Diritto e Fisco | Articoli

Diritto di abitazione del convivente superstite

5 Novembre 2019
Diritto di abitazione del convivente superstite

Il partner può continuare a vivere nella casa intestata al compagno o alla compagna, ma per massimo cinque anni. Non deve, però, versare l’imposta di successione. 

Tu e il tuo compagno vivete insieme ormai da numerosi anni. Non vi siete mai sposati e costituite quella che oggi viene comunemente chiamata “coppia di fatto” o “di conviventi”. Avete raggiunto entrambi un’età avanzata e inizi a farti una serie di domande su quali potrebbero essere i tuoi diritti di erede qualora il tuo partner, più anziano di te, dovesse un giorno morire. Lui ha dei fratelli e temi che questi possano mandarti via dalla casa che, da sempre, è rimasta di sua proprietà. Così ti chiedi se esiste, al pari delle coppie unite in matrimonio, il diritto di abitazione del convivente superstite. Ecco, a riguardo, cosa dice la legge.

Ti spiegheremo, qui di seguito, se il compagno o la compagna che ha sempre vissuto nell’immobile intestato al convivente, alla morte di questi, ha diritto a rimanere nell’abitazione comune o se, invece, può essere sfrattato dagli eredi legittimi. 

La morte di un convivente

I diritti delle coppie non sposate sono stati disciplinati dalla famosa legge Cirinnà del 2016. Tra questi, viene previsto il cosiddetto diritto di abitazione del convivente superstite, al pari di quello previsto per le coppie unite dal matrimonio. Di cosa si tratta?

Il diritto di abitazione consente al relativo titolare di continuare a vivere all’interno della casa anche dopo la morte del proprietario del bene e fino all’ultimo giorno della propria vita. Il fatto che l’immobile sia caduto in successione e, su di esso, altri soggetti possano vantare delle quote di eredità, non pregiudica l’esercizio di tale diritto. In buona sostanza, gli eredi dovranno sopportare la presenza del terzo, non potendolo mandare via.

Marco muore lasciando come eredi la moglie Giovanna e i suoi tre figli. Nel testamento, Marco lascia la casa ove ha vissuto con Giovanna ai suoi figli. Ciò nonostante, questi ultimi non potranno chiedere alla madre di andare via dalla suddetta abitazione, avendo questa diritto a rimanerci fino alla propria morte.

Questo diritto spetta sia al coniuge superstite che al convivente superstite. Con riferimento a quest’ultimo caso, bisogna distinguere le ipotesi di morte del convivente proprietario e di morte del convivente comproprietario.

Morte del convivente proprietario 

Luca è proprietario di un piccolo appartamento in cui convive con Marianna dopo aver divorziato dalla sua precedente moglie dalla quale ha avuto un figlio. Muore Luca, lasciando il proprio figlio di prime nozze come unico erede. Marianna, però, pretende di rimanere all’interno dell’abitazione ove ha convissuto con Luca. Può farlo in quanto titolare del diritto di abitazione spettante al convivente superstite. 

La legge ha introdotto una disciplina per il caso in cui muoia il convivente-proprietario della casa di comune residenza. In tal caso, il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa casa per un minimo di due anni e un massimo di cinque anni.

In particolare, il diritto di abitazione dura per un periodo pari alla convivenza, ma non può mai scendere al di sotto di 2 anni o al di sopra di 5.

Martina e Mariano convivono da 10 anni. Mariano muore. Martina può rimanere nella casa di quest’ultimo per massimo 5 anni.

Martina e Mariano convivono da 3 mesi. Mariano muore. Martina può rimanere nella casa di quest’ultimo per massimo 2 anni.

Marina e Mariano convivono da 4 anni. Mariano muore. Martina può rimanere nella casa di quest’ultimo per massimo 4 anni.

Se nella stessa casa coabitano figli minori o figli disabili del convivente superstite, quest’ultimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.

Il diritto di abitazione cessa nel momento cui il convivente superstite smette di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.

Morte del convivente comproprietario

Se la casa familiare è in comproprietà dei due conviventi e muore uno solo di essi senza testamento, si viene a creare una comproprietà tra il convivente superstite e gli eredi del defunto.

Ciascuno dei comproprietari può chiedere in qualunque momento lo scioglimento della comunione: se nessuno è disposto ad acquistare la quota degli altri, la casa verrà divisa fisicamente se possibile o venduta all’asta con conseguente divisione del ricavato. Se i parenti del defunto decidessero di lasciare il godimento dell’immobile al convivente, potrebbero pretendere il pagamento di un canone.

Come tutelare il convivente e lasciargli la casa

Al fine di tutelare il proprio convivente, il proprietario della casa familiare può anche intestare tale bene ad entrambi (in tal modo, il convivente diventa comproprietario) o costituire in favore del convivente un diritto reale di godimento, quale ad esempio il diritto di usufrutto senza corrispettivo.

Trattamento fiscale del diritto di abitazione

Secondo l’Agenzia delle Entrate [2], il diritto di abitazione del convivente di fatto non fa di questo né un erede, né un legatario: pertanto, il convivente superstite non deve (né può) essere indicato nella dichiarazione di successione del defunto quale titolare di quel diritto di abitazione. Risultato: egli non deve versare l’imposta di successione.

Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento al cosiddetto stato di famiglia risultante all’anagrafe della popolazione residente. Se la convivenza non viene dichiarata all’anagrafe, lo status di convivente può essere riconosciuto sulla base di un’autocertificazione (anche se il convivente superstite non ha la residenza anagrafica nella casa di proprietà del de cuius). 

Morte del convivente in affitto

Se la casa in cui i conviventi abitavano era in affitto, il convivente superstite di fatto ha facoltà di succedere nel contratto di locazione a quello defunto, al pari di quanto succede per le coppie sposate. 

Se la locazione è conclusa tra i conviventi e muore il convivente proprietario e locatario, il conduttore ha diritto di continuare la locazione. Gli eredi sono obbligati a rispettare la naturale scadenza del contratto prima di poter entrare nel possesso dell’immobile, in quanto, nella loro qualità di successori, subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi del defunto e sono obbligati a rispettare gli obblighi da lui assunti quando era ancora in vita.

Morte del convivente assegnatario di alloggio popolare

Se il convivente passato a miglior vita era assegnatario di una casa popolare, il convivente superstite può subentrare nel rapporto alle seguenti condizioni:

  • non devono esistere un coniuge separato o figli minorenni, in forza di un precedente matrimonio;
  • al momento della morte, la convivenza doveva effettivamente sussistere;
  • la convivenza doveva essere iniziata almeno 2 anni prima della morte (l’onere della prova può essere assolto producendo il certificato anagrafico che attesti l’esistenza del nucleo familiare);
  • devono esservi i requisiti di reddito per l’assegnazione dell’alloggio popolare.

note

[1] Legge n. 76/2016, c.d. legge Cirinnà.

[2] Ag. Entrate, risposta interpello n. 463/2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube