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Come si cura la mononucleosi

23 Novembre 2019 | Autore:
Come si cura la mononucleosi

Mononucleosi: sintomi, cause, diagnosi, prevenzione, analisi e periodo di incubazione. Nel mio articolo, potrai trovare tutto ciò che c’è da sapere su questa patologia infettiva.

Quante volte ti sarà capitato di condividere lo stesso bicchiere, la stessa bottiglietta, le stesse posate con un tuo amico, con un tuo parente o con il tuo fidanzato? E quante volte avrai baciato appassionatamente la tua dolce metà? Per non parlare delle volte in cui qualcuno ti ha starnutito o tossito in faccia. Devi sapere che alcune abitudini o alcuni comportamenti casuali possono essere rischiosi per la tua salute, perché attraverso la trasmissione della saliva potresti essere contagiato e contrarre la mononucleosi.

Cos’è la mononucleosi? Sicuramente, ne hai sentito parlare o, magari, potresti conoscerla meglio come “malattia del bacio”. Si tratta di una malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr (EBV – Epstein-Barr Virus). Come riconoscere la mononucleosi? E’ un’infezione spesso asintomatica, ma tra i sintomi più comuni troviamo un senso generale di malessere, febbre, debolezza, stanchezza. Talvolta, l’infezione può avere complicazioni molto gravi che coinvolgono il sistema nervoso centrale, i linfonodi, la milza, il fegato, il cuore ed i polmoni. Pertanto, non appena riscontri la presenza di alcuni sintomi, è importante che tu ti rivolga prontamente al tuo medico di fiducia, per evitare spiacevoli conseguenze.

Come si cura la mononucleosi? Quanto dura il periodo di incubazione? E’ possibile ammalarsi due volte di mononucleosi? Le domande che circolano in rete ed i dubbi degli utenti sono numerosi, ecco perché per avere informazioni ben precise e dettagliate abbiamo intervistato uno specialista. Se vuoi saperne di più su questa malattia infettiva, prosegui nella lettura del mio articolo, A seguire, troverai l’intervista al dr. Riccardo Longhi, specialista in pediatria. Dopodiché, ti spiegherò fino a che età è competente il pediatra e quando è possibile revocarlo.

Mononucleosi: cos’è?

La mononucleosi è una malattia virale, causata dal virus di Epstein-Barr (EBV). Si chiama anche malattia del bacio, in quanto viene trasmessa per via aerea. La più pericolosa via di trasmissione è proprio quella del bacio profondo ed è per questo che è frequente, soprattutto, negli adolescenti.

Mononucleosi: quali sono i sintomi?

I sintomi sono molto variabili. Si può passare dall’assoluta mancanza di sintomi, soprattutto nei pazienti più piccoli, nei bambini, a sintomi anche piuttosto gravi. In genere, per due o tre settimane, compare un quadro clinico caratterizzato da febbre, mal di gola, dolori muscolari e articolari, ingrossamento dei linfonodi e, talvolta, ingrossamento di fegato e milza. La stanchezza può proseguire per molto tempo dopo la comparsa degli altri sintomi, tant’è vero che si può trovare anche a distanza di mesi dall’inizio dell’infezione.

C’è addirittura chi pensa che il virus di Epstein-Barr (EBV) sia responsabile di alcuni casi di sindrome da fatica cronica, una sindrome non ancora ben conosciuta che si manifesta con stanchezza molto forte (che dura per mesi fino ad arrivare a superare l’anno) che comporta anche uno stato depressivo, ma non si sa bene se primitivo o secondario al fatto che uno si sente stanco morto in tutte le ore della giornata. Poi, ci possono essere altre complicanze molto gravi.

Mononucleosi: quali possono essere le complicanze?

Prima fra tutte, la rottura della milza che avviene in un caso su mille e che può essere molto pericolosa, se non immediatamente diagnosticata perché provoca gravi emorragie interne. Tra le altre complicanze, troviamo la cardite (l’infiammazione del cuore); l’encefalite; la meningite; la paralisi di Bell (la paralisi facciale, di solito monolaterale); la sindrome di Guillain-Barre.

Quali sono le cause legate all’insorgenza della mononucleosi?

Non è una malattia molto contagiosa, tant’è vero che non è necessario l’isolamento, però occorre adottare delle stringenti norme igieniche.

Mononucleosi: quali possono essere le modalità di contagio?

Oltre al bacio profondo, tutte quelle che consentono la trasmissione dei virus per via erogena, cioè le goccioline di saliva emesse con lo starnuto, con la tosse, le stoviglie contaminate. Ricordiamo che il virus rimane sugli oggetti finché sono umidi, per cui può durare anche parecchie ore. Nei bambini, una modalità frequente di trasmissione è il giocattolo messo in bocca e poi passato ad un altro bambino. Il classico passaggio da una bocca all’altra, come fanno spesso i più piccini. E’ difficile che il bacio superficiale porti alla malattia, in quanto deve esserci uno scambio di saliva. Ad esempio, il passaggio di una sigaretta da un individuo all’altro non ha significato per il contagio, mentre un bicchiere non lavato può contagiare.

Mononucleosi: come prevenirla?

Abbiamo detto che non è necessaria una separazione sociale del paziente dal resto della popolazione, però delle norme igieniche adeguate sono sicuramente necessarie. E’ molto importante la pulizia delle stoviglie.

Cosa succede se il paziente non è consapevole di avere la mononucleosi?

Il problema è quello. Prima di tutto, anche se il paziente è consapevole di avere la mononucleosi, è infettivo prima che compaiano i sintomi, perché l’incubazione è piuttosto lunga e può arrivare fino a sei settimane. Durante queste settimane, il paziente è infetto e rimane infetto anche dopo che sono scomparsi i sintomi. Per almeno sei mesi, nella saliva dei pazienti si trova ancora il virus, per cui è più facile separare un paziente intanto che ha i sintomi ed è molto più difficile in fase asintomatica. Il periodo di incubazione è di sei settimane, poi ci sono massimo tre settimane di sintomi acuti, questi sintomi poi scompaiono, eccetto la stanchezza, e poi dura per parecchie settimane, soprattutto nei pazienti di età avanzata. In questo periodo, il paziente è infettivo perché il virus si trova nella saliva fino a sei mesi dopo.

Il virus rimane latente nell’organismo per tutta la vita con delle possibili riaccensioni che molto spesso non sono sintomatiche. Tu riprendi ad eliminare il virus, ritorni infettivo, ma non hai i sintomi della malattia. Raramente, questi sintomi possono ripresentarsi come se il paziente avesse una seconda volta la mononucleosi. In realtà, è sempre quella originaria che si risveglia.

In cosa consiste la diagnosi?

La diagnosi è clinica, nel senso che nessun sintomo è patognomonico, però mettendo insieme tutti questi sintomi, il complesso sintomatologico è molto caratteristico, ragion per cui la diagnosi è quasi sempre clinica. Nei casi dubbi o nei casi in cui la sintomatologia è molto lieve e non può far pensare direttamente alla malattia, si può valutare la sierologia, cioè lo stato degli anticorpi contro il virus. Qui, il discorso si fa un po’ più complesso perché esistono più tipi di antigene presi in considerazione, quindi più anticorpi.

Quali sono gli anticorpi più utilizzati?

Quelli più comunemente usati sono i cosiddetti VCA (Viral Capside Antigens) che è l’anticorpo contro la capside virale. Ne esistono due classi. C’è l’Igm, cioè le immunoglobuline m che sono quelle che iniziano immediatamente con l’infezione, raggiungono un picco per qualche settimana e poi decadono rapidamente fino a scomparire. Poi, ci sono altri anticorpi contro  la capside virale che sono le IgG, cioè le immunoglobuline che inizialmente non sono presenti, ma compaiono dopo qualche settimana (2-3 settimane); arrivano fino ad un picco a distanza di un paio di mesi e poi rimangono a livello più basso per tutta la vita.

Poi, esiste un secondo tipo di antigene che è l’antigene precoce. Ci sono anticorpi contro l’antigene precoce che sono presenti all’inizio; dopo due o tre mesi scompaiono e non si ritrovano più in circolo.

Infine, c’è il terzo gruppo di antigene e di anticorpi, che è l’Ebna, cioè l’antigene nucleare virale, che non è presente per i primi due o tre mesi, sale rapidamente, raggiunge il picco verso i quattro mesi e poi rimane a livello più basso per tutta la vita.

Dalla combinazione della presenza di un tipo o dell’altro di anticorpi si capisce in che fase è il paziente. Se il paziente è suscettibile all’infezione, in questo caso, non ha gli anticorpi IgG (immunoglobuline della capisde virale) vuol dire che non è mai venuto a contatto col virus, altrimenti avrebbe sviluppato questi anticorpi che gli sarebbero durati per tutta la vita. Il fatto che non abbia anticorpi vuol dire che non è venuto a contatto con il virus e, potenzialmente, può essere infettato.

Poi, c’è il paziente che è malato in quel momento, il quale avrà le immunoglobuline m, le Igm presenti ed elevate, mentre non sono ancora presenti le immunoglobuline IgG che sono quelle della guarigione.

Infine, c’è il paziente che è stato malato ed in cui sono presenti le immunoglobuline contro il capside in quantità più o meno elevata, in assenza degli anticorpi precoci che sono le immunoglobuline m. In questo caso, vuol dire che ha avuto la malattia, non si sa se molto tempo prima o solo pochi giorni prima. Se gli anticorpi, le immunoglobuline, l’IgG anticapside sono particolarmente elevati è molto probabile che la malattia sia stata recente; se sono più basse, è probabile che la malattia sia comparsa in precedenza.

Quali sono i valori alterati nelle analisi del sangue?

Queste valutazioni delle immunità sono le più importanti. Poi, ci può essere, una depressione nel numero dei globuli bianchi, una diminuzione delle piastrine e dei globuli rossi.

Mononucleosi: esistono dei trattamenti specifici?

Non c’è alcun trattamento specifico, ma ci sono dei trattamenti sintomatici, che sono gli antinfiammatori, i quali diminuiscono la portata dei sintomi. E’ molto importante il riposo: questo è veramente un caposaldo della terapia. Il paziente deve fare un’attività lavorativa adeguata alla sua condizione. Non deve fare cose che non si sente di fare e questo vale soprattutto per l’attività sportiva. Finché non è guarito, il paziente deve astenersi dal praticare l’attività sportiva. Per qualche mese, deve evitare gli sport di contatto, appunto per il fatto che si può verificare la rottura della milza, provocando conseguenze estremamente gravi.

Mononucleosi: esiste il vaccino?

No, non esiste un vaccino per la mononucleosi.

Mononucleosi: miti da sfatare?

Alcuni credono che la mononucleosi sia una malattia legata soltanto all’adolescenza, ma questo non è vero, perché è altrettanto presente nei bambini, solo che nei bambini, molto spesso, è asintomatica e compaiono solo i sintomi di un banale raffreddore. Negli adulti, è più pesante dal punto di vista clinico, per cui è più semplice la diagnosi.

Altre informazioni utili sulla mononucleosi?

La mononucleosi contratta in gravidanza non è rischiosa per il feto. Non è come il citomegalovirus che può provocare gravissimi problemi. Visto che i sintomi della mononucleosi possono essere simili a quelli dell’infezione del citomegalovirus, è opportuno che venga fatta chiarezza estrema sulla diagnosi ed essere sicuri che si tratta di una mononucleosi.

Poi, secondo molti, esiste un rischio leggermente aumentato di linfoma in pazienti che hanno avuto la mononucleosi; anche questo però è un dato difficile da valutare, in quanto il 95% della popolazione  adulta ha presenza di anticorpi contro il virus, per cui sembra che ci sia un piccolo effetto tale da non creare solerti problemi.

Chi è il pediatra?

Dopo aver analizzato la mononucleosi nell’intervista al dr. Longhi, ora ti spiegherò chi è il pediatra di libera scelta, fino a che età del bambino è competente e, infine, quando è possibile revocarlo.

Per curare il tuo bambino dovrai rivolgerti al pediatra di libera scelta. Chi è? Al pari del medico di base, il pediatra è una figura di riferimento per le famiglie ed ha il compito di occuparsi della cura, della prevenzione e della riabilitazione dei bambini e dei ragazzi con un’età compresa tra 0 e 13 anni.

La scelta del pediatra è obbligatoria per tutti i bambini fino ai sei anni. In seguito, i genitori possono decidere di proseguire il rapporto con il pediatra fino a quando il bambino non ha compiuto quattordici anni oppure può affidarlo direttamente al medico di famiglia. Nel momento in cui il minore raggiunge il quattordicesimo anno d’età, passa automaticamente in cura al medico di famiglia. Tuttavia, in presenza di patologie croniche o di disabilità documentate, la scelta del pediatra può essere prolungata anche fino ai 16 anni.

Come cambiare pediatra?

Non occorre una revoca formale del pediatra prescelto per l’assistenza del bambino nel momento in cui quest’ultimo compie 14 anni. Infatti, già a partire dal 14° anno d’età, il minore passa in cura al medico di famiglia in automatico.

Qualora volessi cambiare il pediatra prima di questo frangente di tempo, poiché lo specialista scelto in precedenza non risulta più idoneo o non è in grado di venire incontro alle tue esigenze, dovrai:

  • recarti presso l’Asl di residenza; l’ufficio competente è quello “scelta e revoca”;
  • presentare un’autocertificazione di residenza;
  • presentare il codice fiscale e la carta regionale dei servizi (ex tessera sanitaria).

Potrebbe esserti richiesto di motivare la scelta e, in tal caso, potrai fornire una motivazione non specifica come “mutata preferenza”.


note

Autore immagine: 123rf com.


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