oltraggiata. Spiattellare in rete una foto che ritrae un noto cantante in atteggiamenti poco consoni al luogo ove si trova può avere un effetto catastrofico per la sua carriera e per la propria immagine pubblica; la stessa situazione, al contrario, se capitata a una persona qualunque, può avere conseguenze deleterie ma non gravissime.

Partendo dal fatto che bisogna sempre distinguere da caso a caso, sull’entità del risarcimento da diffamazione possono incidere:

  • l’effettiva diffusione del commento oltraggioso (una cosa è che la maldicenza sia circolata in un ristretto gruppo di persone, altra è se sia stata pubblicata in internet, strumento potenzialmente in grado di raggiungere chiunque);
  • la risonanza mediatica del fatto;
  • la ripetizione nel tempo della condotta diffamatoria;
  • le ripercussioni negative in ambito professionale;
  • il tipo di espressioni ingiuriose utilizzate.

Insomma, tenendo conto di tutta una serie di fattori, il giudice deve riuscire a quantificare l’entità del danno subito dalla persona diffamata.


note

[1] Art. 595, cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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