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Assegno di divorzio all’ex moglie che può lavorare: ultime sentenze

5 Novembre 2019
Assegno di divorzio all’ex moglie che può lavorare: ultime sentenze

Mantenimento e riconoscimento delle capacità lavorative del coniuge a seguito di divorzio. La funzione dell’assegno divorzile. 

Se l’ex moglie decide di abbandonare il lavoro

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale, ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostruzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio di famiglia e di quello personale degli ex coniugi e in particolare al riconoscimento delle aspettative professionali sacrificate per dedicarsi alla cura della famiglia (Nella specie la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello che aveva revocato l’assegno divorzile avendo riscontrato nell’ex moglie non un’incapacità lavorativa ma una libera scelta di abbandonare un’occupazione lavorativa che le assicurava un reddito fisso).

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 18 ottobre 2019 n. 26594 

Se l’ex moglie rifiuta offerte di lavoro

Perde l’assegno di mantenimento la moglie che rifiuta offerte di lavoro perché non prevedono vere e proprie assunzioni.

Corte di Cassazione, Sezione VI-1, ordinanza 9 marzo 2018 n. 5817 

Se l’ex moglie cerca lavoro ma non lo trova

Ai fini dell’assegno di divorzio l’ex marito non può contestare alla moglie l’assenza di un’attività lavorativa. Per la cassazione alla donna, classe 1953, per età e per la crisi del mercato del lavoro sarebbe stato molto difficile trovare un’occupazione dopo aver lavorato in casa nel corso di un matrimonio ultraventennale.

Corte di Cassazione, sezione I, ordinanza 16 febbraio 2017 n. 4100 

Se la moglie preferisce lavorare con il part-time

Il marito paga l’assegno divorzile alla moglie anche se la disparità economica tra i due è dovuta, come affermava il ricorrente, alla libera scelta di lei di optare per un part-time.

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 16 novembre 2016 n. 23323 

Se l’ex moglie è laureata ma ha un’età avanzata

In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro dei medesimi, quale elemento di valutazione della loro capacità di guadagno, può assumere rilievo, ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, nel quantificare l’assegno di mantenimento riconosciuto alla moglie, aveva valutato il titolo di studio universitario e l’abilitazione professionale da lei posseduti ma anche le sue presumibili difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro dovute all’età ed alla mancanza di precedenti esperienze professionali).

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 4 aprile 2016 n. 6427 

Se l’ex coniuge soffre di uno stato di depressione

Lo stato depressivo della ex moglie, unitamente alla difficile situazione del mercato ed alla età e condizione delle stessa, residente in zona periferica non bene servita da mezzi pubblici, giustificano la sua inerzia nel cercarsi un lavoro e anche la cancellazione volontaria dalle liste di collocamento. L’apprezzamento di tutte queste circostanze, valutate nel loro complesso e non atomisticamente, risulta puntualmente argomentato e la sintesi ricostruttiva è illustrata con esauriente tessuto motivazionale; va così respinto il ricorso del marito che chiedeva di rivedere l’obbligo di corresponsione dell’assegno alla ex.

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 dicembre 2012 n. 22752

Divorzio: indici rivelatori dell’autosufficienza del richiedente l’assegno divorzile

In tema di assegno divorzile, l’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli è quello dell’indipendenza economica del richiedente. L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale. In sostanza, una persona è indipendente economicamente quando è adulta e sana e può provvedere al proprio sostentamento, ossia disporre di risorse sufficienti per le spese essenziali quali il vitto e l’alloggio, ed esercitare i propri diritti fondamentali. In quest’ottica un parametro di riferimento, sebbene certamente non esclusivo, può essere rappresentato dall’ammontare delle entrate che consente ad un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato, oggi pari ad € 11.528,41 annui, ossia circa 1.000,00-1.100,00 euro mensili.

Tribunale Reggio Calabria, 04/10/2019, n.1331

L’assegno divorzile ha funzione (anche) assistenziale

In tema di assegno di divorzio, seppure vadano maggiormente valorizzati il criterio compensativo-perequativo, non è tuttavia venuta meno la funzione anche assistenziale dell’assegno. Il criterio puramente assistenziale troverà quindi applicazione quanto la situazione reddituale e patrimoniale del coniuge debole non consenta allo stesso, senza sua colpa, di raggiungere una esistenza libera e dignitosa, che può tendenzialmente parametrarsi alla retribuzione media dei dipendenti. In aggiunta al criterio assistenziale, dovranno tenersi in considerazione i criteri compensativo e perequativo se, pur raggiungendo il coniuge più debole un livello minimo tale da consentirgli una vita dignitosa, la sperequazione tra le condizioni economiche tragga origine dalle scelte matrimoniali condivise che abbiano portato al sacrificio di aspettative reddituali o professionali anche in relazione alla durata del matrimonio, all’effettiva potenzialità delle capacità lavorative future parametrate all’età e alla conformazione del mercato del lavoro. In particolare, il criterio compensativo richiede di valutare le occasioni mancate e i sacrifici sopportati dal coniuge debole nell’interesse della famiglia; quello perequativo richiede di valutare il risparmio conseguito o le risorse economiche aggiuntive ottenute dalla famiglia grazie al contributo dal coniuge richiedente.

Tribunale Modena sez. I, 08/05/2019, n.661

Legittima la cessazione dell’assegno divorzile in caso di riduzione dei redditi a seguito di pensionamento del coniuge obbligato

Dal momento che le sentenze di divorzio passano in cosa giudicata “rebus sic stantibus” rimanendo suscettibili di modifica quanto ai rapporti economici o all’affidamento dei figli in relazione alla sopravvenienza di fatti nuovi, deve ritenersi legittima la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile se i redditi dell’obbligato si riducono a seguito del suo pensionamento e il coniuge beneficiario, economicamente autosufficiente, nulla allega in merito al contributo dato alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge  .

Cassazione civile sez. I, 05/03/2019, n.6386

La funzione dell’assegno divorzile

Posto che l’assegno divorzile svolge una funzione sia assistenziale che perequativa e compensativa, e va determinato alla stregua dei canoni enucleati da Cass. 18287/18, non si discosta da questi ultimi e va pertanto confermata la pronuncia di merito che, in sede di revisione delle condizioni di divorzio, ai sensi dell’art. 9 l. div., ha revocato l’obbligo di corrispondere tale assegno a carico dell’ex marito, per il venir meno sia della richiamata funzione assistenziale, a causa della sopravvenuta riduzione della capacità reddituale dell’uomo, conseguente al suo pensionamento, mentre ormai l’ex moglie è del tutto autosufficiente economicamente, in quanto titolare di un reddito medio di euro 3.000 mensili, sia di quella perequativo-compensativa, atteso che la beneficiaria neppure aveva dedotto quale fosse stato il suo contributo alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge.

Cassazione civile sez. I, 05/03/2019, n.6386

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